Canone radiotelevisivo: se è vero che chi ben inizia…

Nov 18 • L'opinione, Prima Pagina • 122 Views • Commenti disabilitati su Canone radiotelevisivo: se è vero che chi ben inizia…

Lo scorso mese d’ottobre «Tamedia» e 20 «Minutes» hanno realizzato con l’Istituto LeeWas, un sondaggio sull’iniziativa popolare «200 franchi bastano» e gli intervistati hanno espresso un parere molto favorevole all’iniziativa lanciata dall’UDC, dall’Unione Svizzera delle arti e mestieri (USAM) e dalla sezione giovanile del Partito Liberale Radicale. L’accoglimento della stessa è del 61%, mentre il 36 % sarebbe contrario e il 3 % è ancora indeciso.

Le risposte ottenute sono date da un campionario di 29’081 persone.

Rammentiamo che l’iniziativa chiede una riduzione di ben 135 franchi sul canone annuale, vorrebbe inoltre esentare completamente le imprese.

Nel marzo 2018 «No Billag», che proponeva di abolire il canone radiotelevisivo, aveva trovato l’opposizione del 71,6% dei votanti.

In questi giorni il Consiglio federale, attraverso Albert Rösti responsabile del DATEC, ha presentato la sua controproposta. Entro il 2029 il canone radio-TV dovrebbe scendere dagli attuali 335 a 300 franchi all’anno. Inoltre, le imprese con un fatturato annuo soggetto all’IVA fino a 1,2 milioni di franchi dovrebbero essere esentate dal canone (attualmente fino a 500’000 franchi).

Se la nuova iniziativa fosse accolta, comporterebbe «una riduzione di circa 170 milioni di franchi» del budget della SSR. L’annunciata austerità, inevitabilmente, si tradurrà nella «perdita di posti di lavoro» ha aggiunto Rösti. Secondo cui, indicativamente, i tagli potrebbero essere dell’ordine di diverse centinaia di posti. Tagli che, ha proseguito il responsabile del DATEC, la SSR sarà in grado di assorbire «attraverso le fluttuazioni naturali come pensionamenti o cambi di lavoro».

«L’obiettivo di questa proposta del Consiglio federale è quello di perfezionare l’offerta di programmi della SSR» ha aggiunto Rösti. «Date le difficoltà del panorama dei media privati, è importante avere un ponte tra i media privati e il servizio pubblico. La SSR deve intensificare questo approccio. La SSR deve quindi rimanere ancorata a livello regionale, ma rappresentare una minore concorrenza per le aziende private, ad esempio nello sport e nell’intrattenimento».

Non solo, la soluzione del Consiglio federale dovrebbe contrastare l’iniziativa «200 franchi bastano». Ancora Rösti: «Penso che il pubblico e i telespettatori vedranno che stiamo davvero facendo un passo a favore dei consumatori e allo stesso tempo un altro passo in direzione dei media privati». Il Consigliere federale ha pure promesso che le quattro lingue e culture nazionali continueranno a essere ben rappresentate nella programmazione del servizio pubblico.

L’obiettivo di dribblare questa iniziativa, d’altronde, va proprio verso la salvaguardia della SSR quale riferimento per tutte le regioni del paese.

Ricordiamo che gli iniziativisti hanno raccolto le oltre 126mila firme in 13 mesi e, di queste, più di 30.000 arrivano dal Canton Ticino.

Subito i contrari all’iniziativa si son fatti sentire, criticando pure la proposta dell’Esecutivo. «Se la SSR viene nuovamente indebolita, i media privati non staranno meglio, al contrario: la spirale al ribasso continuerà», afferma il presidente dell’Alleanza Diversità mediatica Mark Balsiger.

Pollice verso anche dai sindacati dei media SSM e syndicom: «Nonostante il Consiglio federale rifiuti l’iniziativa “200 franchi bastano!”, mette allo stesso tempo in pericolo il servizio pubblico dei media in Svizzera». I sindacati criticano il controprogetto a livello di ordinanza presentato e l’approccio del Governo: «La riduzione arbitraria del canone radiotelevisivo – affermano – colpisce sia le aziende mediatiche private che la SSR e mette a repentaglio la qualità del servizio pubblico dei media».

Ora ci sembra che il nostro paese dovrebbe sottostare ai media che pretendono di fissare loro quanto si deve pagare per il canone radiotelevisivo più caro d’Europa.

Noi ci chiediamo solo una cosa, oggigiorno se accendiamo la radio, troppo spesso ci capita di udire un paio di mezzi busti che si parlano uno sull’altro, qualche volta anche contraddicendosi.

Sono proprio necessari così tanti dipendenti alla RSI??                                          

FRG

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