Combattere la sinistra progressista nel dibattito politico culturale? Un compito arduo

Feb 4 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 135 Views • Commenti disabilitati su Combattere la sinistra progressista nel dibattito politico culturale? Un compito arduo

Eros N. Mellini

Nel CdT dello scorso 7 gennaio, a titolo «La sinistra ha vinto – I post-marxisti hanno ottenuto il dominio nei dibattiti sociali. Come possono i borghesi contrastare tale dittatura dell’opinione?», l’avvocato Tito Tettamanti propone una lucidissima analisi della situazione in cui si trova il fronte borghese nel dibattito politico rispetto alla sinistra post-marxista.

«In sintesi: da un punto di vista della cultura politica, quasi tutti i partiti svizzeri e i loro attuali esponenti sono influenzati da una mentalità nata molto tempo fa e generata dalla sinistra progressista.», dice l’avvocato.

È un dato di fatto, nei suoi temi classici – socialità, lavoro, ecologia, istruzione, eccetera – la sinistra va a toccare l’enorme massa di persone che, in un campo o nell’altro, si ritiene emarginata, sfavorita o trattata ingiustamente. Basta navigare un attimo nei «social network» di Internet – ma anche leggere la stampa populista non allineata al «mainstream» – per rendersi conto delle dimensioni terrificanti di questa massa di scontenti. La sinistra cavalca questi temi proponendo soluzioni perennemente basate sul finanziamento di qualsiasi cosa, attingendo ai capitali che dovrebbero essere forniti dall’economia – dagli odiati «ricchi» – e non importa che la maggior parte di esse venga regolarmente (e fortunatamente) bocciata dal parlamento o dal popolo anzi, è anche meglio così o addirittura questo è l’obiettivo finale dell’operazione: cosa c’è di meglio che poter puntare il dito contro i «cattivi» – i partiti borghesi e l’economia – rei, con il loro egoismo, di impedire ai «buoni» della sinistra di fare il bene dei poveri ed emarginati? È così che si racimolano i voti per rafforzare il partito e farlo crescere nei parlamenti, illudendo la gente di poter mantenere delle promesse irrealizzabili, ma molto appetibili sulla carta.

Non lasciare alla sola sinistra dei temi importanti?

Nel ventennio abbondante in cui milito nell’UDC, a scadenze regolari – generalmente in occasione delle elezioni – qualcuno arriva con la proposta di occuparsi di più dei temi generalmente appannaggio della sinistra. Disoccupazione, ecologia, sanità, istruzione, eccetera – che, peraltro, non sono certamente ignorati dai partiti borghesi, sebbene trattati con la moderazione necessaria per poter fare qualche concreto passo in avanti – dovrebbero essere affrontati con più determinazione. Il problema non è di facile soluzione. Ci sono temi che per molti (troppi) anni sono stati tacitamente riconosciuti come «monopolio» della destra – stranieri, asilo, immigrazione – e altri della sinistra – socialità, integrazione, sistema sanitario, assistenza. La differenza basilare fra l’approccio a questi temi da parte dei due fronti è essenzialmente che, mentre la destra affronta i suoi temi per combatterne le derive arginandone le esagerazioni e gli abusi, con un occhio di riguardo per la popolazione e l’imprenditoria locali, la sinistra tratta i suoi accettando, quando non incoraggiando, abusi ed esagerazioni senza alcun riguardo per l’economia che tutto ciò è chiamata a finanziarlo. E siccome i benestanti – ossia i maggiori contribuenti – sono in netta minoranza rispetto ai meno abbienti, ecco che le sirene rossoverdi hanno buon gioco nell’attirarsi consensi facendo passare per proposte altamente benemerite quelle che,  alla luce del loro finanziamento da parte soltanto di una minoranza di contribuenti, di fatto trasformano un encomiabile proposito in un vero e proprio ladrocinio ai danni di chi paga le imposte.

Come suscitare interesse?

È chiaro che il maggiore o minore successo di un partito dipende direttamente dall’interesse che i suoi temi – e il suo modo di affrontarli – riescono a suscitare nella popolazione. Quasi tutti i temi sono importanti e meritevoli d’attenzione. La differenza sta nell’approccio. I temi cari alla destra – i già citati stranieri, asilo, immigrazione – procurano consensi denunciandone gli abusi e pretendendo a gran voce misure adeguate per arginarli. Meno forte è quindi la posizione della sinistra, volta a un’esagerata tolleranza, al buonismo, all’apologia di qualsiasi crimine di cui i «poveri emarginati» si macchino, ovviamente per colpa della destra cattiva e intollerante.

Là dove la sinistra guadagna punti di fronte all’elettorato maggioritario dei meno abbienti è invece sui suoi temi prediletti – socialità, disoccupazione, sanità, istruzione (naturalmente gratuita). Qui, il discorso populista sta nel promettere aiuti, contributi e sovvenzioni che farebbero ovviamente comodo a tutti, salvo a coloro che sono chiamati a finanziarli, ossia i contribuenti.

La moderazione non è di casa a sinistra

Una ragionevole ridistribuzione della ricchezza, in un regime democratico, è sacrosanta e accettata anche da coloro che la producono, ossia quell’economia che il popolino – astutamente manipolato dalla sinistra – tende a considerare un covo di ladri e sfruttatori. Fintanto che il contribuente sa che il suo denaro va a finanziare opere e istituzioni necessarie al buon andamento della società accetta, se non volentieri perlomeno come un male inevitabile, di pagare le imposte. Grazie a questo atteggiamento, la sinistra ha ottenuto negli anni notevoli conquiste: orari di lavoro accettabili, contratti collettivi, prestazioni sociali, istruzione pubblica di qualità, eccetera. Ma, si sa, l’appetito vien mangiando, e le rivendicazioni odierne della sinistra si fanno vieppiù esagerate, spesso miranti al superfluo piuttosto che al necessario.

Quale il giusto approccio?

Come detto, tutti i temi sono importanti. Ma qual è il giusto approccio? Come evitare passi falsi? Come ben dice l’avvocato Tettamanti, i post-marxisti hanno ottenuto il dominio nei dibattiti sociali. Temi come l’ecologia o il cambiamento climatico si sono infiltrati anche nella mente dei militanti dei partiti borghesi che – volenti o nolenti – stanno vieppiù sostenendo le tesi della sinistra. Come contrastare tale dittatura dell’opinione? Di ricette magiche, purtroppo, non ce ne sono. La mentalità trasversale è purtroppo rivolta unilateralmente verso sinistra. Mentre la maggior parte dei rossoverdi odia per principio qualsiasi cosa venga da destra, nei partiti borghesi anche quelli che odiano la sinistra le fanno l’occhiolino a seconda degli argomenti in ballo. E questo, a meno di un alquanto improbabile ravvedimento, farà sì che il prossimo futuro sia tutto a vantaggio dei post-marxisti che si ritrovano con quinte colonne in tutti gli altri partiti. A noi non resta che contrastarli per quanto possibile, proseguire coerentemente con una politica di ragionevole equilibrio, nell’attesa che dei dolorosi passi falsi della politica di sinistra facciano rinsavire gli elettori oggi «ondeggianti» fra una scarpa e l’altra. Ma temo non sia per domani.

 

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