«Luisa Miller» a Como e United Soloists Orchestra a Chiasso

Dic 2 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 83 Views • Commenti disabilitati su «Luisa Miller» a Como e United Soloists Orchestra a Chiasso

Nella «Luisa Miller» rappresentata al Teatro Sociale di Como come seconda opera della stagione 2023/2024 Lionel Lesire ha allestito una scena consistente in grandi pannelli che venivano di quando in quando spostati; il loro colore prevalentemente marrone scuro e le luci spesso tenute basse hanno generato una certa opprimente monotonia. Questa impostazione è apparsa già con il coro iniziale, dove il libretto parla invece di «ameno villaggio» e «alba limpidissima di primavera»; ma è moda dei nostri tempi ignorare le didascalie.

D’altro lato un discorso positivo merita la regia di Frédéric Roels, sorprendentemente molto statica, sia per le masse sia per i singoli personaggi e pertanto contraria alle tendenze attuali. Mi sembrano importanti due osservazioni. La prima è che anche pochi e semplici spostamenti o gesti, purché fatti bene e al momento opportuno, possono raggiungere una straordinaria intensità espressiva e conferire ai momenti salienti una trascinante forza drammatica. Inoltre, l’uso moderato delle risorse registiche – questa è la seconda osservazione – ha permesso alla musica di occupare tutto il campo che le spetta, senza essere contraddetta o sopraffatta dalle fisime di qualche regista in vena di esibizionismo. Raramente il pubblico ha avuto come in questo allestimento la possibilità di godere i valori musicali senza le distrazioni provocate da quanto avviene in palcoscenico.

Tanto più che i valori musicali nella «Luisa Miller» non mancano: certamente ci sono alcuni momenti mal riusciti e perfino banalucci, ma in generale si percepisce che grandi capolavori verdiani («Rigoletto», «Trovatore» e soprattutto «Traviata») sono in arrivo. Questo sia detto con riferimento speciale alla sinfonia (fondata su un motivo semplicissimo, un inciso di quattro note che viene ripetuto e variato ad altezze diverse sprigionando una eccezionale forza incalzante) e alla scena stupenda del tenore nel secondo atto.

A Como, la partitura ha ricevuto cure attentissime da parte del direttore Carlo Goldstein e dell’orchestra I Pomeriggi Musicali. Metto un accento particolare sul fatto che tali cure hanno riguardato non solo il notevole patrimonio melodico dell’opera ma anche l’accompagnamento strumentale ai recitativi. Così l’ascolto è diventato, in molti punti, una scoperta sorprendente di finezze ed espressioni spesso lasciate nell’indifferenza. In palcoscenico, Alessia Panza ha dato vita alla protagonista con una voce ampia e un forte vibrato; anche sul piano interpretativo è stata una Luisa convincente. Certamente si avvantaggerebbe se riuscisse ad ammorbidire un tantino gli attacchi e le emissioni, specialmente in zona acuta. Una bella prova ha dato il tenore Kazuki Yoshida. I suoi mezzi sono molto chiari (per la parte di Rodolfo un colore più scuro avrebbe giovato). In ogni caso ha cantato la sua aria famosissima in modo ammirevole grazie a un fraseggio impeccabile, emissioni fluide e una toccante espressione. Ottima è stata la prestazione del baritono Gangsoon Kim. Ha delineato in modo convincente la figura di Miller, con la sua dirittura morale, le sue comprensibili apprensioni e infine le angosce del tragico epilogo. Assai validi, nelle parti dei «cattivi», Cristian Saitta e Alberto Comes rispettivamente Walter e Wurm, bene anche Aoxue Zhu come Federica.

Alla prima teatro affollatissimo (immancabili, come da molti anni, alcuni affezionatissimi abbonati bellinzonesi) e consensi molto vivi.

Cinema Teatro di Chiasso

Esiste nel mondo musicale una frattura in cui i fruitori delle composizioni popolari o di intrattenimento evitano di ascoltare i lavori cosiddetti classici e viceversa. Sarebbe opportuno gettare un ponte tra i due campi poiché l’uno potrebbe giovare all’altro. Il modo migliore per farlo consiste forse nell’offrire manifestazioni comprendenti lavori dei due tipi, magari scegliendo quelli che meno urtano la sensibilità degli «avversari». È quanto ha cercato di fare, con buona volontà e avvedutezza, il concerto tenuto il pomeriggio del 12 novembre al Cinema Teatro di Chiasso. La prima parte è stata occupata dai concerti delle stagioni di Vivaldi, una specie di poema sinfonico avanti lettera, che grazie alla sua scintillante vivacità e alla felice descrizione del soggetto, può accattivarsi simpatie anche al di fuori del pubblico «classico».

Emma Arzizza

Ne sono stati esecutori la United Soloists Orchestra, diretta da Arseniy Shkaptsov, con la partecipazione della violinista Emma Arizza; questa si è fatta ammirare per l’ottima tecnica e l’agilità con cui si è destreggiata nell’incalzare delle idee musicali scaturite dal genio del Prete Rosso. Nella seconda parte del concerto si sono ascoltati invece pezzi di musicisti più vicini al nostro tempo: Morricone, Norman, Piazzolla, Grieg, Reverberi, Williams e lo stesso direttore del complesso ospite Arseniy Shkaptsov. Siano dedicate alcune parole al lavoro di questi. La composizione è molto ben costruita, parte da un brevissimo inciso appena percettibile, poi si allarga progressivamente fino a raggiungere un alto grado di tensione e sonorità ampie. Il ritmo è nettamente dominante. Vi ho ravvisato una certa tendenza minimalista come pure qualche reminiscenza vivaldiana. In generale il brano è piaciuto. Oltre che come compositore lo Shkaptsov si è rivelato un direttore dalle idee chiare, dotato di temperamento e capace di trascinare nell’entusiasmo i suoi giovani strumentisti, ai quali pure va rivolto un caldo elogio. Per quanto possibile giudicarli come membri di un complesso, ho avuto l’impressione che alcuni, se non tutti, hanno già statura di solisti o sono in procinto di raggiungerla. Certamente è stato un piacere ascoltare la pienezza e la bellezza delle sonorità nei passaggi più intensi (ma sia detto anche grazie all’ottima acustica del Cinema Teatro).

Molto vivi i consensi del pubblico, purtroppo molto scarso. Un altro avvenimento musicale importante verrà offerto a Chiasso il 17 dicembre con l’esecuzione del «Messia» di Haendel da parte della Akademie für alte Musik Berlin e del RIAS Kammerchor Berlin diretti da Julis Doyle. Sarebbe davvero inglorioso da parte dei chiassesi non approfittare di una occasione musicale di questo livello.

Carlo Rezzonico

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