Quando generosità fa rima con ottusità

Gen 21 • L'opinione, Prima Pagina • 164 Views • Commenti disabilitati su Quando generosità fa rima con ottusità

Interessante, lucido e oggettivo, l’articolo firmato dalla Consigliera nazionale Martina Bircher, pubblicato sul Paese nel primo numero dell’anno di disgrazia 2022.

La Svizzera, e coloro che la governano, Consiglio federale in primis, spendono e spandono, come risaputo, miliardi come se fossero bruscolini. In proposito nessuno avrebbe niente da obiettare, ma se poi a dover tirare la cinghia e pagare anche l’aria che si respira in questo paese di cuccagna  tocca agli Svizzeri, cotanta generosità comincia seriamente a dare fastidio.

Tasse e balzelli a non finire, sussidi come se piovesse per foraggiare chi sappiamo: un numero sempre in crescendo di richiedenti l’asilo, senza contare coloro che si dirigeranno verso i nostri confini, scappati da ogni dove e approdati clandestinamente sulle coste italiane. Gli sbarchi proseguono quotidianamente con la complicità dell’UE e con i ringraziamenti delle ONG che, furbescamente, traghettano migliaia di disperati, o pseudo tali, ogni giorno, facendosi gli attributi d’oro.

Ma ci sono altri a guadagnarci, succede anche  da noi, siatene certi. Con la scusa dell’accoglienza, c’è chi si gonfia il portafoglio a dismisura, mentre a dover subire l’invasione tocca, come sempre, alla popolazione, ai contribuenti spremuti come limoni, così da poter permettere di usare il capiente annaffiatoio in favore di questi clandestini – poiché tali sono – e che comunque hanno la ferma  intenzione di sistemarsi dove più conviene. La Svizzera, nota per la sua prodigalità, è meta ambita, perché Elvezia è generosa soprattutto con coloro che arrivano da lontano, per i propri figli invece ha i braccini assai corti!

La politica d’asilo è diventata un affare gestito da falsi buonisti politicamente corretti.  Dietro cotanta solidarietà ci sono interessi e attività redditizie. La «azienda» dell’accoglienza,  è notoriamente monopolio di certe aree politiche che pensano di poterne trarre vantaggi.

Le naturalizzazioni, che qualcuno vorrebbe fossero agevolate a favore di gente assolutamente non integrata e quindi priva dei necessari requisiti per ottenerle, nascondono un preciso scopo: i voti di scambio. Insomma, il classico «do ut des». Se poi si concedesse anche lo ius soli,  sai che successo per certi partiti! Questa è ipocrisia! Il fatto è che ci sta costando un occhio della testa, perché a beneficiarne è un’altissima percentuale di stranieri, provenienti da paesi di culture diverse, difficilmente assimilabili da noi.

Evviva l’integrazione! In quanto a lavorare, figuriamoci! E allora vai con l’assistenza a tutto spiano. In Svizzera, i richiedenti l’asilo percepiscono a titolo di assistenza sociale – come riportato in un bollettino di Amnesty risalente al 2012 – circa mille franchi al mese. Ora siamo nel 2022 e quindi le cifre sono sicuramente aumentate. Oltre a ciò, vanno conteggiate le spese per le assicurazioni malattia, l’alloggio, l’abbonamento ai trasporti pubblici, l’assistenza psicologica e giuridica, il vestiario e altre regalie a carico ovviamente dei contribuenti svizzeri!

Tutto dovuto, tutto gratuito! Guai a dissentire: quando accade apriti cielo! Solo diritti, ma per quanto attiene i doveri non ci siamo! Allora, oltre che a girarsi i pollici per far passare il tempo, questi rifugiati di professione delinquono: le statistiche in merito lo confermano, anche se si tenta di minimizzare.

Ma bisogna capirli, sono giovani traumatizzati, e quindi di rimandarli da dove sono venuti, non se ne parla. Intanto, i centri d’accoglienza crescono come i funghi. Attenzione! Devono comunque essere di alto standing, altrimenti i nostri ospiti potrebbero lamentarsi e rivolgersi alla Corte dell’Aia oppure all’ONU. L’assistenza giudiziaria è assicurata ai nostri «ospiti» grazie a degli azzeccagarbugli in cerca di visibilità, poi a pagare le parcelle ci penserà Pantalone!

Intanto la Confederazione – come fa giustamente osservare la signora Bircher – si è defilata. Dopo essersi accorta che l’impegno finanziario è diventato astronomico, ha pensato di passare la patata bollente a Cantoni e Comuni, assegnando loro un certo numero di rifugiati con l’esoso compito di assisterli e mantenerli.

Sostenere finanziariamente questa emigrazione ormai fuori controllo,  quella che dovrebbe portarci «ricchezza» e di cui ci si ostina ancora a cianciare, comincia a pesare e la «bomba a orologeria finanziaria» di cui si percepisce sempre più il ticchettio, potrebbe esplodere, provocando immani danni e vittime!

Abbiamo l’impressione di essere presi per i fondelli, e anche di essere scherniti per la nostra disarmante ingenuità/ottusità. Citiamo un passaggio dell’articolo della Consigliera nazionale Bircher: «Basta pronunciare la parola asilo alla frontiera per avere poi accesso infinito al nostro sistema di sicurezza sociale e sanitario svizzero» (fdc).

Comprese le  costose cure odontoiatriche, quelle che molti Svizzeri non sono in grado di sostenere. Numerosi nuclei familiari stranieri sono totalmente aiutati. Vi sono donne perennemente incinte, tanto se lo possono permettere. Gli Svizzeri invece, prima di mettere al mondo dei figli – considerati i tempi assai grami che stiamo vivendo – ci pensano due volte. Ma tranquilli: mamma Elvezia è buona e generosa a dipendenza da dove arrivi, s’intende. Altrimenti arrangiati!

Quando un cittadino svizzero si trova in difficoltà e chiede un sussidio, è costretto a motivarlo nei minimi particolari, altrimenti «non c’è trippa per i gatti»; logicamente dipende dalla razza del gatto: se pregiata non ci sono problemi, anzi! Le testimonianze si sprecano, ma nessuno ne parla e poi c’è la dignità, particolarità a certe latitudini totalmente sconosciuta.

«Aiutiamoli in casa loro». Lo si sente dire spesso e sarebbe anche accettabile. Purtroppo, però, qui si sta sovrabbondando. Non solo vengono aiutati e alla grande in casa nostra (sic!) ma si inviano ancora fior di milioni anche in quei paesi da dove questi nostri «ospiti» fuggono!

Qualcosa non ci torna, soprattutto se in certi paesi – tanto per fare un esempio – le donne se la passano assai male!

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