L’illegalità «legittimata»

Gen 7 • L'editoriale, Prima Pagina • 166 Views • Commenti disabilitati su L’illegalità «legittimata»

Eros N. Mellini

La recente (ri)occupazione dell’ex-macello da parte degli autogestiti del CSOA mi dà lo spunto per qualche riflessione, soprattutto sull’atteggiamento ormai di moda fra la sinistra radical-chic, volto a giustificare gli atti illegali dei «molinari» quali reazioni di giovani spinti all’esasperazione dalla posizione assunta dal municipio.

Si invertono volutamente causa ed effetto

In realtà, la reazione è quella (tardiva) del municipio, a seguito di 25 anni di azioni illegali da parte degli autogestiti, una reazione che non avrebbe avuto motivo di esserci oggi se le autorità cittadine del 1996 – data della prima occupazione illegale dei Mulini Bernasconi – avessero allora stroncato sul nascere il primo atto fuori legge dei facinorosi autogestiti.

Insomma, 25 anni di cedimenti di fronte a, dapprima l’occupazione illegale poi sfociata in un concessione di spazi al Maglio e di una successiva parvenza di accordo per l’utilizzo dell’ex-macello, poi a periodiche manifestazioni non autorizzate – ma, chissà perché, tollerate – con episodi di violenza e di vandalismo. Il tutto, sempre nell’ottica di lasciare «un’apertura al dialogo» dimostratosi però negli anni essere in realtà un monologo di fronte a persone ostili e insofferenti verso l’autorità.

Ribadisco quindi che le azioni illegali sono sempre partite dagli autogestiti, è perciò assurdo andare a cercare l’illegalità nel municipio, addossandogli la responsabilità di quanto accaduto nell’ultimo anno (sgombero e abbattimento parziale dell’ex-macello, sgombero della proprietà Vanoni e, infine, nuovo sgombero dell’ex-macello, tutte le volte con forze di polizia in tenuta anti-sommossa).

Continue rivendicazioni di un trattamento privilegiato

Ma perché mai gli autogestiti dovrebbero usufruire di spazi gratuitamente, di esenzione dal pagare i servizi quali acqua ed elettricità, di poter offrire cibi e bevande senza la debita autorizzazione, e così via? Niente in contrario (quasi niente, per la verità) a che qualcuno offra una «cultura alternativa» se trova chi è disposto a goderne, ma alle stesse condizioni della cultura «tradizionale», non a spese del contribuente. Personalmente, ho per anni organizzato delle gare anche internazionali di bodybuilding, ma ho sempre dovuto fare i conti con un preventivo nel quale figurava il noleggio della sala e la pulizia della stessa a manifestazione finita. E a quei tempi, anche il bodybuilding sarebbe potuto essere considerato «cultura alternativa». No, tutto deve essere loro concesso gratis, altrimenti scendono in piazza. Purtroppo, questa minaccia latente è sempre stata presa troppo in considerazione dall’autorità cittadina. Solo l’anno scorso – finalmente – la corda sembra essersi rotta e il municipio ha dato prova di un certo polso. Ma subito è stato attaccato dalla sinistra radical-chic – per la cronaca, rossoverdi, ma anche elementi del cosiddetto «centro» – perché avrebbe agito sproporzionatamente o addirittura illegalmente. Poveri «molinari», in fondo non facevano niente di male, è colpa della città che non trova loro degli spazi adeguati (naturalmente gratis) per svolgere la loro benemerita attività «culturale»!

La città offre un sacco di opportunità nei limiti della legge

La città non manca di certo di opportunità per quei giovani che vogliano organizzare manifestazioni d’intrattenimento, di cultura o di sport, e in effetti gli spazi di proprietà del comune vengono spesso messi a disposizione a volte gratuitamente a volte a un modico prezzo; basta che se ne faccia debita richiesta e che ci si attenga alle norme del vivere civile. Ma questo, naturalmente, non va bene a chi pretende non solo di non pagare un centesimo, ma anche di uscire dalle norme di legge in termini di rumore, spaccio di bevande alcooliche e quant’altro.

Come si legittima l’illegalità

Come già successe con i moti studenteschi del ’68, anche a Lugano con l’ex-macello, l’impunità ottenuta di fatto dopo il primo illecito dell’occupazione ha ringalluzzito gli autogestiti che hanno vieppiù aumentato la pressione sulle autorità, fino a far sì che quest’ultime si sentissero in qualche modo colpevoli di non aver fatto abbastanza per facilitare la vita ai facinorosi.

E ci sono politici, perlopiù di sinistra ovviamente, che cavalcano questo tema. Frasi come «l’autogestione è una realtà indiscutibile cui dobbiamo far fronte» sono all’ordine del giorno. Senza considerare che tale atteggiamento costituisce di fatto la legittimazione dell’illegalità. Si comincia con «se non mi dai l’oggetto, me lo prendo» poi, la mancanza della giusta reazione fa dire «adesso l’oggetto è mio», per finire poi con «visto che mi è andata bene, lo faccio di nuovo e mi prendo qualcosa d’altro». Questa la logica degli autogestiti. Quella dei politici che li sostengono, invece, si può riassumere così: «ormai l’hai preso, quindi è tuo, facciamo qualcosa affinché in futuro siano tuoi anche altri oggetti che ti piacciono, così non infrangi la legge. Anzi, ti autorizziamo a infrangere la legge e puntiamo il dito su chi vuole fartela rispettare.»

Mi chiedo soltanto: ma non è che legittimando l’illegalità, delegittimiamo la legalità? Perché, a mio avviso, le due cose non possono convivere.

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