Il criceto e il bradipo

Dic 2 • L'editoriale, L'opinione, Prima Pagina • 22 Views • Commenti disabilitati su Il criceto e il bradipo

Eros N. Mellini

Nell’arco di pochi decenni siamo passati dalla totale intolleranza (e persino disprezzo) nei confronti dei gay a una tolleranza che, sulla scia di sempre maggiori concessioni puntualmente seguite da ulteriori pretese, si è trasformata in supina accettazione di usi e costumi per alcuni di noi totalmente alieni.

Rispetto? Sì, Libertà? Altrettanto, ma…

Rispetto per le scelte sessuali dell’individuo? Certamente sì, fintanto che non si fa qualcosa di lesivo nei confronti del prossimo, si è liberi di scegliere e si ha il diritto più assoluto di essere rispettati. Ma la cosa finisce lì. A mio avviso, libero e rispettato significa che gli altri devono convivere con il tuo modo di essere senza porvi ostacoli o condanne, non che debbano tifare per te o aiutarti a vivere la tua sessualità, quello è compito esclusivamente tuo, non della società.

In natura ci sono due sessi

I maschi e le femmine. Ci si può sentir bene o no nel sesso che la natura ci ha assegnato, con le tecnologie moderne si può addirittura cambiare sesso ma, alla fine dell’operazione ti ritrovi o uomo o donna, non c’è una nuova definizione fatta su misura per te. Ci si può arrampicare sui vetri per dimostrare il contrario – e suppongo che con questo articolo susciterò le ire dei soliti permalosi cultori del pensiero unico politicamente corretto (e, detto fra noi, me ne frego bellamente) – ma quello di trans è uno status provvisorio di chi ha intrapreso la via del cambio di sesso, in attesa di diventare a (quasi) tutti gli effetti maschio, rispettivamente femmina, e rientrando così in quella che a noi, nati nella prima metà del secolo scorso, è stata insegnata essere la normalità.

Ho sentito affermare che il sesso alla nascita non avrebbe importanza, farebbe stato il sesso con il quale uno (o una) si sente più affine. Orbene, nessuno impedisce al maschio di vestirsi e atteggiarsi a femminuccia, rispettivamente alla donna di fare l’esatto contrario, ma chiamiamo le cose con il loro nome: sono dei travestiti, non sono un sesso a sé e non possono essere considerati «normali». Sono innocui, non fanno nulla di illegale, non danno particolarmente fastidio? D’accordo, ma la normalità è un’altra cosa.

Un’attenzione eccessiva e ingiustificata

Il problema è che, in quella fucina di buonismo e tolleranza che è diventato questo pianeta, si è cominciato e si continua ad accordare a questo fenomeno un’attenzione eccessiva e ingiustificata, cui i media danno una colpevole eco. E così, nascono le associazioni che non sono più esclusivamente a tutela dei diritti dei gay, ma che perseguono l’affermazione nella società di qualsiasi sorta di deviazione. La fastidiosa ostentazione erotica dei «gay pride», le manifestazioni della comunità LGBTQ (acronimo italiano di: Lesbica, Gay, Bisessuale, Transgender e Queer) ne sono un esempio.

Un’ipotesi un tantino surreale

Non è importante ciò che si è, bensì ciò che si sente di essere? Bene, allora ammettiamo che domattina mi svegli sentendomi un criceto, installo una grande ruota in giardino e ci corro al suo interno. Oppure, mi sento affine a un bradipo e mi arrampico a testa in giù sull’albicocco sotto casa. Sono libero di farlo? Certo! Ma sono normale? Credo che anche il più sfegatato degli LGBTQ (ma non facevano prima a dire dall’A alla Z?) avrebbe qualche difficoltà a dire di sì. Verosimilmente un «hamster pride» o uno «sloth pride» non avrebbe molte chance di successo, ma resta il fatto che la legittimità di tale atteggiamento sarebbe la stessa di quella dell’umano che sente di appartenere all’altro sesso nonostante non ne abbia gli attributi.

Diamo a Cesare quello che è di Cesare… e, altrettanto: diamo all’uomo quello che è dell’uomo, alla donna quello che è della donna, al criceto quello che è del criceto e al bradipo quello che è del bradipo. La promiscuità non fa bene a nessuno.

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