Solidarietà vs. responsabilità individuale: siamo noi gli stupidi!

Dic 13 • L'opinione, Prima Pagina • 175 Views • Commenti disabilitati su Solidarietà vs. responsabilità individuale: siamo noi gli stupidi!

Patanegra

Porcherie

Chi, per causa propria, dopo il pensionamento si trova in una scomoda posizione per un’insufficiente previdenza sociale, non dovrebbe essere anche premiato per questo.  

Chiara situazione di partenza

La situazione di partenza è chiara: dopo il pensionamento, quando non lavoriamo più e non riceviamo quindi più alcun salario, finanziamo il nostro sostentamento con tre fonti di reddito, ossia l’AVS (1° pilastro), il capitale da noi versato nel fondo della cassa pensione (2° pilastro) e la nostra previdenza privata, ossia i nostri risparmi (3° pilastro). Il noto principio dei tre pilastri.

Nell’AVS abbiamo versato obbligatoriamente durante tutta la nostra vita lavorativa tramite i prelievi salariali. Lo stesso vale perlopiù anche per la cassa pensione. Gli importi sono stati prelevati direttamente dal salario. Inoltre, abbiamo magari migliorato la nostra previdenza vecchiaia con dei versamenti volontari supplementari o stipulando un 3° pilastro A o B. Infine, abbiamo risparmiato durante la nostra vita, al fine di avere da vecchi sufficiente denaro da parte.

Sufficiente previdenza-vecchiaia rinunciando al consumo? Questo principio è totalmente superato

Per assicurare il capitale di vecchiaia, non abbiamo solo versato molto, bensì abbiamo anche dovuto rinunciare a molte cose. Abbiamo preferito mettere da parte il nostro gruzzolo duramente guadagnato, invece di spenderlo per cose sì molto piacevoli, ma non indispensabili. Ciò, per non trovarci da vecchi in situazioni difficili, finendo a carico della comunità.

Questo concetto si sta rivelando sempre più sbagliato. Chi agisce così, oggi è considerato lo stupido. Perché l’equilibrio fra solidarietà e responsabilità individuale sta diventando sempre più critico. Eccone i motivi:

L’AVS (1° pilastro) è sacrosanta, ma si trova notoriamente in una crisi, tanto che presto non sapremo più come finanziarla (anche per motivi puramente demografici). Essa è straordinariamente sociale, perché tutti pagano percentualmente sul proprio reddito (chi più guadagna paga molto più di chi guadagna meno), ma tutti percepiscono la stessa rendita.

Un grave errore sistemico

Ora, oltre all’AVS, anche il 2° pilastro è sotto pressione perché, a partire dal 2021, le prestazioni complementari (PC) saranno estese. Lo Stato paga le PC, quando la rendita-vecchiaia non è sufficiente a coprire il minimo vitale. Ma chi deve ricevere queste prestazioni? Come la NZZ am Sonntag (edizione dell’1.12.2019) ha calcolato sulla base di un caso esemplare, la riceve perfino una coppia che guadagna insieme 85’000 e 44’000 CHF l’anno e che per molti anni ha effettuato i suoi versamenti nella sua cassa pensione. Perché, dedotte le imposte, le rimane un reddito di CHF 5’127.-, mentre il minimo vitale garantito con le PC nel pensionamento ammonta a CHF 5’187.- mensili. Perfino se non avessero risparmiato nulla per la cassa pensione, arriverebbero a questo importo, considerando le attuali norme che garantiscono ai fruitori di PC delle riduzioni dell’affitto, la ripresa dei premi di cassa malati e dei costi per cure mediche e dentistiche, canoni radio/TV, eccetera. Inoltre, le PC sono esenti da imposte. Conclusione della NZZ am Sonntag: anche chi non ha mai lavorato, grazie alle PC, riceve una volta in pensione la stessa rendita di chi aveva uno stipendio annuale di CHF 80’000.-. Non è perciò sbagliato parlare di un grave errore sistemico, perché in gioco c’è anche la responsabilità individuale.

Ancora peggio se si aggiunge il 3° pilastro (previdenza privata, ossia i risparmi)

Perché si dovrebbe ancora risparmiare (per la vecchiaia), quando gli interessi sono pari a zero (talvolta addirittura negativi) e lo Stato si prende cura di te meglio che di chi ha risparmiato e rinunciato al consumo? Lavoro e rinuncia al consumo non solo non vengono ricompensati, bensì addirittura penalizzati.

A chi invece si gode al massimo la vita e spende il suo denaro a piene mani – invece di risparmiarlo – per tutti i suoi sfizi (ferie all’estero, belle automobili, abiti eleganti, inutili cellulari e molti altri costosi lussi), trovandosi già a metà mese finanziariamente a terra, non solo si pagano i premi della cassa malati e gli si condonano le imposte, ma adesso gli si assicura anche una confortevole pensione. Chi oggigiorno risparmia ancora, è veramente lo stupido. Paga caro per tutti coloro che la prendono molto più alla leggera!

Solidarietà vs. responsabilità individuale, risp. „Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso“

La nostra solidarietà nei confronti dei più bisognosi risale al nobile principio elvetico del 1291: uno per tutti, tutti per uno. Ma questo principio presupponeva implicitamente sempre una reciprocità, esigendo in primo luogo la responsabilità individuale del bisognoso che doveva innanzitutto fare lui stesso tutto il necessario per non cadere nel bisogno. Solo nel caso qualcuno cadesse in povertà senza colpa propria (incidenti, gravi danni naturali, eccetera) valeva la solidarietà, altrimenti prevaleva il principio “Chi è causa del suo mal, pianga sé stesso”.

Personalmente, condivido pienamente questo principio di solidarietà di vecchio stampo. Chi cade in difficoltà senza propria colpa, deve essere aiutato. Ma sono dell’opinione che, oggigiorno, ci sia troppa gente che vive unicamente secondo un’interpretazione unilaterale del principio “tutti per uno” (ossia tutti gli altri per me”. E purtroppo, il nostro Stato sempre più segnato dalla sinistra, dà sempre più ragione alla sfilza di parassiti che sfruttano senza vergogna il nostro sistema.

Dando acriticamente maggior peso sulla bilancia al fattore solidarietà, senza praticamente darne alcuno al fattore responsabilità individuale, la Berna federale rischia il collasso del nostro sistema sociale. Una solidarietà imposta dallo Stato e spinta all’eccesso distrugge la logica solidale.

Penso sul serio tutto ciò perché, se si considera la solidarietà di lusso che viene estesa oggi generosamente a tutti gli stranieri, migranti e «rifugiati» (fattore che, di proposito, ho tralasciato), c’è da essere angosciati circa il futuro del nostro paese.

 

Comments are closed.

« »