No, cara RSI, l’UDC ha vinto praticamente dappertutto

Apr 30 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 45 Views • Commenti disabilitati su No, cara RSI, l’UDC ha vinto praticamente dappertutto

Eros N. Mellini

In un servizio del 20 aprile 2021, parlando delle elezioni comunali, la RSI ha affermato: «L’UDC ha guadagnato laddove – solo a Lugano – correva da sola, senza Lega». Un malcelato godimento per una presunta sconfitta dell’odiata UDC, o quantomeno un patetico tentativo di sminuire l’inarrestabile ascesa che il partito ha registrato fin dalle cantonali del 2019, proseguita con le nazionali e l’elezione di un consigliere nazionale e di un consigliere agli Stati, nelle persone rispettivamente di Piero Marchesi e Marco Chiesa. Ma, moderate gli orgasmi signori della RSI, anche se non vi fa piacere, l’UDC ha guadagnato dappertutto, anche dove correva con l’alleata LEGA.

È vero, le liste UDC/LEGA hanno subito una flessione, ma…

Sebbene non in possesso delle cifre precise – visto che la casacca dei candidati UDC nelle liste civiche e nelle liste UDC/LEGA non è sempre identificabile – mi sento di poter affermare che il nostro partito ha più o meno raddoppiato le sue presenze rispetto al 2016, sia negli esecutivi sia nei legislativi dei nostri comuni. Il che porta purtroppo a constatare come sia la LEGA a subire ancora una volta un calo di consensi. Una perdita che, semmai, la presenza in lista dell’UDC è riuscita parzialmente a tamponare, come peraltro già fatto nell’ultima tornata elettorale iniziata nel 2019. È qui prematuro parlare di piani per la prossima legislatura, ma è indiscutibile che il rapporto di forze nell’alleanza UDC/LEGA stia inesorabilmente cambiando. Dall’ultima tornata elettorale, l’UDC non è più la cugina povera a rimorchio, bensì sta vieppiù dimostrandosi un partner determinante per permettere alla LEGA di conservare i suoi seggi, conquistandosene allo stesso tempo parecchi di suoi.

La «piaga» delle liste civiche

Le liste civiche – liste con nomi fantasia, spesso solo apparentemente apartitiche – costituiscono una «piaga» per i partiti, laddove questi si presentino con una lista propria. Scrivo «piaga» fra virgolette, in quanto è incontestabile la legittimità di queste liste che, tuttavia, ai partiti provocano un’erosione non indifferente di voti. Per molti singoli cittadini poi, costituiscono un alibi per non essere tacciati di «voltamarsina», come succederebbe invece se votassero per un partito diverso da quello in cui hanno militato fino al giorno prima. Sono liste con nomi attraenti, che pongono l’interesse comune al di sopra degli steccati partitici ma che, di fatto, la maggior parte delle volte prendono la piega politica del leader di turno, transfuga per conflitti o mire personali dall’uno o dall’altro partito. Pinco Pallino – ex PLRT o ex PPD o ex qualcos’altro – crea la sua lista? Indipendentemente dal suo successo o no, è chiaro che eroderà dei voti all’ex partito, a tutto vantaggio degli avversari, nella fattispecie la sinistra, che sarà grata per questo casuale «divide et impera». È vero che il fenomeno si manifesta anche sul fronte avverso, ma a livello comunale è più facile trovare un fronte unito a sinistra che non a destra.

Per l’UDC un’erosione più bassa

Per l’UDC, ho l’impressione che l’effetto negativo sia stato minore che per gli altri partiti. Lo dimostra il deciso aumento dei propri rappresentanti sia a livello di esecutivi che di legislativi. Nei comuni dove non correvamo con la lista del partito, è perfino probabile che ai nostri rappresentanti, la presenza in una lista civica abbia assicurato un successo altrimenti aleatorio.

Mea culpa?

Il nascere di così tante liste civiche, l’utilizzo sempre più diffuso del voto senza intestazione e il conseguente calo generalizzato di consensi un po’ di tutti i partiti, dovrebbe comunque far recitare il «mea culpa». È chiaramente il sintomo di uno scollamento dei partiti dal loro elettorato, frutto di delusioni per sistematiche decisioni prese in contrasto con la volontà popolare (immigrazione, stranieri, asilo, politica UE, eccetera). Ma anche dall’illusione del semplice cittadino di poter cambiare le cose agendo fuori dai partiti, oggi ancor più alimentata dall’accesso della politica spicciola alla rete Internet.

I partiti hanno ancora una loro funzione

Una funzione aggregante su persone con una linea di pensiero il più possibile analoga. Purtroppo, per una miope smania di aumentare il proprio bacino di voti, nei partiti maggiori l’analogia di pensiero è andata vieppiù sfumandosi, lasciando spazio a tutto e al contrario di tutto. Liberali e radicali, l’ala conservatrice e quella sindacale del PPD, di fatto sono partiti diversi per pensiero, riuniti sotto lo stesso cappello per pura brama di potere. Prima otteniamo i voti poi, in qualche modo, la torta ce la suddivideremo. È questa l’idea che ha a suo tempo prevalso, con la conseguente progressiva perdita di membri scontenti dell’una o dell’altra linea adottata dal partito.

E questo ha segnato il successo delle liste civiche e del voto senza intestazione. Ma per intanto il sistema tiene ancora, perché tutte queste liste civiche significano una dispersione delle forze in tanti piccoli nuclei individualmente poco pericolosi. Ma non è detto che la costante erosione di voti sia sempre uguale per tutti. A volte, in Coppa svizzera, il giocatore di 2° divisione segna il goal vincente contro la grande squadra di «Super League». Vedi Giorgio Pellanda a Centovalli.

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