RescEU”, il nuovo meccanismo di protezione civile dell’Unione europea.

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Ho terminato oggi 17 febbraio 2019 di raccogliere le notizie che seguono. Il 17 febbraio del 1867 anticipando l’inaugurazione ufficiale, una prima nave attraversa il canale di Suez.

Dr. Francesco Mendolia

L’ha approvato il Parlamento europeo oggi e dovrebbe entrare in azione entro la prossima stagione estiva.

I deputati del Parlamento europeo hanno approvato una proposta per rafforzare la protezione civile dell’Unione europea, cioè quel meccanismo che in caso di grave catastrofe – naturale o causata dall’uomo, come incendi boschivi o inondazioni – permette agli Stati di chiedere l’aiuto degli altri paesi membri. Il meccanismo di protezione civile funzionava prima su base volontaria, e quindi era fortemente limitato, soprattutto quando più catastrofi si verificavano contemporaneamente in più paesi membri. Omissis. Con la nuova legislazione, voluta anche dalla Commissione europea e concordata con il Consiglio a dicembre, è stato istituito un nuovo meccanismo chiamato “RescEU” che permetterà all’Unione di rispondere con maggiore efficacia alle catastrofi e, soprattutto, migliorerà le attività di prevenzione. “RescEU” metterà a disposizione dei paesi mezzi aerei come i Canadair per combattere gli incendi boschivi, unità di pompaggio ad alta capacità, ospedali da campo e squadre mediche di emergenza per aiutare le popolazioni locali. Il meccanismo è pensato soprattutto per aiutare quegli Stati che da soli non riescono a rispondere in modo efficace alle emergenze sul loro territorio. Le risorse europee saranno aggiunte a quelle dei paesi nazionali, e non sostituite.

(Il Post 12 febbraio 2019)

Albania, bagarre in parlamento. Un membro dell’opposizione lancia inchiostro sul volto del primo ministro Edi Rama.

Giovedì, mentre Edi Rama stava rimproverando il leader dell’opposizione Lulzim Basha, che ha accusato il primo ministro di corruzione, un membro del partito di Basha, Edi Paloka, si è avvicinato al seggio del premier e ha lanciato inchiostro in faccia a Rama. Secondo quanto riferito, Paloka è stato sospeso per 10 giorni dal parlamento. L’opposizione di centrodestra guidata da Lulzim Basha sta manifestando contro il premier socialista Edi Rama: “Vogliamo un governo transitorio che prepari elezioni anticipate che siano libere e in rispetto degli standard internazionali”. Due poliziotti feriti mentre quattro dimostranti hanno avuto problemi respiratori.

(di F. Q. | 16 Febbraio 2019, Il fatto quotidiano)

È tempo di preoccuparsi dell’economia tedesca.

Dopo avere resistito molto meglio di altri paesi alla crisi, ora deve fare i conti con minori esportazioni e consumi, scrive l’Economist. Omissis. Nel corso dell’ultimo anno, il prodotto interno lordo (PIL) della Germania è cresciuto dell’1,5 per cento, rispetto alla crescita del 2,2 per cento fatta registrare nel 2017. Secondo le previsioni della Commissione europea, nel 2019 il PIL tedesco crescerà dell’1,1 per cento, al di sotto della media europea dell’1,5 per cento. Nelle stime, la Germania è penultima, con l’Italia all’ultimo posto con appena lo 0,2 per cento di crescita e prospettive poco ottimistiche anche per gli anni seguenti. Omissis. Il problema più serio, scrive sempre l’Economist, sono le esportazioni. Quasi la metà del PIL della Germania è legato a ciò che il paese riesce a esportare, a fronte del 12 per cento del PIL per gli Stati Uniti o del 30 per cento del Regno Unito. La cosiddetta “guerra commerciale” tra governo statunitense e cinese, che potrebbe espandersi ad altri paesi e influire sull’economia europea, così come i rischi posti dall’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea (Brexit), potrebbero influire sulle esportazioni e, di conseguenza, sugli affari delle piccole e medie industrie tedesche. Omissis. Nonostante il tasso di disoccupazione molto basso e un aumento dei salari, nell’ultimo anno i consumi sono cresciuti più lentamente rispetto al 2016 e al 2017. Secondo gli analisti, i cittadini tedeschi stanno risparmiando perché hanno meno fiducia nell’economia e si aspettano che le cose cambino, con un suo imminente peggioramento. A ciò si aggiunge il progressivo invecchiamento della popolazione, che porta più persone a prepararsi per la pensione e quindi a risparmiare qualche soldo. Inoltre, la produzione industriale è diminuita negli ultimi mesi e ci si aspetta che continui a farlo almeno per la prima metà del 2019, considerato come sono andate le cose nella seconda metà del 2018.

(Il Post lunedì 11 febbraio 2019)

Gilet gialli, ministro francese: “Parlano di golpe militare? Commedia all’italiana”.

Il ministro dell’Interno francese Christophe Castaner reagisce alle dichiarazioni ‘off’ di uno dei leader dei ‘gilet gialli, Christophe Chalençon che, in un fuorionda a margine di un’intervista alla trasmissione Piazza Pulita, ha affermato: “Abbiamo dei paramilitari pronti a intervenire perché anche loro vogliono far cadere il governo. Oggi è tutto calmo ma siamo sull’orlo della guerra civile”. “Dunque, uno dei leader dei gilet gialli ci annuncia un colpo di stato militare… È una commedia all’italiana o solo un nuovo delirio personale?”

(di F. Q. | 15 Febbraio 2019 Il fatto quotidiano)

Spagna, la destra si compatta in piazza contro Sanchez: “No a dialogo con indipendentisti catalani. Subito elezioni”

 Pp, Ciudadanos e Vox portano a manifestare 45mila persone (200mila per gli organizzatori), chiedendo elezioni anticipate. Sotto accusa la proposta del presidente del consiglio di mediazione nella crisi catalana, a due giorni dal processo sui leader separatisti. Ma il governo socialista traballa anche sul bilancio

(di F. Q. | 11 Febbraio 2019 Il fatto quotidiano)

Tra Germania e USA lo scontro è frontale. Liti su Iran, nucleare, missili e pure sui dazi.

Berlino: Dialogo tra sordi fra Angela Merkel e Mike Pence. «Il regime iraniano punta apertamente a un altro Olocausto», ha esordito il vicepresidente degli Stati Uniti rivolto alla platea della Conferenza per la sicurezza di Monaco (Msc), uno dei principali forum internazionali sulle politiche della difesa. Nella capitale della Baviera, il numero due di Donald Trump ha sollecitato una volta ancora Francia, Germania e Gran Bretagna a denunciare l’accordo sul nucleare iraniano (Jcpoa) e ad allinearsi con gli Stati Uniti: «È giunto il momento per gli alleati europei di smettere di compromettere le sanzioni USA contro questo regime rivoluzionario e sanguinario». Nel 2015 Parigi, Londra, Berlino (l’E3), Mosca, Pechino e la Casa Bianca di Barack Obama avevano raggiunto un accordo con Teheran che sdoganava il programma nucleare civile degli ayatollah in cambio di controlli su quello militare da parte dell’Agenzia ONU per l’energia atomica. Al contrario del suo predecessore, Trump ha ritenuto l’accordo troppo debole per fermare le velleità da potenza atomica dell’Iran, un paese da decenni in rotta di collisione con gli USA e con i suoi alleati in Medio Oriente (su tutti, sauditi e israeliani).

Così gli Stati Uniti sono tornati alle sanzioni contro Teheran: da quell’orecchio, però, l’E3, non vuole sentire. «Aiuta davvero, uscire dall’unico accordo che esiste con l’Iran?», ha chiesto Merkel a Pence. La rotta di collisione era annunciata: a inizio mese l’E3 ha sviluppato un meccanismo finanziario (l’Instex) proprio per facilitare le transazioni con la Repubblica islamica bypassando le sanzioni a stelle e strisce. Omissis.

(Daniel Mosseri 17/02/2019 Il Giornale.it)

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