L’immigrazione è una scelta, non un’imposizione!

Gen 27 • L'editoriale • 2357 Views • Commenti disabilitati su L’immigrazione è una scelta, non un’imposizione!

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Sia ben chiara una cosa: a nessun paese è mai stato vietato far immigrare chi e quando vuole. Semmai è stato ed è possibile il contrario, ossia NON far immigrare persone di cui non ha bisogno o che sarebbe inopportuno far entrare per motivi vari fra cui, non ultimo, un eventuale passato criminale. Quando nel lontano 1965 emigrai in Australia, per esempio, ci andai con una parte della trasferta pagata dal governo australiano che favoriva l’immigrazione di manodopera qualificata, che però a quel tempo faceva un’accurata scelta di chi entrava sul suo territorio applicando addirittura (fino al 1973) la cosiddetta “politica dell’Australia bianca”, di fatto il veto d’entrata a chiunque fosse “colored”. Ma a nessuno veniva in mente né di proibire “tout court” l’immigrazione né però, tantomeno, di aprirla anche a chiunque non avesse la minima chance di trovare un lavoro o l’avesse unicamente a scapito di un residente destinato a finire in disoccupazione.

E nessuno, in Svizzera, prima dell’introduzione della sciagurata libera circolazione delle persone con l’UE, s’è mai visto rifiutare l’assunzione di uno straniero quando avesse dimostrato di aver fatto invano il necessario per assumere un lavoratore indigeno di uguale qualifica. Era un po’ più complicato e lungo, in quanto bisognava pubblicare qualche inserzione nei giornali ed esaminare eventuali candidati dimostrandone l’eventuale inidoneità, ma alla fine si otteneva permesso di residenza e di lavoro. E infatti, i frontalieri esistevano già allora come esistono oggi, solo che perlopiù erano impiegati in settori nei quali erano realmente necessari.

Quindi sgombriamo il tavolo dalle assurde catastrofi paventate, in caso di un SÌ all’iniziativa “contro l’immigrazione di massa”, dalle associazioni economiche (Unione svizzera degli imprenditori, Unione svizzera delle arti e mestieri, scienceindustries, hotelleriesuisse, ICTswitzerland, Unione svizzera dei contadini, Convenzione padronale dell’industria orologeria svizzera, H+ Gli ospedali svizzeri, TVS Federazione Tessile Svizzera, Associazione Svizzera d’Assicurazioni ASA, Swissmem ed economiesuisse) scese in campo non tanto a difesa di loro interessi vitali, quanto della comodità e del vantaggio di poter assumere senza il benché minimo ostacolo manodopera qualificata e no, ma soprattutto più conveniente dal punto di vista dei costi. Una politica egoista e miope, che a lungo termine si rivelerà – e lo sta già facendo – catastrofica per il paese e, soprattutto, per la popolazione lavoratrice residente. A queste organizzazioni economiche non importa che le condizioni di vita degli indigeni stiano degradando a vista d’occhio e che questo bel risultato stia costando il doppio al paese in termini di infrastrutture e di assicurazioni sociali (dobbiamo pagare i nostri disoccupati – senza contare i parassiti immigrati da noi solo per approfittare del nostro sistema previdenziale -e, nel contempo, finanziare anche le strutture necessarie a ospitare ogni anno l’equivalente di una città come Lucerna di soli nuovi immigrati), no, a loro importa soltanto consolidare e aumentare i loro introiti abbassando i costi del personale!

E spudoratamente mentono dicendo: “L’economia svizzera e la popolazione approfittano ampiamente della libera circolazione delle persone e degli accordi bilaterali conclusi con l’Unione europea (UE). Nossignori, l’economia sì, ma a scapito di quella popolazione che da questi accordi non trae alcun beneficio. E fanno passare sornionamente il messaggio che, grazie alla libera circolazione, la Svizzera “è il paese più competitivo al mondo” e che “questo successo si riflette nel tasso d’occupazione elevato e nella crescita del PIL pro capite, malgrado un contesto di crisi economica e finanziaria mondiale”. Ebbene, il tasso di occupazione sarà anche elevato per rispetto a quello degli altri paesi, ma è innegabile che la disoccupazione sia in crescita anche da noi. Inoltre, se c’è stata sì una crescita del PIL globalmente, non è vero che ci sia stata anche quella del PIL pro capite.

Infatti, uno studio effettuato nel 2012 dall‟istituto di ricerche congiunturali (KOF) dell’ETH di Zurigo, su mandato dell’UFM e riportato nell’argomentario a favore dell’iniziativa, ha esaminato esattamente questa questione arrivando alla conclusione che l‟immigrazione ha sì sostanzialmente avuto un effetto sul PIL (perché più persone producono anche e consumano di più), tuttavia gli effetti sul reddito medio – se misurato tramite il PIL – sono stati estremamente limitati.” In altre parole, l’economia nel suo assieme ne ha tratto qualche beneficio, ma i singoli cittadini no.

“La libera circolazione permette alle imprese svizzere di reclutare in Europa la manodopera specializzata di cui esse hanno bisogno quando non la trovano in Svizzera” hanno affermato presentando il fronte anti-iniziativa. Ed è qui che casca l’asino: hanno infatti omesso accuratamente di dire che la maggior parte delle imprese recluta manodopera – e neanche necessariamente specializzata – all’estero, anche quando la troverebbe senza grandi sforzi anche in Svizzera (ma, naturalmente, a prezzi altrettanto svizzeri).

E aggiungono “il sistema di contingenti auspicato dall’UDC comporterebbe degli inconvenienti”. Certo, nessuno lo nega, l’abbiamo detto fin dall’inizio. Ma degli inconvenienti – peraltro non gravi, trattandosi perlopiù di lievi ritardi dovuti alla necessaria ricerca di personale indigeno – per una categoria imprenditoriale che, quella sì, gode dei vantaggi degli accordi bilaterali con l’UE, ma certamente non per il paese e per i suoi abitanti che oggi subiscono invece il perverso effetto di estromissione dall’impiego anche quando sono perfettamente in grado di svolgerlo. Del resto, la Svizzera ha sempre goduto di un’eccezionale crescita economica in paragone agli altri paese, anche prima della libera circolazione delle persone. Perché, dunque, non tornare a un sistema che per decenni ha dato buona prova di sé?

Concludendo, accettando l’iniziativa, la Svizzera avrà sempre la possibilità di far immigrare la manodopera di cui ha bisogno, ma lo potrà fare con sufficiente ragionevolezza da conservare comunque la competitività dell’economia svizzera, ma evitando di colpire la totalità della cittadinanza a favore di pochi egoisti che hanno ormai a più riprese dimostrato di non tenere in alcun conto il benessere globale del paese.

 

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