Fasi storiche di rincoglionimento
Riflettendo sull’attitudine popolare a seguire pedissequamente tutto ciò che gli viene propinato da una manciata di furbastri – miranti a volte al «vil denaro», altre al potere e altre ancora al puro e semplice piacere di prevaricare il prossimo – sono arrivato alla conclusione che quello del rincoglionimento sia un gene insito e, purtroppo, ereditario nell’essere umano. In alternativa, un virus trasmissibile contro cui non c’è vaccino che tenga. Con un numero di varianti superiore al Covid e che, come quest’ultimo, riappare a ondate periodiche quando la manciata di furbastri citata sopra ritenga che ci sia ancora un potenziale da sfruttare. Un po’ come un tubetto di dentifricio che si pensava vuoto ma dal quale, pressandolo ulteriormente si riesce a ottenerne ancora un’ultima goccia. E infatti, non è che l’apparire di un nuovo tubetto faccia completamente sparire quello vecchio e usato, quest’ultimo trova sempre qualcuno che continua a schiacciarlo. Con più o meno successo, ma con uguale grado di rincoglionimento.
Il rincoglionimento religioso…
È stato forse il primo che la manciata di furbastri – nella fattispecie una classe sacerdotale affamata di potere – ha scoperto per il soggiogamento della massa. Niente di più efficace della presunta esistenza di Dei collerici minaccianti pesti e corna, per sottomettere il popolino alla volontà di coloro che se ne facevano rappresentanti sulla terra. O, gettato il relativo tubetto di dentifricio (che continuò peraltro per secoli a essere spremuto da una parte della popolazione alla ricerca dell’ultima goccia), il timore dell’inferno, rispettivamente la promessa del paradiso. Persecuzioni dei cristiani dapprima, crociate contro gli «infedeli» poi, per arrivare agli atti terroristici islamici del giorno d’oggi. Ogni religione ha il suo «Dio lo vuole!» con cui sfruttare il rincoglionimento religioso.
… quello sanitario…
È quello di moda oggi, abilmente alimentato a suon di bollettini medici apocalittici, che ha risvegliato il gene del rincoglionimento in una grande fetta della popolazione, la quale si è sottomessa con un piacere masochistico a tutti i dettami – vaccini, mascherine, reclusioni coatte in casa, eccetera – che la solita manciata di furbastri ha saputo inventare. In questo caso, la smania di potere politico (OMS, rispettivamente governi vari) si è mescolata in pari misura a quella del «vil denaro» (produzione e vendita di quantità enormi di probabilmente inutili vaccini) dei gruppi farmaceutici.
… quello ecologico-climatico…
E che dire dell’isteria ecologica – cui si collega quella climatica -, il cui effetto di rincoglionimento sull’umano è rappresentato da un assurdo senso di colpa nei confronti di un pianeta che, peraltro, non ci ha chiesto nulla ed è sopravvissuto a fenomeni e cataclismi naturali ben più gravi di quelli che l’uomo (oops, scusate, dimenticavo: donna, omosessuale, non binario e tutta la nuova sequela di generi che imperversano nella società LGBTQ+) sarà mai in grado di provocare con le emissioni di CO2? A suon di misure restrittive e divieti che vengono imposti anche a tutti noi che – probabilmente perché del gene in questione siamo solo portatori sani – non presentiamo sintomi evidenti (e molesti) della malattia. Non più Dio, ma «la sostenibilità lo vuole!». Gli ideali sono cambiati, i rincoglioniti no. Tutt’al più – come apparentemente succede con il Covid – cambiano i ceppi del virus.
… e infine, quello tecnologico-informatico
Oggi è indubbiamente quello più diffuso e, data la continua evoluzione del settore, anche il più contagioso. In questo caso «L’evoluzione lo vuole!». Un esempio per tutti: il telefonino. Mio nonno non aveva il telefono, mio padre l’aveva perché necessario per la ditta di costruzioni di cui era a capo. Noi figli siamo cresciuti con un’evoluzione tecnologica ancora relativamente lenta, il telefono lo usavamo con più disinvoltura, ma restava comunque un dispositivo fisso, trovandoci in strada con una comunicazione urgente da fare, dovevamo entrare in una cabina telefonica, comporre il numero con l’apposita rotella e sperare che l’interlocutore fosse nei pressi del suo apparecchio. Per telefonare all’estero dovevi chiedere la linea al centralino che te la passava magari dopo un’ora. Per i bambini era praticamente impossibile accedere all’apparecchio. Inutile dire che non esistevano i PC, né tantomeno Internet.
E oggi? Se ci abbiamo messo più di mezzo secolo per passare dal niente all’uso abituale del telefono fisso, negli ultimi quarant’anni l’evoluzione tecnologica ha assunto una velocità vertiginosa. L’azienda nella quale lavoravo nel 1989 mi aveva fornito – per uso esclusivamente professionale – un «Natel C», della misura di 20x8x3 cm e un peso di quasi un chilo. Più tardi lo sostituì con un «Natel D» di misure un po’ più contenute ma comunque sempre considerevoli. E comunque, sia con l’uno sia con l’altro potevi fare solo una cosa: telefonare! Il computer – che io ho conosciuto nel 1978 quando si limitava a un programma di fatturazione per la ditta in cui lavoravo – è diventato il personal computer (PC) in possesso di chiunque. Internet è diventata una fonte inesauribile di dati e di nozioni, nonché mezzo di comunicazione che ha soppiantato lettere e francobolli al punto che sempre più spesso si sente parlare di chiusura di uffici postali. I-Pod, I-Pad e altri dispositivi dal nome esotico hanno sostituito il telefonino. E non si limitano più alla semplice comunicazione telefonica: con questi dispositivi sempre più sofisticati puoi telefonare in video chiamata, scattare fotografie, inviare e ricevere messaggi di posta elettronica, accedere alla rete Internet, e ogni giorno si aggiungono altre funzioni. Non dubito che, presto o tardi, sapranno fare anche il caffè e la doccia. Se penso che, quando ero in Australia nel 1966, scrivevo a mia madre su speciali «aerogrammi» che, essendo di carta finissima e limitati a due pagine, mi facevano risparmiare 20 o 30 cents, ma costavano pur sempre 1.10 $ ( a quel tempo, un $ australiano corrispondeva a 5 franchi svizzeri), non riesco a immaginarmi il piacere che la mia genitrice avrebbe provato nel potermi vedere e parlare dal PC o dal telefonino per pochi spiccioli.
Purtroppo, il grado di rincoglionimento popolare è andato aumentando proporzionalmente. Oggi tutti hanno il PC, l’I-Pod o l’I-Pad e, quel che è peggio, ne fanno un uso indiscriminato: rigorosa foto e pubblicazione su Facebook del piatto che ci si appresta a consumare al ristorante, ascolto di musiche e programmi radio, chiamate e risposte a chiamate mentre si sta camminando in strada, eccetera. C’è gente che, utilizzando la funzione «viva voce», cammina parlando in un telefono che – quasi come il piattino che da bambini, alla comunione, tenevamo sotto il mento nel caso l’ostia fosse sfuggita di mano al parroco – tiene vicino alla bocca. I dispositivi acustici sono ormai quasi invisibili, tanto che il barbone di Enzo Jannacci (El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lü…) oggi non desterebbe curiosità.
Questa categoria di rincoglioniti è andata ad aggiungersi alle altre già esistenti e a quelle che, essendo il gene insito nell’essere umano, non mancheranno di apparire a ogni ulteriore passo della sua evoluzione. Ai tempi del «Natel C» presi una multa di 150 franchi perché, utilizzandolo alla guida, ero a rischio di perdere il controllo e di causare un incidente. Perché, per par condicio, non si multano tutti quelli che camminano impegnandosi nel contempo in una conversazione telefonica?


