L’oasi felice UE

Dic 16 • Dal Mondo, L'opinione, Prima Pagina • 106 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 2 dicembre 2023. Il 2 dicembre 1956 Castro sbarca a Cuba.

Rete per contenere la Cina nel Mar Cinese Meridionale

L’Indo-Pacifico è sede di tensioni internazionali che sono secondarie rispetto a quelle europee o del Medio Oriente solo perché non hanno ancora superato la soglia del conflitto armato. Oltre la ben nota questione di Taiwan, che la Cina intende condurre sotto il suo possesso in un modo o nell’altro, è quella del Mar Cinese Meridionale che evidenzia sviluppi più interessanti e problematici dal punto della stabilità internazionale. Quello specchio d’acqua conteso, infatti, vede il confronto tra la Cina – che ne rivendica il possesso nella sua interezza – e gli altri Stati rivieraschi, coinvolgendo un sistema di alleanze e partenariati che ampliano il raggio di azione della tensione. Giappone e Stati Uniti, infatti, stanno sfruttando questa situazione di instabilità determinata dall’aggressività cinese per ampliare la propria rete di contenimento della Cina, e in particolare un attore, che sino a qualche tempo fa sembrava avere trovato un equilibrio tra il Dragone cinese e l’aquila statunitense, sembra aver decisamente cambiato fronte: le Filippine. Come sappiamo l’arcipelago filippino è bagnato nella sua parte occidentale dal Mar Cinese Meridionale e Manila, come Pechino, rivendica la sovranità sulla Zona di Esclusività Economica di quel mare, che invece la Cina non ammette considerando quello bacino interamente sotto sovranità nazionale. Il «casus belli» è dato, ancora una volta, da alcuni isolotti che costellano quello specchio d’acqua che ricadono nella Zee filippina e questa volta Manila sembra intenzionata a far valere i propri diritti a costo di provocare una vera e propria rottura diplomatica. Analizzando quanto accaduto in questi mesi, è palese che l’assertività cinese, diventata vera e propria aggressività utilizzando il suo strumento navale che cerca di frapporsi e ostacolare l’attività marittima filippina (e degli altri Stati bagnati dal Mar Cinese Meridionale) abbia causato il riavvicinamento delle Filippine agli Stati Uniti al punto che Manila, a inizio novembre, ha annunciato la fine dei progetti infrastrutturali sostenuti dalla Cina legati alla Belt and Road Initative. Pochi giorni dopo la collisione di una nave cinese con una missione di rifornimento filippina nel Mar Cinese Meridionale, il segretario ai trasporti filippino Jaime Batista ha annunciato che le Filippine stanno demolendo progetti infrastrutturali cinesi per un valore di 4,9 miliardi di dollari, che coinvolgono due progetti ferroviari nell’isola settentrionale di Luzon e un altro sull’isola meridionale di Mindanao. A fine ottobre, infatti, unità navali da guerra cinesi e della Guardia Costiera avevano effettuato azioni intimidatorie nei confronti di navi filippine che si stavano avvicinando all’isola di Scarborough Shoal (Bajo de Masinloc per Manila) che ricade ben al di dentro della Zee filippina. L’evento è stato la classica goccia che fa traboccare il vaso, e ha portato il presidente Ferdinand Marcos Jr. a decidere di visitare il quartier generale del comando indo-pacifico statunitense alle isole Hawaii: un chiaro segnale per Pechino. Di contro la Cina, pochi giorni dopo l’incidente, ha fatto sapere, tramite il ministro degli Esteri Wang Yi, che le controversie sulla sovranità marittima e sui diritti del mare dovrebbero essere risolte attraverso una consultazione amichevole tra le parti direttamente interessate, sottolineando che il confronto «tra blocchi» e un approccio a somma zero deve essere fermamente respinto. Pechino nella stessa occasione ha tenuto anche a far sapere che l’arbitrato sulla sovranità nel Mar Cinese Meridionale è un esempio di manipolazione politica dello Stato di diritto internazionale del mare che ha minato l’atmosfera di pace e di cooperazione nella regione, ha eroso i valori fondamentali di equità e giustizia e dovrebbe essere respinto dalla comunità internazionale. Risulta quantomeno singolare che proprio Pechino citi il diritto marittimo, stabilito dall’Unclos, quando proprio le sue azioni che non rispettano le Zee del Mar Cinese Meridionale hanno dimostrato la volontà del Politburo di non considerarli.

(insider over)

Le aspirazioni russe, decision dominance e azioni limitate all’estero

L’Institute for the Study of War ha lanciato nel 2020 un progetto di ricerca volto ad analizzare come gli Stati Uniti e i loro principali competitors, ossia Russia e Cina, stiano adattando le proprie forze armate imparando dai recenti conflitti. In particolare, esso identifica i principali sforzi di modernizzazione militare condotti da Mosca e Pechino, analizzandone le implicazioni per gli Stati Uniti. Le discussioni russe circa le guerre future vertono in particolare sul concetto di superiority of management, inteso come la capacità di adottare decisioni vincenti obbligando l’avversario a muoversi entro un framework di azioni favorevole alle forze di Mosca, concetto appreso dalle forze armate del Cremlino durante il conflitto in Siria. Il secondo elemento chiave delle riforme operate dalle forze russe consiste invece nell’enorme importanza riservata al dominio dell’informazione. In particolare, i teorici russi sostengono che un’azione militare cinetica vada adottata nel contesto di una più ampia campagna volta ad ottenere la superiorità sul fronte dell’informazione. Tale strategia viene applicata in particolare nelle cosiddette «guerre ibride».

(Insider over)

Torna il terrore a Parigi: un morto

Parigi piomba di nuovo nel terrore. Questa sera un uomo armato di coltello ha assalito una coppia nei pressi della Tour Eiffel, scatenando il panico. Sulla vicenda si conosce ancora poco ma, secondo quanto riferiscono le autorità francesi, il soggetto sarebbe già stato catturato dalla polizia attorno al Quai de Grenelle (15° arrondissement di Parigi). Cosa è successo: stando a quanto dichiarato dal ministro degli Interni Gérald Darmanin, accorso sul posto, la brutale aggressione si è verificata nel corso della serata di oggi, sabato 2 dicembre, intorno alle 21.45. Un uomo armato di coltello ha gridato «Allah Akbar» per poi scagliarsi contro una coppia che passeggiava nei pressi della Tour Eiffel. L’uomo, raggiunto da un fendente, è stato ucciso, mentre la donna, rimasta ferita, è stata trasportata in ospedale, ma le sue condizioni non sarebbero gravi. «La polizia ha appena coraggiosamente arrestato un aggressore che assaliva dei passanti a Parigi, intorno al Quai de Grenelle», ha dichiarato su X il ministro degli Interni Darmanin. «Una persona deceduta e un ferito assistiti dai vigili del fuoco di Parigi. Si prega di evitare la zona». A quanto pare, il bilancio è di un morto e due feriti. Tutti turisti. Il primo, un uomo con doppia nazionalità tedesca e filippina, è morto dopo aver ricevuto una coltellata alla schiena e alla spalla. I soccorritori lo hanno trovato già in arresto cardiorespiratorio sul ponte Bir-Hakeim, tra il 15° e il 16° arrondissement di Parigi. Uno dei feriti, invece, un inglese, è stato colpito con un martello in Avenue du Président de l’Avenue Kennedy. A seguito dell’aggressione ha riportato una ferita alla testa.

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