Ristorni: il Governo combatte la battaglia sbagliata
Perché il Consiglio di Stato blocca i ristorni per una tassa italiana che non esiste ancora? La risposta è paradossale: per contrastare una misura che, se mai entrasse in vigore, ridurrebbe il vantaggio competitivo dei vecchi frontalieri. Il governo blocca dunque i ristorni per protestare contro una tassa che potrebbe favorire i lavoratori ticinesi residenti.
È un abbaglio strategico clamoroso. La tassa italiana sulla salute colpirebbe esclusivamente i vecchi frontalieri, aumentando il loro carico finanziario e riducendo la loro possibilità di accettare salari inferiori rispetto ai residenti. Per chi vive, lavora e paga le imposte in Ticino, questo potrebbe rappresentare un riequilibrio. Ma il governo – che preferisce i titoli nei giornali alla serietà istituzionale – lo combatte come se fosse una minaccia.
C’è di più. Per Berna questa è una tassa italiana. Tocca quindi alle autorità italiane decidere se applicarla o no. Non è bloccando i ristorni che il Ticino può decidere al posto dell’Italia. Anche per questo usare i ristorni come arma di pressione è giuridicamente fragile e politicamente sbagliato.
Il vero problema non è una tassa ipotetica. È un mercato del lavoro squilibrato, nel quale chi vive in Ticino subisce una pressione salariale permanente. Su questo il governo non ha né strategia, né visione e, di conseguenza, costruisce uno scontro simbolico, dannoso per la credibilità del Ticino a Berna, dove invece servono proposte serie.
L’obiettivo cui il governo pare mirare – una prova di forza – non viene raggiunto, ma emerge più come un tentativo di coprire l’assenza di una vera politica cantonale sul mercato del lavoro. Dopo mesi di proclami e di linee dure sbandierate, in particolare dal direttore del DFE Christian Vitta, ci si ritrova con una trattenuta parziale e cautelativa: non una strategia, ma una pezza politica.
L’UDC non ci sta. Il Ticino non deve usare i ristorni per proteggere il vantaggio salariale dei vecchi frontalieri. Deve usare ogni leva a disposizione per chi vive, lavora, paga le imposte e sostiene davvero questo cantone.
La nostra priorità è una sola: meno dumping, più rispetto per i lavoratori residenti, più forza per il Ticino, una politica del frontalierato finalmente al servizio dei Ticinesi.
Basta con i gesti teatrali. Al Ticino serve una strategia. E l’UDC è pronta a portarla avanti, in Ticino e a Berna. Questo non è governare. È improvvisare.
UDC Ticino
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