«Schmutzli»** pugnalato

Dic 13 • Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 214 Views • Commenti disabilitati su «Schmutzli»** pugnalato

**(Nel folclore svizzero tedesco, Schmutzli è l’aiutante di San Nicolao che minaccia con una frusta i bambini cattivi. NdT)

Dalla Weltwoche del 5 dicembre 2019 l’editoriale di Roger Köppel

 

 

Significato per la Svizzera dell’attentato nel corso di un corteo di San Nicolao a Rickenbach (LU).

Che cosa sta succedendo alla Svizzera? Prima delle vacanze estive, un giovane Siriano proveniente da una famiglia di rifugiati, a beneficio in Svizzera di una protezione speciale e di tutto l’aiuto sociale possibile, picchia e manda all’ospedale la sua insegnante di 63 anni, vicina al pensionamento. L’insegnante aveva tentato di impedire all’allievo di minacciare con un pugnale le ragazze nel cortile della scuola.

Un evento terribile avvenuto a Rickenbach (LU) è appena stato reso pubblico. Sabato scorso, durante il tradizionale corteo di San Nicolao, un Albanese di quindici anni ha accoltellato alla schiena uno «Schmutzli» nel cortile della scuola secondaria. La grave ferita ha in seguito dovuto essere suturata all’ospedale. Secondo i media, l’Albanese avrebbe dapprima provocato verbalmente lo «Schmutzli». Quest’ultimo si sarebbe allora avvicinato con la sua frusta all’Albanese, il quale gli avrebbe sferrato un colpo di coltello. Il pestaggio di un’insegnante svizzera da parte di un giovane islamista, come è in seguito risultato essere, è stato odioso. L’accoltellamento di «Schmutzli» ha colpito, oltre alla vittima – un ragazzo di 17 anni – una delle più belle tradizioni svizzere rivolta ai bambini e alle famiglie. San Nicolao e il suo sinistro assistente incarnano la magia del periodo natalizio. Sono due figure emblematiche della cultura cristiana tradizionale, vittime qui di una vile aggressione.

I casi di Möriken e di Rickenbach sono dei segnali d’allarme. Costituiscono un’evoluzione inquietante. L’Islam si sta diffondendo apparentemente con più audacia e violenza in Svizzera? Bisogna affrontare la questione. I loro autori non erano né protestanti né buddisti disinibiti. Erano musulmani, avanguardie militanti dell’inaccettabile che si sta banalizzando. Si può poi aggiungere quanto successo in una scuola di Wil. Per rispetto verso i musulmani, vi si è recentemente vietato qualche canto natalizio cristiano. L’Islam si sta propagando, la Svizzera sta retrocedendo.

Già sin d’ora si stanno sentendo voci tranquillizzanti e pronte a minimizzare i fatti. A Rickenbach, lo «Schmutzli» avrebbe probabilmente esagerato un po’. Il colpevole si è lamentato a dei microfoni compiacenti, di essere stato toccato dal grosso manico della frusta e di essersi difeso – con un coltello. Simili affermazioni le si sentono anche da Möriken. Il brutale assalitore che ha rotto la mascella alla sua insegnante, ha tentato di farsi passare per una vittima  dell’accanimento morale di quest’ultima. Il male diventa bene, il bene diventa male. A furia di volere il bene, la gente ben intenzionata non vede più la realtà.

La Svizzera deve difendersi. L’espansione islamica insolente colpisce una società che ha degli scrupoli a sostenere la propria identità. Nel più antico Stato di diritto d’Europa, si sta diffondendo una cultura maschilista arcaica, basata sulla legge del più forte e su una concezione aggressiva dell’onore. Quando delle insegnanti in età di pensionamento e degli «Schmutzli» del periodo natalizio diventano bersagli di brutalità, bisogna occuparsi della diffusione in Svizzera di qualcosa che mette fondamentalmente in causa il nostro modo di vivere.

Tutto ciò non viene dal nulla. Möriken, Wil o Rickenbach sono gli effetti tardivi di un’errata politica d’immigrazione. Da notare che il popolo, a dire il vero, non è mai stato consultato. È semplicemente successo. Le autorità hanno lasciato entrare una marea di stranieri in Svizzera, fra cui molti musulmani e Albanesi che fanno venire le loro famiglie fin dagli anni ’90. Il popolo svizzero non lo voleva. Ma le élite hanno trascurato il suo dissenso, tacciandolo di irrilevante e stupido. Anche le votazioni popolari sono state ignorate. Senza l’ampio sostegno, soprattutto da parte dei media pubblici, questa politica migratoria non avrebbe potuto essere imposta contro la volontà del popolo.

Sinistra e Verdi sono i primi a predicare la gloria delle società multiculturali. Hanno complici anche negli ambienti borghesi, fra cui al primo posto il consigliere nazionale solettese PLR Kurt Fluri, difensore fra i più eloquenti dell’immigrazione, che sfida, se necessario, anche la Costituzione federale. Questi politici e i loro elettori sono responsabili degli attacchi perpetrati oggi contro degli «Schmutzli» in Svizzera, dei pestaggi di insegnanti da parte di giovani islamisti e del divieto dei canti natalizi per deferenza verso i musulmani.

Il politologo americano Samuel Huntington ha anticipato, più di vent’anni fa, ciò che sta succedendo a livello molecolare nelle nostre scuole, nel suo bestseller «Lo choc delle civiltà». Il suo libro ha fatto scandalo. È apparso in un periodo di illusioni euforiche sulla fine della storia e l’apparizione ipotetica dell’idea di pace eterna. Osservando freddamente le cose, questo ricercatore è rimasto sulle sue posizioni. Ha visto una nuova onda di conflitti abbattersi sul mondo, non ideologici ed economici come durante la guerra fredda, ma culturali nei quali delle civiltà, dei sistemi di valori differenti entrano in collisione. Huntington aveva un consiglio semplice per l’Occidente: la sua sopravvivenza sarebbe dipesa dalla capacità dei paesi occidentali di «rafforzare la loro identità occidentale».

Huntington faceva appello a una stretta collaborazione. I paesi occidentali dovevano accordarsi «per rinnovare la loro cultura e per proteggersi dalla sfida delle società non occidentali». Era particolarmente preoccupato del «declino delle famiglie, dell’etica del lavoro e dell’educazione». Il benessere futuro dell’Occidente, «come pure la sua influenza sulle altre società dipendono in grande misura dalla sua capacità di gestire queste tendenze sulle quali si fonda, naturalmente, la pretesa di superiorità morale dei musulmani e degli Asiatici».

La Svizzera, paese multiculturale e multiconfessionale da sempre, fa probabilmente fatica a mobilitare il suo «modello culturale» contro i migranti e i musulmani. È perciò ancora più importante avere una ragionevole politica d’immigrazione misurata. Chiunque voglia la libertà al suo interno, deve essere più rigoroso alle frontiere.

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