Intervista a Christoph Blocher

Feb 11 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 596 Views • Commenti disabilitati su Intervista a Christoph Blocher

Pubblichiamo qui di seguito un’intervista che l’ex-consigliere federale UDC ha concesso in esclusiva a Il Paese e al Mattino della domenica.

 

I.P.: Egregio Dr. Blocher, caro Christoph, nel 2014 hai lasciato le funzioni istituzionali, ma certamente non l’attività politica in una Svizzera le cui autorità sembrano vieppiù aver perso la bussola, accodandosi pedissequamente alle direttive politiche di UE e USA. Come giudichi l’azione di Consiglio federale e parlamento durante gli ultimi decenni?

C.B.: Negli ultimi 30 anni abbiamo avuto un governo di centrosinistra-verde, con la testa e il cuore nell’UE e troppo poco attento alla Svizzera.

 

I.P.: Quali sono gli errori più gravi in cui è incorsa la Berna federale in materia di politica estera?

C.B.: Si è tentato – e si tenta tutt’oggi – di indebolire una Svizzera indipendente e di spingere la Svizzera nell’UE. L’indipendenza, lo Stato di diritto, la democrazia e la neutralità si stanno perdendo sempre di più. Sebbene il popolo abbia posto fine alla libera circolazione delle persone, la politica sta facendo il contrario: benvenuti nella Svizzera di 9 milioni di abitanti.

 

I.P.: E in politica interna?

C.B.: La mancata attuazione dell’iniziativa sull’immigrazione di massa e della legge sull’asilo approvate da popolo e cantoni. L’anno scorso è stato l’abbandono della collaudata neutralità della Svizzera.

 

I.P.: Che ne è della nostra neutralità e quali ritieni essere le responsabilità particolari del Consigliere federale Ignazio Cassis quale capo del Dipartimento degli affari esteri?

C.B.: La neutralità svizzera è permanente, armata e integrale e ha garantito al nostro paese la pace e molti buoni uffici a favore della pace mondiale nel corso di 200 anni. Durante la guerra d’Ucraina, il Consiglio federale aveva deciso inizialmente di attenersi alla neutralità svizzera. Poi, sotto la pressione degli Stati Uniti, dell’UE e dei suoi sostenitori, ha ceduto e ha violato la neutralità. I paesi stranieri cominciano a perdere fiducia nella neutralità della Svizzera. Due giorni dopo l’invasione dell’Ucraina da parte dei Russi, il consigliere federale Cassis aveva giustamente proposto al Consiglio federale di attenersi alla neutralità della Svizzera. Se, una settimana dopo, sia stato Cassis o un altro consigliere federale il primo a ribaltarsi non lo so. Ma certamente la maggioranza.

 

I.P.: Il 2021 è stato l’anno del ritiro della Svizzera dai negoziati per l’accordo-quadro con l’UE. Ma sembra che la voglia di adesione all’Unione europea imperversi ancora in gran parte della Berna federale che, dopo 30 anni, non ha ancora digerito il NO allo SEE del 1992. Ti preoccupa questo, e in che misura si può agire dall’esterno di Palazzo federale per assicurare l’applicazione della volontà popolare che, sull’adesione all’UE si è più volte espressa negativamente?

C.B.: Fare tutto il possibile affinché non assumiamo impegni di questo tipo. Nessuna rinuncia al diritto di voto degli Svizzeri – nemmeno «settoriale» – e nessun giudice straniero. Dobbiamo essere pronti per un votazione popolare. Le forze che vogliono sacrificare la Svizzera si stanno muovendo nella Berna federale!

 

I.P.: Dopo un paio d’anni pesantemente influenzati dal Covid, che hanno visto lo scatenarsi della guerra in Ucraina con le susseguenti sanzioni contro la Russia – peraltro piuttosto controproducenti per noi – ecco che il 2023 inizia con l’entrata della Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell’ONU. Non finirà dunque mai questo cedimento alla smania personale di apparire sulla scena internazionale di alcuni nostri politici? Che fare per porvi rimedio?

C.B.:  A differenza dell’adesione all’UE, abbiamo perso la battaglia contro la partecipazione al Consiglio di sicurezza. È difficile dire dove e quando tali esercizi di prestigio – e un seggio nel Consiglio di Sicurezza è uno di questi – continueranno ad avere luogo a spese della Svizzera. Ma i tempi possono di nuovo cambiare.

 

I.P.: A difesa della nostra neutralità assoluta, permanente e armata, dietro tua iniziativa è stata fondata «Pro Svizzera», un’associazione nata dalla fusione dell’ASNI con EU-NO e con l’Associazione degli imprenditori contro l’adesione all’UE. Cosa ci dici di questa nuova associazione?

C.B.: Se «Pro Svizzera» farà bene il suo lavoro, allora sarà potente, soprattutto nei referendum e nelle iniziative, come ora con l’iniziativa sulla neutralità. E poi, naturalmente, nelle votazioni popolari.

 

I.P.: Il primo atto concreto di «Pro Svizzera» è stato il lancio dell’iniziativa per la neutralità, la cui raccolta delle firme è in corso. Due parole su questa iniziativa, l’andamento della raccolta delle firme, le possibilità – in caso di riuscita – di seppellire per sempre le pericolose ambizioni di Cassis & Co.

C.B.: Ho promosso l’iniziativa sulla neutralità, è vero, ma non faccio parte del comitato d’iniziativa. Per i dettagli, devi contattare Werner Gartenmann, direttore di «Pro Svizzera».

 

I.P.: Parlando di Ignazio Cassis, un tuo giudizio sul suo operato quale consigliere federale e come presidente della Confederazione.

C.B.: Purtroppo il DFAE è pieno di ideologi di sinistra che, così come gran parte dell’amministrazione federale, trascurano ormai da tempo la Svizzera. Cassis non è stato finora in grado di cambiare le cose. Purtroppo, anche lui è accecato dall’estero. La cordialità e il fascino non sono sufficienti.

 

I.P.: Cambiamo fronte: come vedi l’attuale politica economica della Svizzera volta a spendere e spandere miliardi di franchi all’estero, in particolare se confrontata con dei gravi problemi interni quali, per esempio, il risanamento delle casse dell’AVS?

C.B.: Una gran parte di questi miliardi destinati all’estero è inutile. Salvaguardare le qualità della Svizzera è la migliore politica economica.

 

I.P.: Politica d’immigrazione: è recente l’annuncio che abbiamo raggiunto la soglia dei 9 milioni di abitanti, una gran parte degli immigrati è a carico dell’assistenza sociale, una grande percentuale dei reati è da attribuire a immigrati, ma la Berna federale continua a spacciare quest’ultimi per «arricchimento». Durante il quadriennio a capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia ci sembra che fossi riuscito a porre un freno a questa immigrazione sfrenata: quale sarebbe la tua ricetta?

C.B.: Continuare rigorosamente da dove ho lasciato:

  • Attuare l’iniziativa sull’immigrazione di massa
  • Invocare l’articolo di crisi del Trattato di Schengen/Dublino e reintrodurre la protezione delle frontiere.
  • Non tollerare l’immigrazione clandestina e deportare i clandestini e i criminali presenti nel Paese come previsto dalla legge.
  • Ottemperare alla Costituzione federale e alla legge

 

I.P.: Il Ticino: Tu hai sempre avuto un ottimo rapporto con il nostro cantone che ha spesso avuto il piacere e l’onore di ospitarti in qualità di conferenziere. Un pensiero al riguardo? L’UDC ticinese collabora ormai da alcuni anni con la Lega dei Ticinesi. Nel 2019 abbiamo fattivamente contribuito al mantenimento dei due seggi leghisti nel Consiglio di Stato, mentre la Lega ha contribuito in modo determinante all’elezione di Marco Chiesa nel Consiglio degli Stati. E quest’anno si prospetta un’alleanza analoga. Cosa ne pensi?

C.B.: Assolutamente continuare così. In politica estera, UDC e Lega sono perfettamente concordanti.

 

I.P.: Infine, gli auspici per il 2023?

C.B.: Un buon anno per tutti, ossia una prospera situazione per la Svizzera e per il canton Ticino.

 

I.P.: Grazie per la tua disponibilità e tanti auguri a te e famiglia per un ottimo anno nuovo.

C.B.: Grazie – Altrettanto allo stupendo canton Ticino.

 

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