Il re è nudo
Per chi non conosce la fiaba di Hans Christian Andersen intitolata «I vestiti nuovi dell’imperatore», in breve la trama è questa: il protagonista è un imperatore superficiale e vanitoso, molto attento al suo aspetto esteriore, soprattutto all’abbigliamento. Un giorno gli si presentano due furfanti, garantendo di essere in grado di produrre una stoffa preziosissima e meravigliosa, con il pregio di essere invisibile agli ignoranti. Colpito nella vanità, il re dunque si fa «confezionare» abiti nuovi, e tutti i dignitari di corte, per paura di essere tacciati di ignoranza, poiché a loro la stoffa appare invisibile, si sperticano in lodi esagerate riguardo ai vestiti inesistenti. Giunge il giorno della grande parata, l’imperatore sfila e il codazzo dietro, tronfi, sicuri! Finché un grido si leva da una voce innocente, da un bambino: «Ma il re è nudo!». E crollano così il muro di ipocrisia e le false notizie.
Il re…
Prendendo il racconto di Andersen come metafora, oggigiorno il re è rappresentato dai poteri occulti che mirano al nuovo ordine mondiale, imponendo ai popoli il pensiero unico e privandoli di fatto di quella libertà che, paradossalmente, ci predicano come bene supremo fin dai banchi di scuola. Si predica bene e si razzola male, dunque? Certo, la manipolazione funziona così. Basta convincere la gente che la schiavitù – o anche la sola sudditanza – sia la massima forma di libertà, e si potrà far passare qualsiasi indegnità per un atto altamente virtuoso volto esclusivamente al nostro bene.
… i vestiti nuovi …
Di questi ce n’è un intero corredo, rappresentato da tutti i dogmi pseudo scientifici che ci sono stati propinati negli ultimi decenni – spesso paventando scenari apocalittici qualora vi ci opponessimo – sulla base dei quali, a suon di regole e divieti, ci siamo visti imporre sempre più drastiche modifiche al nostro modo di vivere. La «comunità scientifica» – incurante del fatto che una non insignificante parte di sé stessa si dissocia – ha deciso che il pianeta andrà incontro alla totale distruzione a causa delle emissioni di CO2, e quindi guerra ai motori a scoppio, agli impianti di riscaldamento a olio combustibile, alle centrali elettriche a carbone, alle fonti di energie non rinnovabili, e chi più ne ha più ne metta. L’energia elettrica da fonti rinnovabili – leggi pannelli solari e pale eoliche – è inaffidabile in quanto a regolarità e costa l’ira di Dio, ma non importa: dobbiamo contrastare il cambiamento climatico. Non ha importanza che questi cambiamenti – riscaldamento, rispettivamente raffreddamento – abbiano luogo ciclicamente da che mondo è mondo a causa dell’influenza solare o di altri fattori naturali. Lo dice un fior fiore di scienziati, ma sono subito oggetto di sbeffeggio e tacciati di «negazionismo», quando non di peggio. No, è colpa dell’inquinamento causato dall’uomo, dalle emissioni «antropiche» per dire la stessa cosa con un termine più alla moda e che fa molto «intellettuale». Personalmente, mi chiedo quanti TIR sbuffanti venefici gas di scarico o quante centrali a carbone o quali altri fattori «antropici» abbiano causato la glaciazione che, 65 milioni di anni fa, portò all’estinzione dei dinosauri. Poi c’è l’OMS con le sue segregazioni, mascherine e vaccini e piani per le pandemie. Ogni giorno, il re aggiunge qualche capo di vestiario, sotto forma di organismi internazionali il cui obiettivo non si capisce bene se sia il miglioramento del pianeta o il peggioramento della nostra qualità di vita. Una cosa è comunque certa: mentre il primo obiettivo è ancora lontano, il secondo l’hanno già raggiunto.
… i dignitari di corte …
Questi sono i governi, i politici, i media e l’economia in cerca di nuove nicchie di mercato da creare o sfruttare, i quali adottano, diffondono e impongono i vestiti invisibili rappresentati dal pensiero unico «mainstream» nelle sue diverse sfaccettature. Condannando e mettendo alla berlina chiunque osi sollevare qualche dubbio. E la folla, per paura di passare per ignorante o, peggio, di essere tacciata di «negazionista» – termina parificato a quello di «eretico» nel Medio Evo, sebbene finora ancora nessuno sia per questo finito sul rogo – si adegua e si convince di condividere «spontaneamente» qualsiasi cazzata le venga propinata dall’«infallibile» mainstream.
… e il bambino innocente
Difficile dire quanto sia innocente ma, oggi, il bambino che smaschera la truffa ha un nome: Trump, Donald Trump. «La svolta verde è una grande truffa›, ha detto al WEF di Davos. E, qualche settimana dopo, ha revocato le misure anti-inquinamento che erano state introdotte da Obama. E recentemente ha annunciato il ritiro degli Stati uniti da 66 organizzazioni internazionali – 31 enti delle Nazioni Unite e 35 organizzazioni non-ONU – tra cui spiccano la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l’UNICEF, e l’International Trade Center. Tutto ciò è paragonabile oggi al «Ma il re è nudo!» di Andersen. Con la differenza che, se a gridarlo è un bambino qualsiasi, nonostante i cittadini – come prosegue la fiaba – abbiano aperto gli occhi, il re può dire: «Ormai devo restare fino alla fine», raddrizzandosi ancora più fiero, portando a termine il corteo con i ciambellani che lo seguono reggendo uno strascico che non c’è. Ma quando a smascherare la magagna è il presidente dello Stato più potente del mondo, le conseguenze sono ben altre. Economiche, certo, dato che le suddette organizzazioni hanno finora potuto svolgere la loro spesso nefanda attività grazie al finanziamento degli USA. Ma anche di immagine, e quindi di quella pseudo credibilità che l’intellighenzia si era auto attribuita, ma che pochi ormai osavano contestare per non essere emarginati.
Ma il re sarà poi nudo davvero?
Certamente, è difficile per i dignitari digerire il fatto che, per non apparire stupidi, lo sono invece stati davvero. E non molleranno facilmente l’osso. I Kennedy ci hanno purtroppo dimostrato come l’establishment americano non rifugga a mezzi estremi per difendere i propri interessi. Ma se Trump riuscirà a tener duro e fra sei mesi o un anno non sarà successo niente di irreparabile, rispettivamente sarà chiaro che gli scenari apocalittici – siano essi attribuiti all’inquinamento o al cambiamento climatico o ad altri fattori con cui il «mainstream» ci perseguita da decenni – non si saranno avverati, a quello che oggi viene definito pazzo e irresponsabile, dovremo erigere un monumento per avere avuto il coraggio di avere avviato una sana catarsi, una liberazione dal nefasto pensiero unico.
E se invece si saranno avverati? Allora reciterò il mea culpa assieme al buon Donald. Ma, per il momento, si accettano scommesse.
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