L’oasi felice UE

Mar 4 • L'opinione, Prima Pagina • 81 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 21/02/22. Il 21/02/1995 Steve Fosset è la prima persona a completare  la traversata dell’Oceano Pacifico in solitario con una mongolfiera.

Emmanuel Macron in Russia

L’inconcludente visita del presidente francese Emmanuel Macron in Russia sarà forse ricordata per avere reintrodotto nel dibattito pubblico un’espressione che non si sentiva dai tempi della Guerra fredda: la «finlandizzazione», evocata da Macron chiacchierando con alcuni giornalisti francesi dopo avere incontrato Vladimir Putin. Macron ha spiegato che la «finlandizzazione» è una possibilità concreta per l’Ucraina, che ormai da settimane si sta preparando a una possibile invasione russa. La «finlandizzazione» si riferisce al particolarissimo status che la Finlandia mantenne durante la Guerra fredda, certificato da un trattato stipulato con l’Unione Sovietica nel 1948 e decaduto soltanto con la sua caduta. In estrema sintesi, prevedeva che la Finlandia – l’unico paese compiutamente occidentale che condivide un confine di terra con la Russia – sarebbe rimasta neutrale nel conflitto fra Occidente e Unione Sovietica, per esempio rifiutandosi di entrare nella NATO o di accogliere contingenti occidentali sul proprio territorio. In cambio l’Unione Sovietica si impegnò a non invadere né occupare militarmente la Finlandia (che aveva dominato dal 1809 al 1917).

Di fatto la Finlandia barattò la propria sicurezza con una rinuncia ad alcune libertà: nei decenni del dopoguerra, infatti, in Finlandia era tacitamente proibito criticare pubblicamente l’Unione Sovietica. La TV pubblica lo faceva molto raramente, mentre le case editrici si guardavano bene dal pubblicare i libri di dissidenti come Aleksandr Solženicyn. «Fu un periodo molto difficile nella storia finlandese», ha raccontato al New York Times Mika Aaltola, direttore del Finnish Institute of International Affairs: «per i finlandesi ha un significato negativo». «Veramente vecchie espressioni servono a descrivere nuovi problemi», ha commentato l’ex primo ministro finlandese Alexander Stubb. Al di là delle discussioni sull’opportunità di usare questa espressione, diversi osservatori temono che il riemergere di argomenti del genere sia di per sé una vittoria di Putin, anche se simbolica. L’idea che la Russia abbia diritto a mantenere una sfera di influenza nell’Europa Orientale, a prescindere da cosa ne pensino i paesi coinvolti, un po’ come faceva l’Unione Sovietica, viene avanzata da anni da Putin. «Su questo punto non dovrebbe esserci nessuna concessione alla Russia», ha scritto qualche giorno fa il board editoriale del Financial Times: forse più come un auspicio, in attesa di capire cosa succederà nelle prossime settimane.

(Il post Konrad  febbraio 2022)

 

Erasmus, il fiore all’occhiello dell’Europa perpetua le disuguaglianze

Dei quattro mesi che Cristina ha trascorso a Londra in Erasmus, due li ha passati condividendo il letto con un’amica di Madrid. «Ho rischiato di dormire in un salotto, trasformato in camera da letto con una tenda divisoria, se non fosse stato per un’amica che è partita e ha lasciato libera la sua stanza», racconta della sua esperienza tra il 2014 e il 2015. Claudia, di Granada, ricorda come la sua dieta e la sua vita sociale fossero molto peggiorate nonostante gli sforzi economici fatti dai suoi genitori per permetterle di godersi alcuni mesi a Cambridge una quindicina di anni fa. Juan ha rinunciato quando ha visto che avrebbe ricevuto solo 300 euro al mese: «Era totalmente irrealizzabile. Volevo andare in Inghilterra e avrei dovuto cercare diversi lavoretti, cosa che mi avrebbe impedito di andare a lezione», spiega. Il programma Erasmus nasce per dare a tutti gli studenti europei la possibilità di vivere un’esperienza all’estero. La riflessione alla base del progetto era duplice: gli studenti si sarebbero arricchiti accademicamente, acquisendo preziose competenze lavorative per il futuro e, allo stesso tempo, questi scambi avrebbero rafforzato la coesione europea. L’Erasmus ha abbattuto le barriere geografiche e culturali e ha aumentato il potenziale della costruzione di  futuro più europeo. Eppure, da quando è iniziato 35 anni fa, il programma ha un difetto fondamentale: nonostante le borse Erasmus, vi può accedere solo chi può contare su un sostegno economico. Il bisogno di risorse economiche che vanno ad aggiungersi alle borse di studio, o anche solo quanto basta per non dover lavorare, ha creato una disuguaglianza che è rimasta nascosta nella narrativa sul successo degli  oltre 10 milioni di partecipanti, racconta questa analisi, realizzata in collaborazione tra Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa e l’European Data Journalism Network, di cui fa parte Voxeurop. La Commissione europea è consapevole di questa disuguaglianza, spiega Tibor Navracsics, commissario europeo per l’Istruzione, la cultura, la gioventù e lo sport nel periodo 2014-2019: «C’è un enorme divario tra gli Stati membri che minaccia di dividere l’UE: dobbiamo ridurre questo divario». Omissis. Un altro grosso problema è quello relativo all’arrivo effettivo del denaro delle borse Erasmus. L’82 per cento degli intervistati ha affermato di aver bisogno della borsa di studio prima dell’inizio del corso per coprire i costi associati al trasferimento in un altro paese o città. Di norma, invece, nella maggior parte dei paesi e delle regioni (compresa la maggior parte delle comunità autonome spagnole) la borsa arriva mesi dopo il trasferimento, se non quando il corso è già terminato. Omissis

(Vox europ eu febbraio 2022)

 

Emmanuel Macron ha annunciiato  che la Francia costruirà a partire dal 2028 sei nuovi reattori nucleari di ultima generazione

In settimana il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che la Francia costruirà a partire dal 2028 sei nuovi reattori nucleari di ultima generazione, nell’ambito di un ambizioso piano da lui definito come la «rinascita dell’industria nucleare francese». In tutto si parla di investimento da 50 miliardi di euro che riguarderà sei centrali già esistenti, ma i nuovi reattori potrebbero diventare 14 entro il 2050. Secondo Macron i nuovi reattori aiuteranno la Francia a contrastare la crisi energetica aggiungendo nuove fonti a quelle disponibili attualmente, e contribuiranno al raggiungimento entro il 2050 della cosiddetta neutralità carbonica, ovvero la capacità di rimuovere tanta CO2 (o altri gas serra) quanta quella che viene immessa nell’atmosfera, resa vincolante dalla Legge sul Clima del Green Deal europeo. L’annuncio di Macron è arrivato pochi giorni dopo che la Commissione Europea aveva confermato di avere incluso il nucleare di ultima generazione fra le fonti di energia che considera «sostenibili» per raggiungere la neutralità carbonica nel 2050: un obiettivo per cui la Francia, il secondo paese al mondo dopo gli Stati Uniti per numero di centrali nucleari, aveva fatto enormi pressioni all’interno delle istituzioni: pressioni che hanno avuto successo, e di qui, probabilmente, la tempistica dell’annuncio di Macron.

(Il post Konrad  febbraio 2022)

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