Molte novità di grande interesse al Lucerne Festival

Set 17 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 231 Views • Commenti disabilitati su Molte novità di grande interesse al Lucerne Festival

Spazio musicale

Nella nota di benvenuto anteposta al programma della sezione estiva del Festival di musica lucernese il direttore esecutivo e artistico Michael Haefliger scrive di aver usato l’interruzione forzata dei mesi scorsi per effettuare cambiamenti creativi. Uno sguardo alle novità messe in campo mostra che il proposito è stato preso alla lettera. Per cominciare, si è assegnato ogni avvenimento a una di queste categorie: «Sinfonia», comprendente concerti delle orchestre più famose sul piano internazionale e delle personalità di maggior spicco nell’ambito della musica; «Contemporanea», per le manifestazioni dedicate soprattutto alla produzione moderna e affidate in gran parte alla nuova Lucerne Festival Contemporary Orchestra (LFCO); da ultimo «Musica per il futuro», che rivolge lo sguardo alla generazione di domani.

Non basta. Ci sarà un «Lucerne Festival Forward» autunnale, che recherà l’impronta di musicisti della Lucerne Festival Contemporary Orchestra, un complesso di studenti ed ex-studenti della Lucerne Festival Academy. A partire dal 2022, la Lucerne Festival Orchestra effettuerà in primavera due concerti sinfonici. Infine, nel maggio 2023, ci sarà la prima edizione di un Festival di tre giorni dedicato al pianoforte, curato da Igor Levit. Per quanto concerne i programmi, questo quarto Festival vorrà, tra l’altro, colmare il distacco tra musica classica e jazz.

Dal fuoco di fila delle iniziative appare in modo sempre più evidente l’idea di favorire la produzione contemporanea e di avvicinarla a un pubblico più vasto. Giustissimo, però con due osservazioni. Innanzitutto, il compito di operare per raggiungere lo scopo spetta, non tanto agli interpreti e agli organizzatori di manifestazioni, quanto ai compositori. Purtroppo, quando questi, magari per darsi importanza e riscuotere ammirazione, si ispirano a grandi principi filosofici, sociali e perfino politici, i loro prodotti risultano ostici e noiosi a una larga parte del pubblico. La musica non è fatta per questo genere di cose. Un rapporto più vivo e intenso con gli ascoltatori può nascere solo se i compositori si liberano da quello che chiamerei il fardello intellettuale e non abbiano vergogna di dire che lavorano per offrire al pubblico fonti di soddisfazione artistica. La seconda osservazione attiene specificamente al Festival lucernese. Espresso apprezzamento per le moltissime nuove e valide iniziative, giova sottolineare che il centro dell’istituzione risiede pur sempre nella stagione estiva di musica sinfonica: in nessun’altra parte del mondo, per quanto io sappia, viene data la possibilità di ascoltare nel giro di un mese una selezione così ampia delle maggiori orchestre. Gioverà compiere ogni sforzo per conservare tale primato.

Sono stato presente alla manifestazione del 28 agosto. Il quarto concerto per pianoforte e orchestra di Rachmaninow, posto al centro del programma, ebbe una gestazione travagliata. Il lavoro creativo diventò regolare e sistematico nel 1926, quando il compositore era già entrato nel quasi completo silenzio che caratterizzò la parte avanzata della sua vita. Fin dall’inizio si preoccupò per la lunghezza dell’opera ed effettuò diverse riduzioni, in fasi successive, finché nel 1941 giunse alla versione che attualmente viene di regola usata; ma forse altri cambiamenti avrebbero fatto seguito se la morte, sopravvenuta nel 1943, non glielo avesse impedito.

Il concerto riscosse scarsi consensi dalla critica come pure dal pubblico. Anche oggi viene eseguito relativamente poco e non desta entusiasmi. Ma forse i giudizi sono troppo severi e la loro negatività andrebbe attenuata: è possibile che molti ascoltatori si accostino a questo lavoro con nella mente i tre confratelli, dal primo al terzo e, non trovandovi le medesime caratteristiche, rimangano delusi, trascurando valori nuovi di un certo rilievo, non da ultimo una notevole modernità del linguaggio e interessanti soluzioni armoniche. L’«allegro vivace» esordisce con passo deciso e un poco pomposo. Segue una serie assai varia di episodi, che vanno dall’impetuosità alla raffinatezza, dalla malinconia alla serenità, dalle evanescenze agli abbandoni lirici. Ad essi la vitalità ritmica, la vena melodica spesso felice e i colori scintillanti conferiscono pregi considerevoli; le zone grigie sono scarse e il tempo, nonostante la molteplicità degli aspetti e i frequenti passaggi dall’uno all’altro, possiede una certa continuità e compattezza. Il «largo» si concede per lunghi tratti a un discorso meditativo, svagato, esitante, un poco misterioso, interrotto da un breve ma brutale momento a grande volume: tutto sommato non è privo di originalità. Passaggi gorgoglianti, capricciosi, ricchi di estro dominano poi l’«allegro vivace» finale.

A Lucerna, la pianista Yuja Wang è stata autrice di una interpretazione impeccabile, dando vita in modo convincente e spesso avvincente a tutte le sfaccettature della complessa composizione. Così, ad esempio, nella parte iniziale del tempo di mezzo, ha saputo creare, pur nell’ambito di una lettura molto controllata, un affascinante senso di stupore e rarefatta contemplazione. È dotata di grande sensibilità, ma anche di tecnica e potenza, e ha messo in chiara evidenza queste qualità nei punti più veementi, dove mai si è lasciata sopraffare dall’orchestra. Detto ogni bene della solista, altrettanto va fatto per la Mariinsky Orchestra, diretta da Valery Gergiev; questi, alle prese con un lavoro assai esigente anche per l’orchestra, ha svolto il suo compito molto encomiabilmente.

In apertura della serata sono stati eseguiti quattro pezzi dal balletto Romeo e Giulietta di Prokofjew. Qui parlerei di un «crescendo» qualitativo dell’esecuzione poiché nella prima parte («I Montecchi e i Capuleti») ho trovato che in alcuni punti la scansione ritmica troppo marcata e l’ampiezza eccessiva del volume nell’accompagnamento hanno fatto passare in seconda linea gli altri elementi della composizione, mentre nella seconda parte («Giulietta come giovane ragazza») gli spunti melodici legati alla protagonista hanno ricevuto meno attenzione di quanto avrebbero meritato. Ma la terza parte («Maschere») ha deliziato per la vivacità dei ritmi e dei colori. Dal canto suo la quarta («Romeo alla tomba di Giulietta»), con sonorità taglienti e strazianti (bravissimi in special modo i violini), ha suscitato la più viva commozione. Quanto a «Petruschka» di Strawinsky, suonata a conclusione della serata nella versione originale del 1910/11, la direzione irreprensibile di Gergiev, la compattezza dell’orchestra e il valore delle prime parti hanno fatto dell’interpretazione ascoltata a Lucerna un avvenimento memorabile. Entusiasmo del pubblico alle stelle.

 

Carlo Rezzonico

 

Comments are closed.

« »