Radici e futuro del conflitto Mediorientale

Feb 9 • In terza, L'opinione, Prima Pagina • 46 Views • Commenti disabilitati su Radici e futuro del conflitto Mediorientale

Dr. Alessandro von Wyttenbach Presidente onorario UDC Ticino

Per comprendere la tragedia del conflitto mediorientale è necessario partire da lontano. Nel 1897 a Basilea Theodor Herzl fondò il Movimento sionista con l’ideale di creare una patria per la diaspora del popolo ebraico da secoli quasi ovunque discriminata, anche nel mondo cristiano. Per motivi storici, ma anche perché vi viveva già una minoranza ebraica, scelse il territorio della Palestina, allora protettorato inglese dopo la caduta dell’impero osmanico. Per motivi politici, il governo britannico cercò di ostacolare l’immigrazione ebraica. Al termine del protettorato inglese, dopo il 1947, l’immigrazione aumentò quale comprensibile reazione all’olocausto. Nel 1948 scoppiò la prima guerra tra Palestinesi e Ebrei, che gli Ebrei vinsero nonostante fossero numericamente inferiori. A questo punto Ben Gurion fondò lo Stato di Israele, ciò che ovviamente suscitò le ire dei Palestinesi. Il ministro degli esteri dell’Unione Sovietica Gromyko per risolvere il conflitto, sotto le emozioni dell’olocausto, sostenne il riconoscimento di Israele da parte dell’ONU e fece due proposte per pacificare le parti in causa: uno Stato federale Ebraico-Palestinese o due Stati sovrani. I Palestinesi rifiutarono entrambe le proposte: fu l’inizio del conflitto tra Israele e Palestinesi, che fino a oggi considerano questo Stato un’usurpazione del territorio della Palestina, una loro posizione in sostanza invariata da 75 anni. Successivamente sono stati proposti numerosi piani per una coesistenza pacifica dei Palestinesi con lo stato di Israele, alcuni anche molto più favorevoli ai Palestinesi. Mi limito a citarli, il loro esame sarebbe troppo lungo: no alla proposta dell’ONU, no al trattato di Oslo, al piano Olmert, al piano Barak e altri ancora. Da 75 anni, quasi tutti i popoli del mondo mussulmano e arabo si rifiutano di accettare lo Stato di Israele che, dalla sua nascita, è circondato da popoli ostili e sotto minacce di terrorismo. Nel 2005 lo Stato di Israele consegnò la striscia di Gaza ai Palestinesi. Sviluppare Gaza come uno stato indipendente in convivenza pacifica con Israele sarebbe stato l’inizio di una soluzione ragionevole, i Palestinesi ascoltarono invece le sirene dei terroristi di Hamas, che instaurarono l’attuale regime totalitario. Nel 2005, la popolazione della striscia era di 1,3 milioni di abitanti, salita nel 2023 a 2,2 milioni, grazie all’aiuto dell’UNRWA: chi parla di un genocidio dei Palestinesi da parte di Israele o è cieco o è cretino. I soldi internazionali per Gaza andavano ai Palestinesi, i soldi del Qatar e dell’Iran finivano nell’enorme riarmo di Hamas. Infatti, non è pensabile l’attuale massiccio attacco terroristico di Hamas contro Israele, senza sostegno dell’Iran e anche di molti altri Paesi. L’autorevole NZZ ha pubblicato uno studio di J.Schanzer di una fondazione di Washington, che rivela la rete internazionale per il riarmo di Hamas. Vi figurano la ditta turca SADAT che ha fornito armi ed esplosivi, l’Iran ha fornito armi e istruito i combattenti, Gli Hezbollah hanno fornito 15mila razzi Kassem, pure i razzi Grad sviluppati in Russia con una portata di 55 km per colpire l’interno di Israele, hanno trovato la via per Gaza. Persino la Malaysia istruisce militanti Hamas nella guerra cibernetica: pare che nel recente attacco Hamas sia riuscita a sabotare la comunicazione dell’esercito israeliano e sorprendere così Israele. Infine i (si dice) 100 km di tunnel sotterranei di Gaza costruiti da Hamas che servono come rifugio, depositi di armi ed esplosivi, un arsenale per fabbricare armi, una vera fortezza. sotterranea. Fra l’altro, per fabbricare razzi si servono dei tubi di acciaio forniti dall’aiuto internazionale a Gaza per migliorare l’acquedotto. La brutale aggressione di Hamas con l’uccisione di tutta la popolazione di un Kibbuz, è un’azione scatenata da Hamas per impedire l’avvicinamento in corso tra Israele e l’Arabia Saudita Sunnita, nemica dell’Iran e di Hamas.

La trasmissione «Porta a Porta» qualche giorno fa, ha trasmesso un’intervista con un funzionario israeliano incaricato di occuparsi dei morti dell’attacco: agghiacciante. Il suolo era coperto di corpi ovunque, bambini decapitati, un mucchio di bambini con le mani legate arsi vivi. Per stanare gli Israeliani dai loro rifugi incendiavano le case e alla loro uscita li trucidavano uno a uno. Impressionante il colloquio telefonico di un ragazzo di dieci anni con la madre: «mamma ho le mani insanguinate, ho ucciso dieci Ebrei». E si sa anche che dipendenti Palestinesi del Kibbuz hanno trasmesso ad Hamas informazioni utili per l’attacco.

Uccidere un Ebreo non è un dovere, ma un piacere che si manifesta anche nel giubilo dei manifestanti pro Palestinesi in tutto il mondo. Alla fine, l’intervistato concluse che nemmeno l’ISIS era arrivata a tanto. Una Hamas (e l’Iran) che per perseguire il fine di cancellare lo Stato di Israele e uccidere gli Ebrei, non ha assolutamente alcun riguardo per il bene del popolo palestinese, usato come scudo umano. Come se tutto ciò non bastasse, mass media e opinione pubblica delle democrazie occidentali, nel riferire i fatti di cronaca, mostrano uno strisciante antisemitismo e una malcelata comprensione per la causa dei Palestinesi, sempre considerati vittime di Israele. Opinione che ha scandalosamente espresso persino il Segretario dell’ONU Gutierres. Persino le istituzioni dell’ONU in aiuto ai Palestinesi chiudono gli occhi quando forniscono libri di scuola che inculcano nelle menti dei bambini l’odio contro gli Ebrei e Israele (vedi sopra) un vero scandalo! Si dimentica anche che lo Stato di Israele, nato per accogliere i sopravvissuti dell’olocausto, dalla sua fondazione in poi 75 anni fa è circondato da popoli ostili e vive sotto la costante minaccia del terrorismo. Conoscendo questi fatti storici è forse meglio comprensibile il comportamento dello Stato di Israele.

Da come stanno le cose oggi, la pace in Medio Oriente sarà possibile solo quando tutto il mondo mussulmano accetterà l’esistenza dello Stato di Israele e cercherà una convivenza pacifica tra i due popoli, Il brutale attacco del 7 ottobre contro pacifici coloni israeliani ha causato una ferita troppo profonda nel popolo di Israele, la cui rimarginazione non è per domani. Un futuro di pace in Medio Oriente, purtroppo, è ormai lontano anni luce. L’attuale attivismo della diplomazia internazionale si rivela  in sostanza essere tanto bla bla.

Comments are closed.

« »