L’oasi felice UE

Mag 13 • L'opinione, Prima Pagina • 231 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 30 aprile 2022. Il 30 aprile 2014, secondo un apporto della banca Mondiale diffuso oggi, l’India è diventata la terza economia del pianeta dopo Stati Uniti e Cina

Blitz dei cosmonauti russi sulla ISS: esposto il vessillo dell’URSS

Artemyev e Matveyev hanno mostrato la bandiera simbolo della vittoria dell’Unione Sovietica sulla Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale.

Prosegue senza sosta l’offensiva di Mosca ai danni dell’Ucraina, Vladimir Putin in pressing per annientare il paese di Zelensky. Il grande progetto del Cremlino non conosce limiti ed è arrivato anche un messaggio «spaziale». I cosmonauti russi di Roscosmos –  Oleg Artemyev e Denis Matveyev – hanno esposto una replica dello «Stendardo della vittoria» durante una passeggiata spaziale della missione fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Una copia del vessillo è stata mostrata sul lato esterno del modulo di laboratorio multiuso russo Nauka. Un’iniziativa importante a livello simbolico, sostenuta dalle alte sfere di Mosca. «È stata condivisa a tutti i livelli, nessuno è rimasto indifferente», la conferma del portavoce di Roscosmos, Dmitry Strugovets, ai microfoni della Tass. Secondo quanto ricostruito dall’agenzia di stampa, la proposta è stata inoltrata da Artemyev all’Agenzia spaziale russa. Lo «Stendardo della vittoria» ha un valore particolarmente importante per la Russia: questo, infatti, fu issato dai soldati dell’Armata Rossa sovietica sull’edificio del Reichstag a Berlino il 1° maggio 1945 ed è considerato il simbolo della vittoria dell’URSS sulla Germania nazista durante la Seconda guerra mondiale. La bandiera, nell’occasione, fu posata dai soldati Alexey Berest, Mikhail Yegorov e Melitin Kantariya. Ricordiamo che lo stendardo originale è attualmente in mostra al Museo delle forze armate centrali di Mosca

( Il giornale.it 29/04/2022)

Armi: destra con il M5S. Ma Draghi non si ferma

Salvini e Tajani attaccano il premier, ma lui prepara un terzo decreto con cannoni per la visita a Kiev. Non c’è solo il Movimento 5 Stelle a criticare il governo sull’invio di armi all’Ucraina e sul mancato coinvolgimento del Parlamento: ora, anche il centrodestra apre una crepa nella maggioranza. Matteo Salvini, che ha chiesto un incontro a tutti i leader per «parlare di pace», ieri ha attaccato la scelta del presidente del Consiglio Mario Draghi […]

(Il fatto quootidiano del Bello Mario 229/04/2022 Giacomo Salvini)

Guerra fredda 2.0. La «profezia»: cosa aspettarsi

Magari non ci sarà una guerra nucleare, ma l’evoluzione del conflitto in Ucraina è tale che non avrà una veloce risoluzione e potrebbe evolvere in una guerra fredda moderna: è questo il pensiero di Marta Dassù, direttrice della rivista Aspenia, consigliera del «The Aspen Institute» ed ex viceministro degli Affari Esteri durante il governo Monti e il governo Letta. Intervistata dal Messaggero, ha spiegato che, vista la situazione attuale, «è troppo presto per pensare che si possa trovare una tregua o un accordo. Nessuna delle due parti ha per ora veri incentivi a negoziare. E quindi la guerra di attrito continuerà, nell’Est e nel Sud dell’Ucraina. Affinché ci si possa davvero sedere a un tavolo per negoziare il cessate il fuoco, Putin vuole due cose: il controllo dell’intero Donbass, di cui oggi la Russia controlla circa un terzo, e il riconoscimento dell’annessione della Crimea», spiega Dassù. Queste due condizioni, comunque, non fanno dormire sonni tranquilli perchè le intenzioni di Mosca potrebbero anche puntare al «controllo di Odessa» con l’Ucraina che perderebbe «l’accesso al Mar Nero». In ogni caso, quello che viene detto il giorno prima è smentito in quello successivo. Putin non è affidabile e non si sa se avrà luogo una tregua «parziale e temporanea, che Putin utilizzerà per dichiarare una sua “vittoria”. Ma poi la guerra potrebbe riprendere», sottolinea la direttrice di Aspenia. La strada è molto in salita: sia per quanto detto finora ma anche per il convolgimento della Moldavia, in particolare la Transinistria, che fa molta gola a Putin. Ecco perché la Dassù teme «una guerra fredda 2.0» oltre a «un forte aumento di instabilità nel Mediterraneo e nei paesi africani, come effetto della crisi alimentare provocata dalla guerra». I rischi sono anche per l’italia: il conflitto e la pandemia durata due anni e dalla quale ci stiamo lentamente iniziando a liberare favoriranno comunque una «crescita bassa e inflazione alta, cosa che per certi versi ricorda gli Anni 70». L’esperta ipotizza che non ci sarà un conflitto diretto tra la NATO e la Russia e che le minacce di Putin al ricorso del nucleare sono soprattutto «una forma di pressione o intimidazione». Non è tutto oro quello che luccica: alcuni paesi dell’Alleanza Atlantica devono subire maggori costi «in termini energetici ma, per il momento, il fronte occidentale regge, come dimostra la svolta tedesca sulle forniture di armi pesanti all’Ucraina», spiega al quotidiano romano Marta Dassù. «Di certo c’è che il conflitto russo ha eliminato definitivamente l’illusione di poter cooperare con un regime come quello di Putin. Se non ci sarà un cambio di potere a Mosca la Russia resterà isolata dal mondo occidentale. Oggi è difficile immaginarlo, ma le crepe ci sono», aggiunge. In questo senso, gli aiuti a Zelensky si stanno rivelando fondamentali per il conflitto che si trova in una fase interlocutoria in cui Putin prova nuovamente a rafforzarsi e l’Ucraina a difendersi contrattacando laddove mezzi e uomini lo consentono. «La variabile decisiva sarà la Cina, che ha nella Russia un paese-cliente con risorse energetiche cruciali, ma che non ha interesse a precludersi i mercati occidentali», afferma l’ex viceministro. Pechino potrà sparigiliare le carte in tavola o no ma «Xi Jinping guarda soprattutto al suo terzo mandato». In questo confronto, l’Europa può diventare «l’anello debole» nel confronto tra Stati Uniti e una Russia che è considerata comunque molto più debole, isolata e frustrata. Dalla sua ha il gas con il quale gestire i rapporti e i contratti, ma non è detto che la spunti. È chiaro però che l’UE, se vorrà essere indipendente, dovrà attuare «una politica energetica molto diversa dal passato e una difesa comune complementare alla NATO. In questo senso, l’Ucraina sta combattendo una battaglia anche per il futuro dell’Europa», conclude.

( Il giornale.it 29/04/2022 Alessandro Ferro)

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