Intervista di fine mandato a Toni Brunner

Gen 25 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1803 Views • Commenti disabilitati su Intervista di fine mandato a Toni Brunner

Toni Brunner Consigliere nazionale, presidente UDC Svizzera

Toni Brunner
Consigliere nazionale, presidente UDC Svizzera

Il 9 gennaio 2016 a Horn, Toni Brunner ha annunciato, a sorpresa, il suo ritiro dalla presidenza di UDC Svizzera. Otto anni impegnativi, al termine dei quali abbiamo pensato di chiedergli un bilancio e di rispondere a qualche domanda.

 

I.P.: Innanzitutto, quali le ragioni di questa decisione?

 

T.B.: Io penso in termini di legislature e ho dovuto quindi decidere se continuare alla presidenza per ulteriori quattro anni.  Ho deciso di no, perché desidero dedicarmi di nuovo maggiormente alla mia azienda e al mio mandato nazionale. Vorrei anche godere di un po’ più libertà personale, perché la funzione di presidente del partito è molto impegnativa in termini di tempo.

 

I.P.: Con lei ha annunciato le sue dimissioni anche il segretario generale, Martin Baltisser. Il giorno dopo, anche Christoph Blocher ha comunicato il suo ritiro dalla vicepresidenza di UDC Svizzera. C’è in ballo un rimpasto completo dei vertici del partito? 

 

T.B.: Ci sarà sì un cambio di persone, ma la nuova occupazione dei posti-chiave nell’UDC non dovrebbe comportare alcun riorientamento in termini di contenuti politici. E la continuità e l’affidabilità dei princìpi politici dell’UDC è molto importante. La lotta per la libertà e l’autodeterminazione, la gestione autonoma dell’immigrazione e una rigorosa politica dell’asilo rimarranno anche in futuro al centro delle proposte dell’UDC.

 

I.P.: Prendere le redini del maggiore partito svizzero a 34 anni, con un predecessore del calibro di Ueli Maurer, non era una cosa scontata, ma la scommessa si può dire vinta. In questi otto anni l’UDC è cresciuta ancora, ha messo a segno parecchie vittorie politiche (iniziativa espulsioni, iniziativa contro l’immigrazione di massa, eccetera). Ci può tracciare un bilancio?

 

T.B.: Diventai presidente 8 anni fa perché, dopo la destituzione di Christoph Blocher, dovevamo affrontare la prova del fuoco. Dovevamo innanzitutto riportare la stabilità all’interno dell’UDC. Ci separammo da Eveline Widmer-Schlumpf e la conseguenza fu la scissione di quello che diventò poi il PBD. Questo processo era necessario e fu benefico, perché poi potemmo di nuovo concentrarci sulla politica. Dopo che, per un certo periodo, fummo senza consiglieri federali, oggi disponiamo di nuovo di due nostri membri del governo nazionale. Siamo in una posizione forte come non mai e dominiamo in modo determinante il dibattito politico. Si guarda con rispetto l’UDC e molti temi importanti portano la nostra impronta. Al centro poniamo sempre la lotta per più libertà e sicurezza in Svizzera.  

 

I.P.: Quali le maggiori soddisfazioni e quali le amarezze in questi otto anni di lotta continua?

 

T.B.: L’accettazione dell’iniziativa per l’espulsione degli stranieri criminali e dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa sono state naturalmente delle pietre miliari. Anche il rigetto dell’inutile articolo sulla famiglia nella Costituzione federale è stato un successo dell’UDC. Inoltre, c’è da aggiungere l’elezione per la prima volta di due consiglieri federali candidati da noi. Peccato che abbiamo perso la votazione sull’elezione del Consiglio federale da parte del popolo e abbiamo dovuto combattere (e perdere) a lungo prima di riuscire a essere rappresentati adeguatamente nel governo nazionale.

 

I.P.: Fra i successi dell’UDC, proprio quest’anno il raddoppio in Consiglio federale. Come vede la scelta dei dipartimenti effettuata da Ueli Maurer e Guy Parmelin? Quali sono le sue aspettative dall’attuale rinnovato governo?

 

T.B.: Con Ueli Maurer l’UDC ha il ministro svizzero delle finanze. Nel suo dipartimento è integrato anche il controllo delle frontiere. È sicuramente un dipartimento-chiave, fondamentale  per tutta la Svizzera. Adesso, Guy Parmelin è a capo del Dipartimento militare, il che può essere considerato un’opportunità. Avrei visto volentieri in mano UDC il Dipartimento di giustizia della signora Sommaruga, ma purtroppo non ha lasciato il posto.  

 

I.P.: Massimo consenso elettorale (29,4%), riottenimento del secondo seggio in Consiglio federale, lei lascia la carica all’apice del successo. Quale partito lascia nelle mani del suo successore? Quali gli ulteriori margini di crescita?

 

T.B.: Il nostro partito poggia su una base solida, anche se necessita ancora molto lavoro strutturale, in particolare nelle sezioni. Il partito non ha ancora raggiunto il suo zenit. Specialmente in Romandia e in Ticino vedo un ulteriore potenziale di crescita per l’UDC. Perché lì siamo ancora molto piccoli per rapporto alla Svizzera tedesca. 

 

I.P.: La guardia non può essere abbassata, e l’UDC dovrà continuare a battersi – sempre più sola a farlo, purtroppo – per la libertà, l’indipendenza e la neutralità della Svizzera. Quali sono le sfide che l’attendono nell’immediato futuro e anche a medio termine?

 

T.B.: Ci attendono delle decisioni cruciali. In febbraio l’iniziativa per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri criminali, verosimilmente in giugno il referendum contro l’inadeguata legge sull’asilo. In primavera seguirà il messaggio del Consiglio federale concernente l’applicazione dell’articolo costituzionale contro l’immigrazione di massa. La gestione autonoma dell’immigrazione è un tema centrale e, se la politica non riuscirà a realizzarla, la rescissione dell’accordo di libera circolazione delle persone sarà per me un tema assolutamente da discutere. Dovremo anche batterci con tutti i mezzi contro un accordo-quadro con l’UE cui aspira il Consiglio federale. Con questo la Svizzera sacrificherebbe la sua sovranità.

 

I.P.: L’Unione europea non è mai stata così a terra come oggi sia politicamente, sia economicamente, tuttavia la gran parte della Berna federale continua assurdamente a sognare di aderirvi, adottando nel contempo delle politiche di sottomissione in tutti i settori possibili? Come spiegare questo fenomeno? E è proprio utopico sperare che l’UE crolli prima che la Svizzera finisca per aderirvi?

 

T.B.: Poiché una grande maggioranza della popolazione elvetica non vuole l’adesione della Svizzera all’UE, si sta tentando di trascinare il nostro paese nell’Unione europea in modo subdolo. L’accordo-quadro istituzionale sarebbe naturalmente lo strumento ideale a questo scopo. Con esso, dovremmo costantemente accettare il diritto UE, non deciso da noi e che non vogliamo. Non c’è altro da fare per l’UDC che rimanere vigile e combattere tale accordo. 

 

I.P.: Infine, una parola sul suo futuro. Rimarrà, e in che forma, in politica? 

 

T.B.: Sì. Non più alla presidenza di UDC Svizzera, ma quale consigliere nazionale per il canton San Gallo. E naturalmente continuerò a combattere all’ultimo sangue per i temi cari all’UDC. Perché il nostro partito mi sta molto a cuore.

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