Grazie alle pressioni dell’UDC, almeno la norma delle due famiglie per riunioni private sarà tolta durante il periodo di Natale

Dic 12 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 158 Views • Commenti disabilitati su Grazie alle pressioni dell’UDC, almeno la norma delle due famiglie per riunioni private sarà tolta durante il periodo di Natale

L’UDC respinge categoricamente le misure del Consiglio federale:

  • esse sono arbitrarie e danno il colpo di grazia a molti commerci, in particolare alla ristorazione e al commercio al dettaglio;
  • è inaccettabile che il Consiglio federale ignori l’avviso della maggior parte dei cantoni. Ginevra non è Appenzello e Berna non è Zurigo: la situazione in termini di Covid-19 non è la stessa dappertutto e i cantoni possono e devono decidere loro stessi fin dove vogliono spingere le misure di protezione;
  • il Consiglio federale deve smetterla di agire alla cieca. Deve finalmente presentare dei dati e dei fatti confermati, affinché la pandemia possa essere combattuta con misure mirate;
  • per evitare ulteriori danni, il Consiglio federale è invitato ad applicare la strategia che l’UDC ha presentato la scorsa primavera: proteggere i gruppi a rischio e permettere alle aziende di lavorare rispettando le norme di distanza e d’igiene.

Grazie alle pressioni dell’UDC, almeno le regioni sciistiche e gli alberghi potranno rimanere aperti per accogliere i loro ospiti e gli esercizi pubblici potranno aprire anche alla domenica e i giorni festivi. Sono tuttavia i due soli punti positivi del nuovo piano di misure del Consiglio federale. Il nuovo orario di chiusura, ossia le ore 19.00, imposto a ristoranti, bar, negozi, mercati, impianti sportivi e del tempo libero, è insensato e arbitrario. Esso darà il colpo di grazia alla ristorazione e ai commerci al dettaglio. Inoltre, il divieto di vendita la sera e la domenica provocherà una maggiore affluenza e delle resse durante il rimanente periodo d’apertura.

La politica Covid-19 del Consiglio federale è un disastro

Confusa, impotente, senza fondamento solido e in contrasto con la maggioranza dei cantoni: la politica Covid-19 del Consiglio federale, e in particolare del ministro della sanità Alain Berset e della presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, è un disastro. Con questo modo d’agire, il Consiglio federale minaccia la coesione del nostro paese e distrugge intere branche dell’economia. Inoltre, soffoca quasi completamente la vita sociale, con conseguenze disastrose che si possono immaginare per gli abitanti del paese. Non è un caso che si assista, in seno alla popolazione, a una riluttanza vieppiù forte a seguire le misure delle autorità.

Le misure del Consiglio federale non sono comprensibili, perché non si basano su dati e fatti appurati, ma alimentano manifestamente delle supposizioni e delle paure. Nove mesi dopo lo scoppio della pandemia, non si dispone ancora in Svizzera di informazioni affidabili inerenti ai canali di contaminazione. L’UDC invita perciò il Consiglio federale a produrre finalmente delle statistiche fondate e dei dati affidabili.

Il ceto medio passa due volte alla cassa per la politica Covid-19

È chiaramente più facile chiedere dei ristoranti, degli alberghi e delle ferrovie di montagna, o imporre loro delle misure vessatorie, poi tentare di rimediare ai danni con masse di denaro. L’aumento di 1,5 miliardi di franchi del fondo che finanzia le indennità per i casi di rigore è positivo solo in apparenza. Il ceto medio è in effetti doppiamente penalizzato: da una parte, subisce i danni economici risultanti dalle restrizioni e, dall’altra, subirà degli aumenti d’imposta per pagare il debito di diverse decine di miliardi di franchi che causerà la politica Covid-19 del Consiglio federale.

Berna, 11 dicembre 2020

Comments are closed.

« »