Gigante giallo o pony express?

Feb 9 • Prima Pagina • 44 Views • Commenti disabilitati su Gigante giallo o pony express?

Come giustamente scrive Graziano Pestoni, che citiamo: «C’era una volta il servizio pubblico. Poi le parole d’ordine sono diventate: liberalizzazione, esternalizzazione, razionalizzazione, privatizza­zione. Meno qualità nel servizio, più sfruttamento sul posto di lavoro: è questo che i cittadini desiderano? Che fare di fronte a questi mutamenti? Accettare la privatizzazione galoppante o ripensare al ruolo dello Stato?» (fdc)

Sì, si dovrebbe ripensare al ruolo dello Stato! Il problema è che lo Stato ha abdicato alla sua funzione, privandosi dei gioielli di famiglia! La Posta, ex «gigante giallo», ora di gigantesco può solo vantare le ricche retribuzioni dei signori Cirillo e Levrat, quest’ultimo paracadutato sulla poltrona di presidente del consiglio di amministrazione grazie alle manovre di palazzo e all’inciucio ordito dalla kompagna Sommaruga, ovvero, una mano lava l’altra. Infatti, fra kompagni ci si aiuta sempre e comunque, indipendentemente dalle capacità che si possono vantare; un classico do ut des.

Eppure, Levrat è convinto che la Posta, citiamo: «soprattutto per l’infrastruttura logistica e i prodotti e servizi che offre, è una colonna portante dell’economia svizzera. La Posta di domani ha portato una riorganizzazione importante per il servizio pubblico, odierno e venturo, e l’adozione di una strategia che guarda al futuro è stato uno dei principali motivi per cui ho accettato l’incarico». (fdc)

E allora, il signor Levrat, ex $indacalista e teorico del lavoro, dovrebbe spiegare all’utenza i motivi del sempre più palese disservizio che siamo costretti a subire. Per non parlare della geniale trovata che consiste nel recapitare corrispondenza, quotidiani e periodici a domicilio un giorno sì e, se va bene, uno no! Si taglia sul personale, imponendo ritmi di lavoro estenuanti mentre prosegue l’insensata chiusura di uffici postali. Quelli che rimangono sembrano dei bazar, dove si vendono le cianfrusaglie più disparate. Permetteteci quindi di nutrire qualche perplessità a proposito della «Posta di domani», quella che, secondo Levrat: «ha portato una riorganizzazione importante per il servizio pubblico odierno e venturo e la cui adozione di una strategia che guarda al futuro è stato uno dei principali motivi per cui ha accettato l’incarico». Sarebbe questa la «riorganizzazione importante»?

Signor Levrat: cerchiamo di non prenderci per i classici fondelli. L’incarico lo ha accettato per il ricco stipendio mensile e bonus. Un salario che un portalettere non guadagnerebbe nemmeno in un anno di lavoro! Altro che autoincensarsi! E Roberto Cirillo, il mega direttore della Posta, a proposito di strategie afferma: «Dobbiamo giocare d’anticipo (con la consegna della posta un giorno sì e tre no?) E prevedere come evolveranno esigenze e abitudini della clientela e come sarà il servizio pubblico di cui il paese avrà bisogno in futuro. Grazie all’avvio positivo, in termini strategici e finanziari, del quadriennio in corso, abbiamo creato diversi presupposti per far sì che la Posta sia, anche tra 10 o 20 anni, il motore di una Svizzera moderna». (fdc)

Per «moderna» s’intende forse la consegna della posta facendo capo al pony express? Andiamo bene, non c’è che dire! Il servizio postale ci costerà sempre più, vedi gli aumenti per lettere e pacchi, già approvati – e te pareva! – da mr. Prezzi.

Forse siamo degli inguaribili pessimisti, ma abbiamo la netta impressione che questo nostro paese stia pian piano regredendo. Prendiamo le nostre ferrovie, ogni giorno si verifica un problema: guasti, ritardi, incidenti e altri inconvenienti che sono costretti a subire coloro che fanno capo ai treni. Ma, nel contempo, si nominano dirigenti a tutto spiano! Intanto, sia nell’amministrazione pubblica sia in quella privata, assistiamo e subiamo un incomprensibile aumento della burocrazia, che non rende la vita facile. Poi s’inventano nuovi incarichi e si creano schiere di funzionari con stipendi da sballo, sicuramente non indispensabili ma, come ben sappiamo, spesso al servizio degli schieramenti della politica e a favore degli amici degli amici, che fanno sempre comodo al momento opportuno.

Il filosofo svizzero Denis de Rougemont afferma che la decadenza di una società, comincia quando ci si domanda cosa sta succedendo. Invece di chiederci: che cosa possiamo fare?

Solitamente le soluzioni vengono proposte nel periodo che precede le pubbliche elezioni.  Poi, a urne chiuse, tutto come prima e spesso ancora peggio!

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