Quel sottile filo fra democrazia e anarchia

Nov 12 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 14 Views • Commenti disabilitati su Quel sottile filo fra democrazia e anarchia

Eros N. Mellini

«È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.»

Mi è sempre piaciuta questa frase che Winston Churchill pronunciò in un suo discorso alla Camera dei comuni nel lontano 1947. In effetti, lascia intravvedere che anche in democrazia non sono tutte rose e fiori, anche se questi sono in maggioranza rispetto a quelli presenti nelle altre forme di governo. Una sorta di meno peggio, insomma.

Recentemente, mi è capitato di leggere nella NZZ un interessante articolo a firma Robert Nef: «La democrazia illimitata è una via verso la schiavitù in uno Stato di totale tutela e ridistribuzione», nel quale l’articolista mette in guardia da una democrazia assoluta e illimitata che, portata al parossismo, degenera facilmente nella prevaricazione e nella privazione della libertà di una minoranza, a scapito di cui una maggioranza mira a trarre il massimo beneficio dallo Stato.

Economicamente…

La base dello Stato sociale è un principio di ridistribuzione secondo il quale chi produce e guadagna deve devolvere parte dei suoi introiti a beneficio della comunità, quindi allo Stato che provvede ai bisogni della stessa. E, oltre a fornire strutture e servizi atti a consentire una agevole esistenza comune, lo Stato deve farsi carico anche dei meno abbienti assicurando loro tutto il necessario per una vita dignitosa. Ma quando la maggioranza dei beneficiari dello Stato si fa vieppiù ingorda e pretende di aumentare costantemente il salasso fiscale della minoranza, al fine di aggiungere al necessario anche il superfluo – di cui quest’ultima gode in virtù della sua produttività – qualche dubbio sulla perfezione del meccanismo democratico è più che lecito. In mancanza di una ragionevolezza che auto-limiti i poteri della maggioranza, non si può che dare ragione a Nef. La conseguenza più logica è quella di un esodo dei buoni contribuenti verso altri lidi meno esosi, il che trasforma l’esercizio in un circolo vizioso: meno contribuenti, più tasse per quelli che rimangono… il tutto per l’interesse di chi le tasse non è in grado di pagarle o le paga solo in minima parte.

Dice Nef: «A prima vista, è impossibile collegare il principio della maggioranza a una garanzia permanente di libertà per tutti. Dopotutto, ogni democrazia illimitata tende verso una democrazia sociale obbligatoriamente ridistributiva e verso una crescente politicizzazione, statalizzazione e centralizzazione di tutte le sfere della vita. Chi vuole proteggere la libertà da una progressiva nazionalizzazione o addirittura dalla sua abolizione, deve essere pronto a limitare il principio della democrazia senza abolirlo.» È ovviamente un esercizio pericoloso, perché la tendenza alla prevaricazione è presente su tutti i fronti. E che si permetta alla maggioranza di attentare alla libertà della minoranza o che si permetta a quest’ultima di prevaricare il volere della prima, in entrambi i casi si sfocia in una dittatura, la prima mascherata da democrazia, la seconda no.

… ma anche socialmente

Nef scrive solo dal lato economico, ma l’errato concetto di democrazia è diffuso anche in ambito politico e sociale. Solo che il principio è invertito: qui è una minoranza a imporre il suo volere alla maggioranza. La libertà assoluta di fare tutto ciò che si vuole in nome di una democrazia male interpretata, conduce fatalmente all’abuso. In nome della libertà d’espressione, si tollerano oggi dei comportamenti che vanno ben al di là di quanto si intenderebbe ragionevolmente con questo concetto. Proteste in piazza che, se fossero pacifiche e civili sarebbero anche legittime e non disturberebbero nessuno, degenerano ormai il più delle volte in atti di vandalismo e scontri con le forze di polizia chiamate a difendere l’ordine pubblico (vedi manifestazioni anti-Covid a Berna o dei «molinari» e loro sostenitori a Lugano. Questa non è democrazia, è anarchia bella e buona!

Autorità imbelli

Le autorità – che, non dimentichiamolo, sono costituite da politici che vogliono essere rieletti e quindi temono di alienarsi una seppur ridotta fascia di elettori – sono ormai diventate succubi degli umori della piazza, al punto che nei media si legge di manifestazioni «non autorizzate, ma tollerate». Tollerate da chi e perché? Se ritenete legittima e rispettosa dell’ordine pubblico la manifestazione, l’autorizzate. Ma se, al contrario, la ritenete illegittima e suscettibile di disturbare l’ordine pubblico, allora non solo non l’autorizzate, ma la reprimete anche con la dovuta forza, altro che «tollerarla»!

La democrazia degenera in anarchia

Il filo fra democrazia e anarchia è molto sottile. E quando si permette a un’infima minoranza di prevaricare l’ordine costituito, voluto e aggiornato nei secoli in base al principio della maggioranza, non si fa più un favore alla democrazia, bensì si legittima l’anarchia. Quale la soluzione?

Una dittatura «illuminata»?

Sarebbe una possibilità. Il problema non sta tanto nella dittatura (al di là dell’innato moto di ribellione che suscita questa parola), ma nella sua «illuminazione». Io non avrei nulla contro un’Autorità assoluta che imponesse tasse moderate e solo regole ragionevoli, facendole coerentemente rispettare anche con qualche sberla bene assestata. Ci sono state nella storia delle dittature illuminate benefiche (per i cittadini, naturalmente, non per i popoli conquistati): Ottaviano Augusto o Carlomagno, per esempio. Il problema fu che, alla loro morte, la dittatura continuò, però si spense la luce e quindi il regime tornò a essere nefasto. E quindi, vista la fallibilità dell’essere umano, l’ipotesi va scartata.

Lo Stato di diritto, ma con qualche riserva

Si torna quindi alla frase di Churchill con cui ho dato inizio a questo articolo. Lo Stato di diritto – sinonimo di democrazia – mantiene tutta la sua validità. Ma deve essere applicato con rigore, non interpretato a seconda degli umori della piazza e dei timori della politica. Altrimenti, sempre più l’anarchia prenderà il posto della democrazia, con tutti gli abusi che ne conseguono. In materia fiscale come politica e sociale.

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