Il supremo inganno

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Dalla Weltwoche del 21 novembre 2019 l’editoriale di Roger Köppel

Roger Köppel
Caporedattore Weltwoche

 

Il punto comune dei Verdi di sinistra e dell’AfD di destra

Esercizio di abnegazione e umiltà inedito per la sua ampiezza. I Verdi svizzeri semplicemente non se la sentono di rivendicare chiaramente un seggio in Consiglio federale dopo il loro trionfale successo elettorale. Forse sì, forse no. E poi sì. Si tergiversa, si fanno moine, si civetta.

Anche i Verdi tedeschi tergiversano. Cancelliere? Sì o no? E se sì, chi? Fanno fatica a decidersi. I due co-leader Robert Habeck e Annalena Baerbock si superano per abnegazione nell’elogiarsi l’un l’altro, perché probabilmente manca loro la forza per decidere la questione di una candidatura al posto di cancelliere. Il duo alla testa del partito dimostra la consapevole debolezza della leadership.

Ma anche a destra le cose non sembrano andare molto meglio. L’AfD, attaccata da tutte le parti, è ancora più ostile dei Verdi tedeschi all’autorità. La destra non ha solo due capi, ne ha tre, un «guazzabuglio di individui» che vuole dirigere il paese, ma che non sa dirigere sé stesso. Bisogna avere paura di un partito così poco all’altezza della sua forza?

La cosa stupefacente, è che i media trovano simpatici i politici che pretendono di interessarsi a tutto, salvo che al potere. Habeck è una superstar in Germania. Anche in Svizzera, la maggior parte dei giornalisti vota verde. Il mellifluo e ironico Moritz Leuenberger, ex-consigliere federale PS, ne fu l’acclamato pioniere in Svizzera. Faceva dei discorsi sottili, tessendo l’elogio del suo sedicente disgusto di quel potere che in seguito non voleva più lasciare.

Anche se ciò faceva ridere, lo si dovette alla fine quasi portare fuori di peso dal suo ufficio del Consiglio federale. Più un politico prende apparentemente le distanze dal potere, e più ci tiene. I candidati più agguerriti al Consiglio federale a Berna sono sempre quelli che negano a gran voce la loro intenzione di diventare consigliere federale. Mettere su delle false piste permette di offuscare la vista delle persone potenzialmente pericolose per sé stessi.

Fare finta. Ciò che osserviamo qui non è lo spettacolo dell’altruismo, né la nascita di una nuova modestia in politica. È la terza legge del potere che l’autore di successo Robert Greene ha descritto nel suo libro «Power»: «Tenete sempre segrete le vostre intenzioni. Lasciate la gente nell’incertezza. Non rivelate mai la finalità dei vostri atti. Se gli altri ignorano ciò che tramate, non possono prepararsi a difendersene».

Ma i politici che si ritraggono di fronte al potere non sono di alcun interesse per l’elettore. O hanno veramente paura, e allora dovrebbero passare la mano a chi è disposto ad assumersene la responsabilità, oppure fanno solo finta di non volerlo, e in questo caso le loro motivazioni sono losche. I politici che rifiutano il potere unicamente in apparenza, in realtà vi aspirano, ma non vogliono che si veda. Sono dei personaggi machiavellici per i quali il potere primeggia su tutto, dei narcisisti del potere che danno di sé una falsa immagine.

Nell’atteggiamento dei Verdi risuona il vecchio retaggio socialista. I socialisti si erano presentati per passare il potere e lo Stato al paradiso terrestre del proletariato liberato. La parola d’ordine «Tutto il potere al collettivo» avrebbe dovuto porre termine definitivamente a tutti i rapporti di dominazione. Alla fine, tutti erano uguali, alcuni un po’ più degli altri, e dal disordine uscì il dispotismo tanto più terribile in quanto rinnegava sé stesso. Il potere invisibile diventa un potere totale, un potere incontrollato.

I politici che gironzolano attorno al potere, i partiti che rinunciano a una linea chiara, le presidenze multiple e i modelli politici di ripartizione di posti, sono molto apprezzati dai media. È uno sbaglio. In democrazia, la mancanza di chiarezza delle responsabilità dovrebbe essere inaccettabile. Meno è chiaro chi è responsabile di qualcosa, e tanto più difficile sarà per l’elettore sapere chi votare e chi no. I sistemi o i modelli di gestione dove le responsabilità non sono chiare o sono ripartite, servono ai detentori del potere e nuocciono a tutti gli altri. Delle responsabilità ripartite e poco chiare generano poca trasparenza e dovrebbero essere evitate, in particolare nei sistemi democratici.

Ma non è solo un problema della sinistra e dei Verdi. L’AfD tedesca è un esempio del modo con cui la volontà di potere e le strutture direttive ripartite vanno di pari passo. I dirigenti dell’AfD si rallegrano di non avere una direzione chiara. Essi considerano il partito ancora giovane, senza bisogno di chiare gerarchie e che ciò sia un bene. In realtà, il partito non ha il coraggio di definire una linea chiara. Non vuole impegnarsi. Con tre dirigenti si spera di far presa su più elettori. Il potere innanzitutto. Non dovrebbe primeggiare la causa? Nello stesso tempo, l’AfD pretende di avere un programma chiaro. Ma perché, allora, ha bisogno di tre leader?

Il malcontento si manifesta in diversi luoghi. Il politologo svizzero di sinistra Michael Hermann è infastidito dal tergiversare dei Verdi di sinistra. Nel Tages-Anzeiger ritiene che uno scivolamento a sinistra di ampiezza storica sia avvenuto in occasione delle ultime elezioni. È quindi ancora più incomprensibile che la sinistra e i Verdi si siano lasciati mettere su una posizione di «difensiva politica».

È davvero così? O si fanno solo pregare? La più grande volontà di potere è quella che si nasconde meglio? Il gesuita e professore universitario spagnolo Baltasar Gracián (1601-1658) ha riassunto ciò di cui ci stiamo occupando oggi in una massima limpida: «Non ti si deve prendere per un impostore, anche se oggi non si può vivere senza esserlo. Il tuo supremo inganno deve essere di celare ciò che sembra essere un inganno.»

 

 

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