La pandemia: un coperchio per tutte le pentole

Nov 26 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 140 Views • Commenti disabilitati su La pandemia: un coperchio per tutte le pentole

Eros N. Mellini

Non se ne può più. Mai, prima d’ora, un termine è stato abusato per fini politici, sociali, fiscali, di potere e altro ancora.

Una campagna di terrorismo mediatico

Il terrorismo non si limita a quello violento dei dinamitardi o degli autori di stragi. Il coronavirus ha fatto emergere il terrorismo mediatico, la diffusione di «news e fake news» volte – anche se non è ben chiaro il perché – a seminare il panico fra una popolazione affamata di (dis)informazione, disposta a credere a tutto e al contrario di tutto, basta che la notizia abbia una anche solo apparente legittimazione scientifica. Il problema è proprio che questa pseudo-legittimazione scientifica la può rivendicare chiunque abbia un titolo di studio, una specializzazione in una determinata branca della medicina o faccia appello a una letteratura scientifica trovata su Internet. E proprio via Internet, purtroppo, questa (dis)informazione è ormai disponibile alla grande massa che, a sua volta, si sente legittimata a sparare le proprie cazzate nella (peraltro sincera, è questo il tragico!) convinzione di dire delle cose intelligenti. Il risultato  – e l’attuale crisi pandemica ne è la prova – è che, in mancanza di prove inconfutabili, si preferisce ripiegare su una vera e propria guerra di religione che non ha bisogno di particolari sforzi analitici, basta la fede. Come i crociati si buttavano nella mischia al grido «Dio lo vuole!», oggi il grido di guerra è «La pandemia lo esige!». La paura fa novanta, e le testate giornalistiche trovano verosimilmente in questo panico un ghiotto strumento per moltiplicare la propria tiratura.

Un coperchio per tutte le pentole

Inoltre, la pandemia è diventata un coperchio per tutte le pentole. Consuntivi e preventivi in deficit? Colpa della pandemia. In parte sarà anche vero, però l’impressione è che il Covid-19 permetta in alcuni casi di celare – o meglio, di non rinunciare – a spese che sarebbero altrimenti superflue e difficili da giustificare. Avete mai notato come, in ogni annuncio di provvedimenti finanziari, si sottolinei sistematicamente che «specialmente in questo periodo di pandemia…»  o che «la gravità della situazione, accentuata dalla pandemia…»?

Manca il personale in un determinato settore (non necessariamente quello sanitario)? Colpa del coronavirus. Non importa se questa carenza era già emersa prima della crisi pandemica e non si sia stati capaci di affrontarla, la pandemia costituisce un ottimo alibi per continuare ad adagiarsi nella propria incapacità, quantomeno posponendo qualsiasi biasimo a tempi migliori.

Crisi economica per ristoratori, cinema e centri fitness? Naturalmente, è colpa del coronavirus ma, anche e soprattutto, delle sconsiderate misure prese dalle autorità che hanno soffocato la vita pubblica con dei lockdown perlomeno discutibili.

Tua moglie è rimasta inaspettatamente incinta, tuo figlio è stato bocciato agli esami, tua figlia ha scassato l’auto in un incidente? Tutta e solo colpa della pandemia. Una sorta di assoluzione per tutti i peccati o, come detto, un coperchio per tutte le pentole.

 «Cui prodest?»

Parlando di autorità, è lecito sospettare che queste abbiano preso gusto a esercitare il potere senza le fastidiose interferenze della democrazia, instaurando una situazione d’emergenza che, seppure con le dovute proporzioni, è de facto paragonabile alla legge marziale. In nome di «San Covid», il Consiglio federale agisce a suon di decreti più o meno d’urgenza, scavalcando il parlamento che, peraltro, ha comunque ampiamente dimostrato di non essere contrario ad aggirare la volontà popolare quando se gliene presenti l’occasione (vedi rifiuto di sottoporre a referendum il miliardo di coesione all’UE: che sia dovuto anche quello alla pandemia? Mah!). Senza dubbio, l’emergenza di una situazione rende necessari dei provvedimenti eccezionali, ma è altrettanto certo che la pandemia ha costituito per alcuni una ghiotta occasione per aggirare le restrizioni che il sistema democratico impone all’esecutivo federale. Non deve quindi meravigliare il fatto che a soffiare sul fuoco del terrorismo mediatico, ci siano le autorità con i loro scenari catastrofici e bollettini quotidiani di guerra.

A costo di essere tacciato di complottista, nessuno mi può poi togliere dalla mente che a tirare qualche filo della campagna mediatica destabilizzatrice ci sia la grande industria farmaceutica, nella fattispecie, quella che fabbrica i vaccini. Non occorre infatti essere un addetto ai lavori per capire gli utili miliardari in gioco e quindi l’interesse di questa categoria a mantenere un clima di panico che procrastini sine die la richiesta di rimedi.

A questi gruppi – autorità e Big Pharma – se ne aggiungeranno probabilmente anche altri che ora mi sfuggono, ma è certo che, assieme alla coralità dei media alla perenne ricerca di «scoop», si è creato un allucinante meccanismo di persuasione che ci influenza ormai tutti nella nostra vita quotidiana. Purtroppo, il lavaggio del cervello in atto è in stato avanzato e difficilmente riusciremo a uscirne. Ci vorrebbe un tasto «reset» che spegnesse la nostra memoria e ci facesse ripartire da tre o quattro anni fa. Ma, purtroppo, è un’utopia. Maledetta pandemia!

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