Esercito svizzero: sempre peggio!

Mar 7 • Dalla Svizzera, Prima Pagina • 312 Views • Commenti disabilitati su Esercito svizzero: sempre peggio!

L’imminente uscita di scena della consigliera federale Viola Amherd nei prossimi giorni, a quanto sembra, non ha calmato, per ora, la bufera delle responsabilità nell’esercito svizzero. Alcuni giorni fa, pure il capo del medesimo Thomas Süssli ha comunicato che lascerà il suo posto alla fine di quest’anno. Queste dimissioni sono però pure offuscate da un’inchiesta amministrativa avviata nei suoi confronti lo scorso autunno perché sospettato di aver violato il segreto d’ufficio.

A commissionare l’inchiesta – rivelano i giornali NZZ am Sonntag, SonntagsZeitung e Le Matin Dimanche – è stata la responsabile del Dipartimento federale della difesa Viola Amherd.

Non sono tuttavia emerse responsabilità, per cui il procedimento penale è stato archiviato senza colpevoli. L’indagine ha riguardato la trasmissione di documenti legati al piano di risparmio dell’esercito. Da quanto è emerso «non vi erano fatti che richiedessero un intervento d’ufficio nell’interesse pubblico», ha confermato il DDPS ai media.

Stando a quanto riporta la NZZ am Sonntag, che cita diverse fonti indipendenti, la consigliera federale Karin Keller-Sutter avrebbe chiesto le dimissioni di Süssli.

All’inizio di settembre, diversi membri del Consiglio federale avevano espresso dubbi sulla lealtà del capo dell’esercito, scrive il giornale.

Thomas Süssli si trova a capo dell’esercito dal primo gennaio 2020. Il suo predecessore era Philippe Rebord, che lasciò l’incarico per problemi di salute.

Originario di Wettingen, dal 1989 al 2001 fu, in diverse funzioni, alle dipendenze dell’UBS. In seguito, gestì quale imprenditore e coproprietario la IFBS di Zurigo. Dal 2008 lavorò per Vontobel e Credit Suisse. Da quell’anno iniziò pure a collaborare con l’esercito e nel 2018 fu designato capo della Base d’aiuto alla condotta con conseguente promozione al grado di divisionario.

Al futuro consigliere federale spetterà ora il compito di scegliere un sostituto, compito sicuramente non facile.

Passando poi alle recenti irregolarità della Ruag,  le novità sono all’ordine del giorno.

Sospetti di frode, una cultura dell’errore non sufficientemente sviluppata, ma anche mancanza di fiducia, trasparenza e continuità. Il Controllo federale delle finanze (CDF) non ha risparmiato critiche – per l’ennesima volta – all’indirizzo di Ruag. In tre audit pubblicati, il CDF ha esaminato la gestione e la direzione di Ruag MRO, nonché i possibili casi di frode all’interno dell’azienda di armamenti prima della sua scissione, in particolare in relazione ai carri armati Leopard, e alla gestione delle scorte. Le conclusioni sono severe.

Dopo la scissione di Ruag nel 2020, l’azienda di armamenti ha avuto cinque direttori generali e tre direttori delle finanze. Tali frequenti cambiamenti hanno ostacolato l’istituzione di processi di gestione e di una direzione stabile, ritiene il CDF.

Ci fermiamo qui, per ora, ma la storia, riteniamo, è ancora ben intricata e lungi dall’essere in via di conclusione.

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