Falsi eroi

Lug 12 • L'opinione, Prima Pagina • 1141 Views • Commenti disabilitati su Falsi eroi

Urs von der Crone
Presidente ds-SVP Tessin

Viene celebrata come un’eroina – particolarmente in Germania: in Italia, Carola Rackete ha forzato il blocco del porto di Lampedusa, contro il volere della guardia costiera. Notoriamente, gli atti eroici si devono effettuare laddove c’è da aspettarsi la minore resistenza. L’Italia ha naturalmente fatto quanto l’umanità e la compassione nei confronti dei profughi in pericolo di naufragio (creato ad arte) imponevano: i profughi sono stati accolti, ricevendo assistenza medica e altro. Adesso si tratta però delle conseguenze di questo «atto eroico». La notizia che giungerà velocemente (non per nulla i profughi sono dotati di telefonino) ai paesi d’origine sarà: arrivare in Europa è sì pericoloso e rischioso, ma ne vale la pena. La collaborazione fra i passatori e le organizzazioni umanitarie funziona bene. L’accoglienza nell’Europa meridionale è assicurata. I rifugiati accolti faranno sì che anche schiere di parenti e amici trovino la via verso l’Europa.

Ma ora dovrebbe cominciare davvero il lavoro per questi sedicenti eroi. Bisogna affrontare la piaga (ossia i motivi dell’emigrazione) alla radice – e questo si può fare solo nei paesi d’origine dei rifugiati. Tralasciando i profughi climatici che, a causa della siccità, non hanno altra possibilità che lasciare la propria patria, nella maggior parte dei paesi si tratta di problemi causati dall’uomo: mancanza di democrazia, oppressione delle minoranze, incompetenza politica e parecchio altro sarebbero da combattere. Sufficienti compiti davvero importanti ai quali dovrebbero dedicarsi ora Carola Rackete e le sue cosiddette organizzazioni umanitarie. Il migliore aiuto che si può dare ai potenziali migranti consiste nel migliorare e cambiare le condizioni di vita nei loro paesi d’origine. Ma ciò necessita di maggiore coraggio che non forzare l’entrata illegale in porto con una nave. Evidentemente si ha più paura dei tribunali dei paesi africani, che non di quelli civilizzati e umanitari in Italia.

In questi giorni abbiamo celebrato la battaglia di Sempach del 9 luglio 1386, dunque il conflitto fra l’ancora giovane Confederazione e gli Asburgo. Non vedete un collegamento con gli odierni flussi di rifugiati? Che cosa sarebbe successo allora nella Svizzera interna, se prima della battaglia contro la dominazione feudale asburgica, i Confederati si fossero fermati e avessero scelto la via più semplice: avrebbero potuto semplicemente emigrare e insediarsi in altri territori? Gli Asburgo ne sarebbero stati molto contenti. Avrebbero potuto estendere il loro potere sui territori svizzeri, avendo messo in fuga i loro sudditi ribelli. È esattamente quanto sta succedendo oggi: nei paesi d’origine dei nostri rifugiati ci si rallegra alla grande per ognuno che lascia il paese. Del resto, contro la situazione antidemocratica in Turchia non è a Istanbul che si fanno le dimostrazioni, bensì a Berna, Berlino o Roma…

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