Il discorso di Christoph Blocher all’Albisgüetli (parte seconda)

Feb 9 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, L'opinione, Prima Pagina • 24 Views • Commenti disabilitati su Il discorso di Christoph Blocher all’Albisgüetli (parte seconda)

Qui di seguito riportiamo la seconda e ultima parte del discorso tenuto dal già consigliere federale e nazionale, al tradizionale incontro dell’UDC del canton Zurigo.

IV.     Le principali minacce per il paese

Signore e signori, le principali minacce per il paese continuano a essere l’eccessiva crescita demografica e la rinuncia all’indipendenza.

L’esorbitante crescita demografica deve essere finalmente frenata, come chiediamo da anni. Questo eccesso è dannoso. L’immigrazione eccessiva è la radice di tutti i mali.

Non posso nemmeno iniziare a elencare tutti i mali che possono essere attribuiti alla politica migratoria sbagliata. Leggete un’inchiesta della «NZZ» del 29 agosto 2023, pagina 7, e un’intervista nella «Schaffhauser Nachrichten”» del 6 dicembre 2023, pagine 2-3 . Entrambe sono così belle che penso di averle scritte io! (Non so bene se io sia così saggio o solo ormai così vecchio da citarmi da solo).

Se continuerà a non succedere nulla in Parlamento, anche se ci sono tutte le basi legali, si dovrà rimediare alla situazione alle elezioni del 2027. Ma, signore e signori, allora saranno «tuoni e fulmini». A questo proposito, ho già delle idee in testa.

Tuttavia, la priorità è la difesa dell’indipendenza della Svizzera. Al momento, ciò significa: nessun trattato coloniale con l’UE.

V.      Lotta contro i trattati coloniali

Questa azione è già iniziata al tempo del primo incontro dell’Albisgüetli ed è proseguita da lì in poi:

Nel 1991 la Confederazione svizzera festeggiò il suo 700° compleanno. Purtroppo, lo fece in uno stato mentale desolante. Personaggi della cultura che non avevo mai sentito nominare boicottarono i festeggiamenti con manifesti altisonanti. I giornalisti commentarono questo boicottaggio come se fosse stato indetto un nuovo sciopero generale. Ma nessuno notò l’assenza di questi boicottatori, e nessuno ne sentì la mancanza. Questo boicottaggio culturale fu un po’ come se io annunciassi che, per protesta contro la politica del Consiglio federale, non parteciperò nella gara di salto con l’asta alle prossime Olimpiadi.

L’anno successivo – il 1992, dopo la fine della Guerra Fredda – la «classe politique» festeggiò l’anniversario facendo di tutto per far entrare la Svizzera nello SEE e nell’UE.

Ma le autorità – e non solo quelle politiche – non avevano fatto i conti con l’UDC di Zurigo. Questa, qui nella sala Albisgüetli, fu il primo e unico partito a scendere in campo in una memorabile assemblea in contraddittorio il 3 luglio 1992. L’UDC di Zurigo si espresse chiaramente contro l’adesione allo SEE e all’UE e si pronunciò a favore di una Svizzera libera, a democrazia diretta e sovrana. Fu il colpo decisivo contro l’adesione allo SEE/UE.

Ecco perché questa sala è il moderno Grütli, il luogo della rinascita della libertà e dell’autodeterminazione svizzera.

È il più famoso poligono di tiro della Svizzera il cui motto è: «Esercita occhi e mani – per la patria».

Noi oppositori dell’adesione all’UE dovemmo subire una vera e propria pioggia di letame, come probabilmente accadrà di nuovo in futuro. Durante la campagna referendaria, fummo diffamati, calunniati e fatti passare per inaffidabili dalle autorità, dall’amministrazione, dalle organizzazioni economiche e dalla categoria dei giornalisti – dal «Blick» alla «NZZ».

Ma ci confortammo con Federico il Grande, che diceva: «Chi ha molte scimmie intorno a sé, spesso viene morso»

Ebbene sì, signore e signori, di tali scimmie ce ne sono ancora in giro più che abbastanza anche oggi!

Ma è valsa la pena di sopportare questa denigrazione per il bene della buona causa. Ha dato credibilità all’UDC. Con un’affluenza record del 78,3%, la maggioranza degli elettori e due terzi dei cantoni votarono a favore dell’indipendenza della Svizzera e quindi contro l’adesione allo SEE e all’UE.

Senza questo successo, signore e signori, oggi saremmo membri dell’Unione europea.

Purtroppo, però, la «classe politique» ha continuato a lavorare per la rinuncia all’indipendenza della Svizzera anche dopo il 1992. Tramite l’accordo-quadro con l’UE. Ma il Consiglio federale si è reso conto che il popolo svizzero non avrebbe mai approvato questo trattato e lo ha affossato nel maggio del 2021.

Ma purtroppo, come disse Schiller: «È la maledizione dell’azione malvagia che deve sempre partorire il male».  E la «classe politique»  asservita all’UE – e non solo quella politica – a tutt’oggi non si dà pace.

Il 15 dicembre 2023, il Consiglio federale ha messo le carte in tavola: ora punta a una soluzione a pacchetto, non più a un accordo-quadro. Invece di imbrigliare la Svizzera, ora la si vuole impacchettare! Ma si tratta esattamente dello stesso trattato coloniale. Questo deve essere perfidamente suddiviso in sette trattati – cioè sette trattati coloniali – probabilmente per sfiancare gli oppositori e il popolo svizzero.

Ancora una volta, come nel 1992 e nel 2021, l’obiettivo è fare in modo che in futuro sia l’UE a emanare le leggi svizzere e che la Corte di giustizia dell’UE decida in via definitiva.

Il popolo svizzero e la sovranità svizzera verrebbero definitivamente rimossi.

Questo passo è ancora più incomprensibile adesso di quanto non lo fosse nel 1992, perché oggi questo attacco viene sferrato contro una Svizzera che è ai vertici di tutte le classifiche. Chiunque abbia occhi può vedere che si vuole rinunciare a una Svizzera di successo, cui va meglio – o perlomeno meno peggio – che agli altri paesi.

I politici di tutti gli altri partiti vogliono a tutti i costi peggiorare e distruggere questa buona condizione del nostro Paese. Basterebbe dare un’occhiata al caos politico, economico e finanziario dell’UE per fare esattamente il contrario. Ovvero, promuovere una Svizzera liberale, permanentemente neutrale, armata, in democrazia diretta e indipendente.

VI.     Cosa sta succedendo ai governi cantonali?

Signore e signori, nei prossimi quattro anni si terranno anche le elezioni cantonali. I governi cantonali – e questa è attualmente la più grande delusione – hanno già dichiarato la scorsa primavera che – cito – «non c’è modo di evitare l’adozione dinamica del diritto dell’UE». I governi cantonali sono disposti in linea di principio – cito – «ad accettare questa adozione del diritto nei negoziati». I governi cantonali accettano anche – cito – «una soluzione in cui la Corte di giustizia dell’UE abbia il compito di garantire un’interpretazione coerente del diritto comunitario in questione».

I consiglieri cantonali vedono solo il loro stipendio e la loro reputazione? Hanno già delegato la sovranità cantonale a Bruxelles? Allora non c’è più bisogno di consiglieri lautamente pagati, ma solo di portalettere. Anche se ormai ho una considerazione decisamente più alta per i portalettere!

La sovranità dei cantoni e il diritto di voto del legislatore supremo, il popolo, non sono negoziabili.

Se il Consiglio federale e il parlamento dovessero addirittura escludere i referendum sull’integrazione nell’UE, cosa che la maggioranza di centrosinistra probabilmente farà, le elezioni del 2027 finiranno male per loro.

Allora la domanda chiave sarà: voi cittadini volete ancora politici che tradiscono la Svizzera e vi tolgono il diritto di voto?

Una cosa è comunque certa: un numero ancora maggiore di persone voterà per l’UDC!

VII.    Battute conclusive

L’UDC può essere orgogliosa di ciò che ha già realizzato. Vedete:

Nel 1977, quando assunsi la guida dell’UDC nel canton Zurigo, il partito deteneva il 9,9% dell’elettorato svizzero. Oggi, con il 28%, l’UDC Svizzera non è più il quarto partito del paese, ma di gran lunga il più forte. E lo è da diversi anni.

Nel canton Zurigo, al momento della mia presidenza, avevamo quattro seggi; oggi ne abbiamo dieci.

  • Il 6 dicembre 1992 vincemmo il voto del secolo sull’adesione allo SEE/UE, cioè salvammo l’indipendenza della Svizzera. E nel 2016 la domanda d’adesione all’UE è stata ritirata su pressione dell’UDC. Un altro partito si faccia avanti per imitarci!

Come vedete, signore e signori, non c’è davvero motivo per la debolezza e la frustrazione, ma nemmeno per l’arroganza.

Tutto questo non è un motivo per i nostri deputati di riposare sugli allori. L’UDC deve rimanere vigile e anche continuare ad ammonire le persone più influenzabili all’interno dei propri ranghi, al fine di garantire che il successo non la trasformi in un club di politici di carriera.

All’inizio dell’anno politico, riflettiamo su un detto che ho scoperto durante un’escursione. È il giuramento delle autorità della valle friborghese di Tavers, del 1622. Cosa vi si legge?

« Per grazia di Dio abbiamo una bella libertà.

Dobbiamo utilizzare il nostro potere e la nostra forza […].

Non siamo, grazie a Dio, né debitori di alcun principe o signore

né siamo soggetti a nulla,

ma solo a Dio Onnipotente.»

Sì, speriamo che Dio ci aiuti nei nostri grandi compiti! Entriamo nel nuovo anno con questa fiducia:

  • Viva la Svizzera!
  • Es lebe die Schweiz!
  • Vive la Suisse!
  • Viva la Svizra!

Comments are closed.

« »