L’oasi felice UE

Nov 12 • L'opinione, Prima Pagina • 218 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il giorno 5 novembre 2021. Il 5 novembre 1996 fu ritrovato il palazzo di Cleopatra sommerso 2000 anni fa.

Cosa c’è dietro l’abbraccio tra Macron e Merkel

L’uscita di scena di Angela Merkel offre al presidente francese Emmanuel Macron l’opportunità di assumere il ruolo di leadership in Europa. Ma la strada è in salita e l’ostacolo più insidioso si chiama Mario Draghi. Non è un mistero: con l’uscita di scena di Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron mira una posizione di leadership nel Vecchio continente. Ieri Macron ha accolto con una grande festa a Beaune, in Borgogna, la cancelliera per conferirle la Legion d’Onore, la più alta onorificenza del paese istituita da Napoleone. Come riportato dall’Agi, secondo quanto ha fatto sapere l’Eliseo, la visita rappresenta la conclusione «di una collaborazione di successo» tra la cancelliera e il presidente, sia dal punto di vista della cooperazione franco-tedesca che sul piano delle relazioni europee. Benché, secondo il capo dell’Eliseo, «l’Europa non può andare avanti se Germania e Francia non sono d’accordo», è chiaro che con l’addio di Merkel Macron vuole fare il Napoleone europeo, il leader del Continente rafforzando la posizione di Parigi nell’UE dopo 16 anni di egemonia merkeliana. Omissis. Pochi osservatori credono, nota sempre l’illustre quotidiano britannico, che l’uscita di scena di Merkel spianerà la strada «all’ambizioso, impaziente e a volte arrogante» presidente francese. Per fare il capitano della squadra, infatti, il carattere «spigoloso» di Macron potrebbe non essere adatto e le sue grandi ambizioni, controproducenti. Omissis. L’ostacolo più grande: Mario Draghi. C’è oltretutto un leader, in Europa, capace seriamente di mettere i bastoni fra le ruote ai sogni di Macron: il Presidente del consiglio Mario Draghi. L’ex capo della Banca centrale europea ha eccellenti rapporti con gli Stati Uniti ed è sicuramente l’uomo maggiormente apprezzato da Washington in Europa, in questo momento, e questo rappresenta un enorme vantaggio. Come già sottolineato dal Giornale, la prestigiosa rivista statunitense Foreign Affairs l’ha già incoronato «campione d’Europa e speranza dell’Occidente». E anche Bloomberg, un paio di settimane fa, ha incoronato Supermario leader dell’Europa post-Merkel, ricordando il passato di Draghi al Massachusetts Institute of Technology, alla Banca mondiale e a Goldman Sachs, a ulteriore testimonianza di una vicinanza con gli USA ben più radicata rispetto a Macron. Secondo l’editoriale, infatti, il presidente del Consiglio italiano esprime la visione di un multilateralismo nel quale «gli Stati Uniti sono i principali azionisti». Investitura da vero leader europeo.

(il giornale .it Roberto Vivaldelli).

————————————————————————————————————————

Lo scontro fra le istituzioni europee e la Polonia

Lo scontro si è arricchito di una nuova puntata. Mercoledì la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato la Polonia a pagare alla Commissione europea una multa giornaliera di un milione di euro, la più alta mai inflitta a uno Stato membro, per non aver sospeso l’attività della sezione disciplinare della Corte Suprema polacca, come chiesto dalla Corte di Giustizia a luglio. La sezione disciplinare è una specie di tribunale politico pieno di giudici vicini  a Diritto e Giustizia, il partito di estrema destra che controlla il governo polacco.

Nonostante il governo polacco abbia fatto sapere che non intende pagare «nemmeno uno zloty», opporsi al pagamento di multe del genere è piuttosto complicato: per evitare l’accumularsi della sanzione, la soluzione più semplice e finora intrapresa dagli Stati che hanno ricevuto condanne simili è quella di adeguarsi alle richieste.

Anche perché, in caso di mancato pagamento, la Commissione può decidere di scalare l’importo della multa dai fondi europei che spettano alla Polonia. E sappiamo tutti quanto i Polacchi ci tengano ai loro preziosi fondi europei: dal 2004, anno del suo ingresso nell’Unione, al 2020, la Polonia è il paese che ha ricevuto la quantità maggiore di fondi europei: 127 miliardi di euro, un terzo del PIL del 2020. Raramente facciamo previsioni, ma stavolta ci aspettiamo che cambino idea a breve.

(Il post Konrad ottobre)

——————————————————————————————————-

La Tunisia ad un passo dal tracollo

Omissis. Negli ultimi dieci anni Tunisi è stata vista come un esempio. In molti hanno definito lo scenario politico tunisino come l’unico realmente democratico e dove la primavera araba ha saputo portare una forma di multipartitismo. Ma se si chiede a un cittadino quali sono stati gli effetti di questa presunta ventata democratica, la risposta non assumerebbe toni positivi. Nella migliore delle ipotesi, per i Tunisini non è cambiato nulla. Poveri si era nel 2011 e poveri si è ancora adesso, forse anche peggio. La Tunisia ha preso il meglio e il peggio dell’occidente. Ha importato per esempio dall’Italia il «gusto» dell’instabilità politica e di parlamenti talmente frazionati da creare ogni anno una crisi di governo. Tutto questo ha significato lo stop a ogni riforma e il rallentamento di tutti i vari progetti economici portati avanti. Il presidente Kais Saied, il 26 luglio scorso, nel tentativo di dare una sterzata alla situazione, ha rotto gli indugi. Ha licenziato il premier Mechici e congelato il parlamento. Ha arrogato a sé pieni poteri sulla base di quanto previsto dall’articolo 80 della Costituzione, secondo cui in caso di emergenza il capo dello Stato può attuare simili disposizioni. All’opinione pubblica questa mossa è piaciuta. La popolarità di Saied ha sforato anche il 90% nelle ultime settimane. Un «nuovo rais» a cui ci si affida per mettere ordine. Dal canto suo, il presidente ha nominato una donna nel ruolo di premier, Najla Bouden Romdhane, e ha promesso di mandare avanti le riforme per far risollevare il paese. Queste mosse Saied non avrebbe potuto farle senza l’appoggio delle forze armate e di sicurezza. Queste ultime adesso stanno a guardare. L’obiettivo è verificare se le intenzioni del presidente porteranno frutti o no. La Tunisia ha un debito molto elevato, le riserve statali sono molto esigue e non possono essere usate, le agenzie di rating hanno declassato il paese e i titoli di Stato valgono sempre meno. Saied non ha quindi molti margini di manovra, soprattutto sul fronte finanziario. Omissis. Una Tunisia destabilizzata è uno spettro molto grande per il nostro Paese (e n.d.r per i paesi confinanti). In primo luogo ovviamente per il dossier immigrazione. Su 54mila migranti sbarcati in Italia nel 2021, 14mila sono tunisini. Una cifra già non così lontana dallo scorso anno, dove addirittura le persone approdate dalle coste tunisine hanno rappresentato il 48% del totale. Il governo di Roma, a più riprese, ha chiesto alle autorità locali di occuparsi in modo serio del problema. Nell’estate del 2020 a Tunisi si sono recati sia il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Viaggi poi ripetuti in altri momenti. Sono stati stretti accordi per aiutare le forze di sicurezza locali a ridimensionare la portata degli sbarchi. Ma i risultati non sono arrivati. Se lo scenario dovesse complicarsi, il problema immigrazione potrebbe diventare ancora più grave e importante. Ci sono poi altri dossier sul tavolo. A partire da quello legato al terrorismo. La Tunisia è stato il Paese che ha fornito il maggior numero di foreign fighters all’Isis. Il fenomeno della radicalizzazione di molti suoi giovani, spinti verso la jihad anche dalle mancate prospettive economiche, è molto serio. Era un Tunisino sbarcato a Lampedusa, ad esempio, il terrorista che ha compiuto la strage di Nizza dell’ottobre 2020. La collaborazione con Tunisi sul fronte della sicurezza è vitale per l’Italia e per la prevenzione di possibili attentati. C’è poi il lato economico. Gli scambi commerciali tra le due sponde del Mediterraneo sono sempre più vivaci e coinvolgono sempre più settori. Un collasso dell’economia tunisina avrebbe ripercussioni anche dalle nostre parti.

 

(Inside Over Mauro Indelicato 30 ottobre 2021)

 

Comments are closed.

« »