La società civile

La società civile è per il conservatore come l’ossigeno per l’essere umano. La presenza della società civile, cioè di quella estesa ramificazione di rapporti di ogni genere tra le cittadine e i cittadini, è garanzia di democrazia autentica. Essa non permette infatti all’autorità di dimenticare la società in tutte le svariate articolazioni, assicura la vita di un’opposizione, del dissenso e della critica nei confronti del potere, testimonia la continuazione della narrazione della propria storia mantenendo vivi i rapporti con il passato e le proprie radici.
Infine, la società civile, grazie ai numerosissimi canali e rapporti relazionali, contribuisce all’innovazione e ai risultati dell’economia, quindi alla ricchezza.
L’assenza della società civile è un pesante ostacolo per lo sviluppo democratico di un paese. Un classico esempio è l’Impero russo, passato da uno zarismo che non permetteva spazi e non dava responsabilità ai cittadini, al comunismo di Lenin, e poi di Stalin (con quest’ultimo ancora più asfissiante perché organizzato con maggiore scientificità) e la Russia di oggi ne porta le vistose conseguenze. Un altro esempio di pesante assenza di una responsabile società civile l’ho constatato, sia pur superficialmente, a suo tempo durante i miei viaggi, nell’Iran dello Scià al crollo del quale ha certamente contribuito questo vuoto, questa assenza di una società civile responsabile. In quel caso c’era anche l’impatto con l’elevato tasso di corruzione di una classe dirigenziale irresponsabile mancante di storia e tradizione e che riteneva di poter permettersi azioni di malaffare che chiamare indecenti è poco.
Uno dei più pericolosi nemici della società civile è lo statalismo. Lo statalismo, ossia la presenza invasiva dello Stato nella società, asfissia le libertà e gli ingegni produttivi con inutili regole ed eccessi di burocrazia, sostituendosi alla società civile e attribuendosi ampi e sempre nuovi compiti.
Naturalmente so bene che dentro il tessuto virtuoso della società civile ci sono anche delle persone tutt’altro che perfette. Come già ho avuto modo di osservare, la natura umana intreccia il desiderio del bene e la tentazione del male, insomma è quello che è. Certo, le persone indegne di assumere responsabilità nella società civile, così come per quelle pubbliche e politiche, sarebbero da sanzionare forse più severamente di quanto non si faccia oggi. Ciò non toglie che la sostanza positiva e dinamica del pensiero e dell’azione concreta e produttiva che promanano dalla società civile è sovrabbondante rispetto ai punti fragili o alle «pecore nere».
Chiarito ciò, penso con fermezza che mortificare la società civile equivale a togliere spazio alla democrazia e significa limitare i diritti dei singoli.
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