Voto del 9 febbraio: non è negoziabile!

Feb 6 • L'opinione, Prima Pagina • 1029 Views • Commenti disabilitati su Voto del 9 febbraio: non è negoziabile!

Piero Marchesi Vicepresidente UDC Ticino Sindaco di Monteggio

Piero Marchesi
Vicepresidente UDC Ticino
Sindaco di Monteggio

E così, sulla bozza dell’accordo fiscale tra Svizzera e Italia, di cui noi comuni mortali non conosciamo i dettagli, è arrivata anche la presa di posizione del Governo del Canton Ticino.  Dopo le prime scaramucce, da Palazzo delle Orsoline è uscita una posizione unitaria. Il Consiglio di Stato ha dunque deciso in modo compatto, e non a maggioranza. E a me è preso un colpo.

Fermo restando che un giudizio scevro da ogni dubbio dovrebbe essere espresso solo in presenza del testo completo, apprendere che l’accordo sia legato a doppio filo all’annullamento dei contingenti, previsto dall’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa, dovrebbe essere motivo sufficiente per respingere quanto faticosamente partorito dalle menti sopraffine che l’hanno messo a punto.

Riepiloghiamo:

1 – Il 9 febbraio 2014 i cittadini svizzeri approvano un’iniziativa federale con cui chiedono di limitare l’immigrazione, mediante l’introduzione di contingenti.

2 – L’iniziativa di cui sopra diventa articolo costituzionale.

3 – Coloro che siedono al tavolo delle trattative per l’accordo fiscale del secolo tra Svizzera e Italia accettano che un Paese ordini a un altro di buttare nel cestino un esito scaturito dalle urne, altrimenti salta tutta la baracca.

Stiamo parlando di un articolo costituzionale che può piacere o no, ma tale è. Significa che chi riveste certi ruoli – consiglieri federali e di Stato in primis – dovrebbero essere pronti a dar la vita per difenderlo. Invece, davanti a Roma caput mundi, in quel di Berna si son genuflessi e a Bellinzona, inchinati.

L’evidente slalom in cui i leghisti, la liberale radicale, il popolare democratico e il socialista che siedono in Consiglio di Stato si sono cimentati, lascia abbastanza basiti. Leggiamo insieme quello che hanno infatti comunicato all’unisono:

“Nel suo complesso le basi per un nuovo accordo sono migliori di quello attuale. Tuttavia se la Svizzera dovesse introdurre nel quadro della messa in pratica dell’articolo 121a della Costituzione federale delle misure contrarie all’accordo sulla libera circolazione delle persone, è previsto che l’accordo in materia di imposizione dei lavoratori frontalieri concluso secondo la modalità della road map cessi la sua applicazione. Questo punto viene letto con preoccupazione dal Governo. La volontà popolare chiaramente espressa in Ticino il 9 febbraio 2014 va rispettata e il Consiglio di Stato chiede al Governo federale di tenerne conto nell’ambito della finalizzazione del negoziato”.

Quindi che si fa? Non ce lo dicono. Si vede che ci vogliono fare una sorpresa.

Ma l’avranno capito che il risultato scaturito dalle urne il 9 febbraio non è negoziabile?  Che, se qualcuno ha intenzione di affossarlo in nome di un presunto bene superiore, segnerà la fine della democrazia perché sarebbe un atto inaudito? Una sorta di colpo, non di Stato, ma di popolo?

Tra l’altro, i miglioramenti di cui si parla (e per carità, ci sono) sono relativi: tra i 13 e i 15 milioni di franchi – da cui bisognerà sottrarre circa un milione per le spese burocratiche generate dal nuovo accordo – sembrano poco più che una mancia al cameriere. Non si è ancora capito bene quanto influirà l’accordo sul livello di tassazione dei frontalieri.

Per quanto riguarda l’accordo finanziario – quello che permetterebbe al sistema bancario ticinese di uscire da questa fase di impasse, che minaccia molti posti di lavoro per i ticinesi impiegati nel settore – è l’unico punto positivo della trattativa. Aspetto importante, in particolare in questi periodi di crisi, dove la conservazione di tutti i posti di lavoro per i ticinesi è di fondamentale importanza.

Infine, tutti hanno affermato che sarebbe stato difficile ottenere di più. Ma nessuno ha detto che sarebbe stato impossibile.  

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