Fine Anno in streaming con Martha Argerich e Ion Marin

Gen 7 • Prima Pagina • 263 Views • Commenti disabilitati su Fine Anno in streaming con Martha Argerich e Ion Marin

Spazio musicale

Grazie all’Orchestra della Svizzera italiana, quella del 31 dicembre non è soltanto una serata di cenoni, brindisi e allegria, più o meno banale, ma anche un’occasione per l’ascolto di importanti opere musicali affidate a interpreti di valore. Quest’anno, il programma ha incluso il secondo concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven e la quinta sinfonia di Schubert: il primo presenta un interesse notevole per la sua particolare posizione nella produzione del compositore ed è stato eseguito con la partecipazione di una solista illustre come Martha Argerich, la seconda, grazie al suo piglio gentile e sereno, era quanto di meglio si potesse scegliere per una serata festosa e augurale. Sul podio, in entrambi i casi, Ion Marin.

Il concerto beethoveniano dà vita a una considerevole ricchezza di idee su tutto l’arco della composizione, però con esiti artistici diversi secondo i tempi. Nel primo si ammirano il fervore dell’immaginazione, la bellezza di alcuni motivi e l’abilità con cui sono congegnati, però tra influssi mozartiani e scarse anticipazioni della personalità di Beethoven. Nel secondo, invece, si respira un’aria diversa, emergono continuamente aspetti del genio di Bonn, esiste più coerenza, tanto negli elementi formali quanto nei contenuti, e la musica prende quota. Indugio su alcuni pregi di questa parte del concerto. L’avvio è affidato a un motivo di due battute che si distingue per la severa semplicità della melodia, mentre l’accompagnamento lo avvolge in un colore scuro ottenuto con l’uso degli archi in zona bassa e dei fagotti. L’espressione è triste. Le due battute successive sembrano volerlo integrare con un normale conseguente ma, sorprendentemente, il discorso musicale prende un’altra direzione e procede con figurazioni rapide, un paio di “sforzando” e poi accordi ribattuti in “fortissimo”. Lo stato d’animo si è improvvisamente turbato, laddove la pura malinconia ha ceduto il posto a un accesso di disperazione. Incongruenza? No, ma una concatenazione psicologica che ogni uomo di quando in quando sperimenta nella sua vita. Il ritorno alla compostezza avviene con una tranquilla discesa dei primi violini, illuminata, in alto, da una nota tenuta del flauto, come un raggio di sole musicale. In seguito, appaiono in alternanza scale ascendenti e discendenti nei primi violini e nel pianoforte, intercalate da interventi eseguiti con violenza da tutta l’orchestra; qui l’effetto è mediocre. Presto, però, giunge il secondo tema, esposto dal pianoforte: presenta all’inizio una melodia di bella ed elegante espressione che poi si addensa in un passaggio a note sempre più brevi. Questo sembra a prima vista una inopportuna appendice eppure, ascoltandolo attentamente, si rivela una felice integrazione del pacato motivo che precede.

Dopo le velleità beethoveniane della quarta sinfonia, Schubert, nella quinta, torna in un campo più congeniale alla sua sensibilità. La composizione ridonda di melodie scorrevoli e affabili, mostra un tessuto orchestrale compatto ma mai gravoso e svolge un discorso musicale fluido e spontaneo. Neppure i passaggi in “fortissimo” contraddicono questo spirito e non introducono elementi drammatici. Diamo uno sguardo, per rendercene conto, ai due temi principali dell’”allegro” iniziale. Il primo, introdotto da un  brevissimo frammento, esordisce con una figurazione ascendente a ritmo puntato, dove sembra di ravvisare un pizzico di orgoglio; dopo la seconda ripetizione viene integrato da una discesa di crome in cui appare un che di sfuggente e civettuolo. Elegante ironia? Forse. Dal canto suo, il secondo tema fa pensare inizialmente alla voce di un uomo che sta facendo un veloce e tranquillo ragionamento, poi si anima e porta al “fortissimo” tutta l’orchestra. L’”andante con moto” emana una tenue ma affascinante elegia, il minuetto è caratterizzato da un motivo a saliscendi bonario e un poco sempliciotto, mentre l’”allego vivace” conclusivo piace sia per l’agilità dei motivi sia per le esuberanti perorazioni dell’intera orchestra.

Sulle esecuzioni posso dire poco. A parte l’inevitabile svantaggio di un ascolto tramite mezzi tecnici, la sera del concerto il mio computer ha fatto le bizze, per cui la trasmissione ha subito qualche interruzione. Quanto ho potuto sentire tuttavia è bastato per farmi ammirare la splendida, limpida ed equilibrata prestazione della Argerich. Un esempio. Quel passaggio in “fortissimo” del primo tempo dove la mano destra si sbizzarrisce in una corsa di semicrome mentre la sinistra batte brevi e secche figurazioni, separate da pause, raramente l’ho sentito suonare in modo così chiaro e preciso e con il contrasto tra le due mani così netto, ma al tempo stesso completamente esente da sia pur piccole forzature, come nell’interpretazione di cui sto parlando. Bella, fresca e slanciata la lettura della quinta sinfonia di Schubert grazie a Ion Marin e all’Orchestra della Svizzera italiana in ottima forma. Il tutto ha costituito un bellissimo augurio di Buon Anno. Mi piace aggiungere i miei fervidi voti affinché il 2021 sia libero dalla pandemia, permettendo agli artisti di riprendere le loro abituali attività davanti a sale esaurite e al pubblico di goderle dal vivo.

Carlo Rezzonico

 

Comments are closed.

« »