L’oasi felice UE

Nov 18 • L'opinione, Prima Pagina • 103 Views • Commenti disabilitati su L’oasi felice UE

Dr. Francesco Mendolia

Ho terminato di raccogliere queste notizie il 3 novembre 2023. Il 3 novembre 1957 l’Unione Sovietica lancia lo Sputnik 2.

I ragazzi di Kiev tra kalashnikov e molotov in strada «pronti a morire»

Sacchetti di sabbia, reti, cassoni dell’immondizia, copertoni e qualsiasi altro materiale pur di fermare i russi intrappolandoli a Kiev in una guerriglia casa per casa. Le barricate, dopo un giorno di coprifuoco totale, sono spuntate come funghi nella capitale ucraina. Civili armati di kalashnikov con il bracciale giallo, che distingue la resistenza e le forze ucraine, presidiano gli sbarramenti più importanti. Le poche macchine in giro sono costrette a delle gimcane studiate apposta. A bordo di un’auto dei volontari in armi giriamo mezza Kiev, che è stata trasformata in un dedalo infernale per le lunghe colonne russe attestate a 20-30 chilometri dalla capitale. Artem Zinchenko, nome  di battaglia Avik, ama l’Italia che ha visitato sei volte da Milano a Napoli. Veterano della rivolta di piazza Maidan, pugile professionista, a 26 anni guida la resistenza nel quartiere chiave di Solomyanska, che potrebbe venire investito da una delle punte di attacco dei russi. «Non ho paura di morire per la mia patria – spiega sereno – Tanti anni fa i giovani di Praga e Budapest hanno combattuto contro l’invasione sovietica. Adesso tocca a noi». Barbetta curata, giubbotto nero e cappello alla rovescia, mi porta nella «base» con la bandiera ucraina sul muro, dove si sta organizzando la resistenza. Le radio portatili per tenere in contatto la difesa popolare dei vari quartieri sono appena arrivate con uno dei giovani partigiani. Tre serie di barricate ostacolano la strada che arriva dritta nel centro città fino a piazza Maidan. Una dozzina di ragazzi vestiti come se andassero a scuola recupera le cassette da fruttivendoli zeppe di molotov e si posiziona seguendo gli ordini di Avik dietro le barricate. «Non la vogliamo, ma siamo pronti per la guerra. Non abbiamo altra scelta» sostiene un ragazzo con una molotov in mano. «Molti di noi sono civili, ma siamo nati qui e questo è il nostro paese – spiega in inglese una ragazza bionda – Nel quartiere siamo cresciuti e per questo vogliamo fermare Putin per difendere il nostro paese». Avik ribadisce in italiano: «Siamo forti, siamo pronti. Aspettiamo il nemico». Questa banda di Jan Palach ucraini fa tenerezza e se mai i carri armati russi entrassero in città verrebbero spazzati via, ma trasformerebbe l’invasione in un bagno di sangue, che peserebbe per sempre sulle spalle dell’ultimo Zar.

(Insider over  Fausto Bikoslavo)

Perché Blinken torna in Israele

Lo scopo del viaggio di Antony Blinken a Tel Aviv è uno solo, secondo la Casa Bianca: convincere il governo israeliano ad accettare una tregua umanitaria a Gaza. Si tratta di una posizione che Washington ha maturato soltanto in questi ultimi giorni e, come ha spiegato il portavoce della sicurezza nazionale John Kirby, è ben diversa da un cessate il fuoco generale. Gli Stati Uniti sostengono pause temporanee e localizzate che possano dare lo spazio e il tempo sufficienti ai civili per evacuare. Blinken ha anche sentito l’alto rappresentante UE Josep Borrell, con il quale ha ribadito il diritto di Israele a difendersi e la necessità di proteggere i civili Il primo ministro israeliano Benyamin Netanyhau ha mostrato al diplomatico statunitense alcune parti del film preparato dall’esercito «sugliorrorie la strage compiuta da Hamas il 7 ottobre scorso». Lo ha fatto sapere l’ufficio del premier. L’incontro allargato di Blinken con il gabinetto di guerra è ancora in corso. «Nel nord di Israele siamo in stato di massima allerta. Siamo pronti a reagire a qualsiasi evento abbia luogo oggi, o nei prossimi giorni»: lo ha affermato il portavoce militare Daniel Hagari descrivendo quella che ha definito una «accresciuta attività degli Hebzollah, che ieri nel nord di Israele hanno colpito Kiryat Shmona e Safed, ferendo persone. L’Iran – ha aggiunto – continua con le sue attività sovversive e incita i suoi fiancheggiatori inviando loro armi, così come è avvenuto in Ucraina, in Iraq e nello Yemen». «L’Iran – conclude – vuole distrarci dalla nostra guerra a Gaza». I ministri del gabinetto di sicurezza di Israele hanno votato per trasferire i fondi fiscali raccolti per l’Autorità Palestinese a Ramallah, ma hanno detratto il denaro stanziato per la Striscia di Gaza. Lo ha reso noto l’ufficio del primo ministro. Precisando che «Israele sta interrompendo ogni contatto con Gaza». Nel comunicato, riferisce Times of Israel, si spiega che «non ci saranno più lavoratori palestinesi da Gaza e i lavoratori che erano in Israele il giorno in cui è scoppiata la guerra torneranno a Gaza». Hamas ha inviato un messaggio in testo in ebraico ai parenti dei civili rapiti nel sud di Israele e portati nella Striscia di Gaza. Lo sostiene la tv israeliana Kan News, aggiungendo che il messaggio era firmato dalle Brigate di al-Qassam, il braccio armato di Hamas. «Abbiamo offerto al vostro governo uno scambio di prigionieri, ma non è stato accettato – si legge nel testo – questo è il nostro messaggio: il rilascio di tutti i prigionieri sionisti in cambio del rilascio di tutti i prigionieri palestinesi». Il portavoce dell’ala militare di Hamas, Abu Obeida, ha affermato che «Gaza sarà lamaledizione della storiaper Israele e i soldati israeliani ritorneranno nei sacchi neri». Ieri l’esercito israeliano ha confermato di aver parlato con le famiglie di 241 persone sequestrate dai palestinesi. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan continua ad attaccare Israele. «Niente può scusare quello a cui abbiamo assistito dal 7 ottobre e spiegare questa brutalità. A Gaza sono stati commessi crimini contro l’umanità esattamente per 28 giorni», ha detto Erdogan in un conferenza ad Astana, in Kazakistan, in occasione del vertice degli Stati turchi, come riporta Anadolu. Erdogan è tornato a chiedere un cessate il fuoco e ha ribadito la proposta per una «conferenza di pace internazionale» per porre fine al conflitto in Israele e Palestina. Il leader turco ha aggiunto che finora Ankara ha inviato 10 aerei con aiuti umanitari destinati a Gaza.

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