Kosovari svizzeri e Albanesi svizzeri

Lug 13 • L'opinione, Prima Pagina • 516 Views • Commenti disabilitati su Kosovari svizzeri e Albanesi svizzeri

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

La partecipazione svizzera ai campionati mondiali di calcio è terminata da un pezzo, e con essa anche la questione dell’aquila bifronte che ha suscitato tante reazioni in tutti i media. Posso, tutto sommato, trarre qualcosa di positivo da tutte queste scene così spesso riportate. Non ha forse il nostro paese parecchie cose in comune con il Kosovo e con l’Albania? Tutte e tre sonno stati, nel corso della storia, presentati come «ospizio dei poveri d’Europa». Per Kosovo e Albania, questa constatazione corrispondeva alla realtà ancora pochi anni fa, nel frattempo, per fortuna, parecchie cose sono già cambiate. E, che oggi lo si creda o no, anche la Svizzera ha fatto parte fino a non moltissimo tempo fa delle nazioni più povere del continente. Ancora nel 1816/17, cattivi raccolti ed eventi politici causarono nel nostro paese un forte aumento della miseria e ridussero alla fame molti confederati. Con la povertà di massa del 1846/47, si cominciò gradualmente a riflettere sulle cause della miseria e sul modo di combatterla. Una delle molteplici soluzioni fu l’emigrazione altrove per assicurarsi una migliore esistenza e, forse, potere in seguito tornare in patria.

Esattamente la stessa cosa hanno fatto negli ultimi decenni molti Kosovari e Albanesi. Hanno lavorato in Svizzera, vi si sono bene integrati, sono spesso stati naturalizzati e, ciononostante, il loro cuore batte ancora oggi per la loro patria – il che, a mio avviso, è un buon segno. Li si deve rimproverare se, durante gli eventi bellici nei Balcani, hanno sofferto con i loro compatrioti? Ci si deve offendere se addirittura ci tornano e aiutano nella ricostruzione del loro paese, mettendo a frutto le conoscenze acquisite in Svizzera? In Kosovo ci sono oggi, addirittura in governo, delle persone che parlano “Schwizerdütsch”. È proprio questa la migliore forma di emigrazione: persone provenienti da paesi economicamente sottosviluppati impiegano il loro tempo fiori della propria patria per acquisire delle conoscenze che potranno utilizzare in seguito a casa. Questa emigrazione dovrebbe essere limitata nel tempo – solo così la patria può trarne beneficio. Che si torni indietro quale giocatore di calcio o come artigiano qualificato o come specialista informatico, non ha alcuna importanza. E dico di più: io mi auguro che anche il Kosovo e l’Albania possano completare questa evoluzione, come hanno fatto gli Svizzeri negli ultimi duecento anni. Forse, anche in meno di duecento anni…

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