Il funerale della Svizzera. Parafato l’accordo con l’UE

Mag 30 • Dal Cantone, Dalla Svizzera, In terza, L'opinione, Prima Pagina • 344 Views • Commenti disabilitati su Il funerale della Svizzera. Parafato l’accordo con l’UE

Il «medico italiano» del PLR cancella i cantoni. Già partito il lavaggio del cervello.
Mercoledì 21 maggio è stata l’ennesima giornata nera per la Svizzera. l caponegoziatore elvetico, Patric Franzen (Patric chi?), ha infatti parafato il trattato di sottomissione alla fallita UE. Esso comprende, come noto, la ripresa dinamica, ossia automatica, del diritto UE, i giudici stranieri, i contributi miliardari obbligatori a Bruxelles. E, ovviamente, ci porterà ancora più immigrazione. La clausola farlocca di salvaguardia, con cui si riempie la bocca il kompagno Beat Jans, non servirà a una fava. Proprio come la preferenza indigena light. Gli eurobalivi non hanno alcuna intenzione di permettere alla Confederella di limitare unilateralmente l’immigrazione. L’idrante, come l’ha chiamato Jans, non solo è inchiavardato alla parete, ma è pure vuoto.

Il regalo agli amichetti
Il trattato di sottomissione è una mostruosità di 1800 pagine, zeppe di cavilli: chiaramente un parto della burocrazia europea. Le prossime tappe saranno l’approvazione (scontata) da parte del governicchio federale e poi, in estate, l’avvio della consultazione. Il «medico italiano» del PLR ha permesso a un ristretto gruppo di compagni di merende di visionare il dossier in anticipo: una trovata senza precedenti, che non sta né in cielo né in terra. Tra i privilegiati, ma tu guarda i casi della vita, figura pure il presidente di Economiesuisse, ovvero il club dei manager stranieri delle multinazionali bramosi di svendere la Svizzera, che schiaccia gli ordini al PLR. Grazie all’amico Ignazio, gli euroturbo godono ora di un vantaggio temporale illecito.

La vergogna
C’è poi la scandalosa decisione del governicchio federale – presa per 4 voti a 3 su proposta del «medico italiano» – di sottoporre l’accordo coloniale al solo referendum facoltativo. Non a quello obbligatorio, che implica la doppia maggioranza: del popolo e dei cantoni. Da notare che l’altra ministra liblab Karin Keller Sutter (Ka-Ka-eS) si è invece espressa a favore del referendum obbligatorio. Se l’Ignazio l’avesse seguita, sarebbe passata questa posizione. Il criterio della maggioranza dei cantoni avrebbe dato voce alle aree periferiche euroscettiche. A partire dal Ticino. Ma come, l’Ignazio non dovrebbe rappresentarci nel governicchio federale? E invece… Per contro, la sola maggioranza popolare gioca a favore delle aree urbane. Ovvero delle città ro$$overdi euroturbo.

Il caso Schengen
Secondo il settimanale Weltwoche, la scandalosa scelta del referendum facoltativo è il risultato di una calata di braghe di Cassis davanti a pressioni europeiste. Infatti, ancora nel recente passato, il ministro degli Esteri (ex) doppio-passaporto affermava di voler sottoporre a consultazione anche il tipo di referendum, per poi decidere in base alle risposte rientrate. Gli uccellini bernesi, dal canto loro, cinguettano un altro «sgub» (scoop). L’Ufficio federale di giustizia (UFG) pare avesse stabilito che sull’adesione a Schengen/Dublino (2005) si sarebbe dovuto votare con referendum obbligatorio. Il governicchio federale però non volle. Così ci fu il solo referendum facoltativo. Ecco la prova che le perizie dell’UFG sono semplice politichetta. Se Schengen/Dublino doveva sottostare al referendum obbligatorio, a maggior ragione l’accordo di sottomissione. Ma è proprio con una di queste perizie che il «medico italiano» argomenta il sabotaggio dei diritti popolari tramite esclusione dei cantoni.

Governicchio eurolecchino
In estate partirà dunque la consultazione sullo sconcio accordo quadro istituzionale 2.0. Logica vorrebbe che i cantoni insorgessero contro la rottamazione della doppia maggioranza. Ma la realtà sarà probabilmente diversa. La Conferenza dei governicchi cantonali è un organismo eurolecchino. Non per nulla, nel Febbraio 2024, approvò giuliva il mandato negoziale con l’UE. Mandato che già prevedeva la ripresa automatica del diritto europeo, i giudici stranieri e l’obbligo di versare contributi miliardari ricorrenti alla DisUnione europea.

Il bluff della ricerca
Il lavaggio del cervello a favore dello sconcio accordo-quadro istituzionale è già iniziato con l’adesione provvisoria della Svizzera ai programmi di ricerca UE. Bruxelles fa dipendere l’adesione definitiva dall’accettazione del trattato di sottomissione. Ma la ricerca universitaria non c’entra una fava con il mercato interno. Creare un nesso tra le due cose costituisce un chiaro abuso. E noi dovremmo legarci a un partner del genere?
Senza contare che i progetti di ricerca finanziati da Bruxelles sono politicamente orientati: mirano a diffondere il climatismo, a criminalizzare il sovranismo, a promuovere l’islamizzazione, eccetera. Inoltre, le migliori università sono fuori dall’UE. La Confederella non ha motivo per intrupparsi con istituti di livello inferiore ai propri. Non a caso, in passato la Svizzera vantava la più alta densità di premi Nobel. Da quando «collabora» con l’UE, non ne ha più avuto mezzo. Quindi, restando fuori dai vari Horizon e compagnia cantante, perdiamo ben poco. Ma, naturalmente, la partitocrazia e i media di regime, per ricattare i cittadini, descriveranno l’eventuale (ri)esclusione della Svizzera come un’immane catastrofe. Ma andate a Baggio a suonare l’organo!

Tasto reset?
Si ricorderà che Cassis, per farsi eleggere in governicchio, si riempiva la bocca con la fanfaluca del «tasto reset» sulla politica europea del suo predecessore, anch’egli PLR, Didier Burkhaltèèèr (qualcuno se lo ricorda ancora?). Il risultato del reset è sotto gli occhi di tutti: cancellare (giustamente) lo sconcio accordo quadro istituzionale «made in Burkhaltèèèr» nel maggio 2021, per poi proporre, quattro anni dopo, la sua fotocopia peggiorativa. Forse è ora di fare reset su Cassis. Il quale, tra l’altro, risulta clamorosamente assente sul fronte dei rapporti con gli USA. Lì a condurre le danze è la presidenta di turno della Confederella, la citata Ka-Ka-eS. E sta facendo una figura decisamente migliore dell’Ignazio (vabbè, non ci vuole molto). A proposito di States: la Gran Bretagna ha firmato un accordo commerciale con Washington. Segno evidente che la Brexit paga. Altro che ridursi masochisticamente a colonia degli eurobalivi!

Pensiero stupendo
Se il trattato di sottomissione all’UE sarà accompagnato dal referendum facoltativo o obbligatorio, lo deciderà il parlatoio federale. La NZZ am Sonntag – non certo una testata sovranista (anzi) – ha scritto che, se il legislativo sconfessasse il governicchio e si esprimesse per il referendum obbligatorio, «a Berna nessuno crede che il Consiglio federale sarebbe in grado far accettare alle urne l’accordo con l’UE».
C’è davvero da sperarlo!

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