Echi dal Gran Consiglio
Iniziativa parlamentare
Per il riconoscimento delle funzioni di centralità nella Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale
Il canton Ticino presenta una struttura territoriale caratterizzata dalla presenza di comuni che svolgono funzioni di riferimento sovracomunale, fungendo da poli regionali per l’erogazione di servizi pubblici, la localizzazione di infrastrutture strategiche e lo svolgimento di attività di interesse cantonale. In tali comuni si concentra in modo significativo una parte rilevante della vita amministrativa, economica, formativa, culturale e sociale del cantone.
Questi comuni accolgono quotidianamente importanti flussi di pendolari, studenti e utenti provenienti da ampie aree del territorio; ospitano sedi istituzionali e amministrative, strutture scolastiche postobbligatorie e formative, poli culturali e sportivi, infrastrutture di trasporto e nodi intermodali, nonché servizi amministrativi e di sicurezza con una chiara valenza sovracomunale. L’esercizio di tali funzioni non dipende da una qualificazione formale o da una specifica dimensione demografica, bensì dal ruolo effettivamente svolto all’interno dell’organizzazione territoriale cantonale e dalla fruizione dei servizi da parte di una popolazione che eccede quella residente.
È opportuno precisare che una parte rilevante dei servizi e delle infrastrutture a valenza sovracomunale è finanziata e gestita direttamente dal cantone. Ciò nonostante, la loro presenza territoriale determina effetti indotti che ricadono in modo diretto e strutturale sui comuni sede. In particolare, si manifestano oneri significativi nei settori della mobilità e della gestione del traffico, della sicurezza locale, della manutenzione dello spazio pubblico, della gestione di eventi aventi impatto a livello regionale e delle infrastrutture comunali in ambito sportivo, culturale o museale, nonché costi operativi correlati alla fruizione quotidiana dei servizi da parte di non residenti. Tali oneri non sono riconducibili alla gestione del servizio in quanto tale, bensì ai costi territoriali e operativi connessi alla concentrazione delle funzioni e alla loro attrattività sovracomunale, e rimangono oggi in larga misura a carico dei comuni interessati.
L’attuale Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale (LPI) non prevede un riconoscimento specifico e strutturato delle funzioni di centralità, né contempla un meccanismo mirato volto a compensare i costi strutturali generati dalla fruizione sovracomunale di servizi, infrastrutture e funzioni di interesse regionale o cantonale. Ne deriva una distorsione nel riparto degli oneri finanziari, che incide sulla sostenibilità delle finanze comunali e sulla capacità di investimento dei comuni che svolgono un ruolo centrale per il funzionamento dell’intero territorio.
La stragrande maggioranza dei cantoni svizzeri ha invece introdotto strumenti specifici di compensazione delle funzioni di centralità, riconoscendo che i comuni polo contribuiscono in modo determinante al funzionamento complessivo del sistema territoriale. In cantoni come Berna, Vaud e Zurigo, la perequazione finanziaria tiene conto, in forme diverse, delle funzioni centrali esercitate da determinati comuni, mediante contributi specifici, correttivi mirati o parametri integrativi che considerano elementi quali i costi sostenuti per la realizzazione (ammortamenti) e il funzionamento delle strutture caratterizzanti i poli, i flussi di pendolarismo, la concentrazione territoriale di infrastrutture e servizi di interesse regionale o cantonale e la fruizione da parte di una popolazione non residente.
Questi modelli partono dal presupposto che la localizzazione territoriale di funzioni pubbliche e infrastrutture strategiche generi costi strutturali che non possono essere adeguatamente compensati attraverso i soli meccanismi di perequazione delle risorse. Il riconoscimento delle funzioni di centralità consente pertanto di ridurre le distorsioni nel riparto degli oneri finanziari, di rafforzare l’equità tra enti locali e di garantire una maggiore coerenza tra organizzazione territoriale, pianificazione delle infrastrutture e sostenibilità delle finanze comunali.
L’esperienza maturata in altri cantoni dimostra inoltre che l’introduzione di strumenti di compensazione delle funzioni di centralità non indebolisce la solidarietà intercomunale, bensì la rafforza, rendendo più trasparente e oggettivo il legame tra benefici territoriali diffusi e oneri finanziari effettivamente sostenuti dai comuni sede.
Alla luce di queste considerazioni, appare opportuno e necessario dotare la LPI di un meccanismo chiaro, sistematico e verificabile, fondato su criteri oggettivi, che consenta di compensare in modo adeguato i costi strutturali derivanti dall’esercizio di funzioni sovracomunali, nel rispetto dei principi di equità, trasparenza e solidarietà intercomunale.
Per tutte le ragioni sopraesposte si chiede quindi che il Consiglio di Stato allestisca e presenti le basi legali necessarie per introdurre nella Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale (LPI), introducendo un istituto specifico di compensazione delle funzioni di centralità, destinato ai comuni che esercitano funzioni sovracomunali rilevanti:
- definire criteri oggettivi e verificabili per l’individuazione delle funzioni di centralità e dei relativi oneri strutturali, tenendo conto in particolare dei costi sostenuti per le strutture a valenza sovracomunale, dei flussi di pendolarismo, della presenza di servizi e infrastrutture di interesse regionale o cantonale e della fruizione da parte di non residenti;
- partendo dai modelli esistenti in altri cantoni, determinare un principio di compensazione finanziaria stabile, trasparente e fondato su indicatori misurabili;
- stabilire le modalità di calcolo, i parametri e le procedure di riconoscimento del meccanismo di compensazione;
- garantire che i contributi di centralità siano finanziati in modo equo nel quadro della perequazione finanziaria intercomunale.

Raide Bassi, Paolo Caroni, Gianluca Padlina, Luca Renzetti, Patrick Rusconi, Andrea Sanvido, Stefano Tonini
Caso Hospita: fare chiarezza è un dovere – NO alle costose promesse del poker sulla natalità del Centro!
Pubblichiamo il seguente comunicato di UDC Ticino, in quanto parte degli «Echi del Gran Consiglio». Riteniamo tuttavia doveroso esprimere il nostro dissenso nei confronti di questa, come di qualunque altra, commissione parlamentare d’inchiesta (CPI), ritenendo questo strumento perfettamente inutile – ancorché costoso – dato che nulla può portare in aggiunta a quanto emerge da un’inchiesta della magistratura. La redazione.
Il Gran Consiglio istituisce ufficialmente la Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Hospita.
Per l’UDC entrerà Andrea Giudici, giurista, avvocato e notaio, abituato a lavorare sugli atti e a distinguere i fatti dal rumore. L’obiettivo è arrivare a conclusioni chiare e, laddove necessario, a correzioni del sistema.
CPI caso Hospita: una responsabilità istituzionale, non una caccia alle streghe
L’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) è uno strumento eccezionale, previsto dalla legge, che il parlamento può attivare quando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni risulta seriamente compromessa. Nel cosiddetto «caso Hospita», questo passaggio si è purtroppo verificato.
Si è infatti diffusa una percezione legittima di zone d’ombra mai chiarite fino in fondo, che gli strumenti ordinari non sono riusciti a dissipare. «La CPI non nasce per costruire colpevoli o alimentare processi mediatici, ma perché gli strumenti a disposizione non sono stati sufficienti a fare piena chiarezza», afferma Alain Bühler, capogruppo UDC in Gran Consiglio.
L’obiettivo della CPI appena costituita – nella cui composizione figura il Deputato UDC Andrea Giudici – deve essere chiaro: ristabilire la fiducia dei cittadini, dimostrando che il parlamento è in grado di esercitare pienamente la propria funzione di alta vigilanza e che nessun meccanismo opaco è tollerabile. Affinché questo avvenga, sono indispensabili un mandato chiaro, un metodo rigoroso e tempi certi. La CPI non può essere un esercizio dilatorio né un’operazione di facciata. «La chiarezza serve ora, non a legislatura conclusa», sottolinea Bühler. Se emergeranno lacune normative o prassi inadeguate, queste dovranno tradursi in correzioni concrete del sistema. Fare chiarezza non indebolisce le istituzioni: le rafforza.
Poker di iniziative sulla natalità: bocciate le iniziative!
Senza sostenibilità non si governa. Sostenere le famiglie e creare condizioni favorevoli alla natalità è un obiettivo condiviso da UDC Ticino. Tuttavia, il tema non va affrontato con un’accozzaglia di misure costose presentate in veste di soluzioni automatiche, bensì con senso di responsabilità e visione d’insieme.
Il poker d’iniziative proposto da Il Centro avrebbe comportato un ampliamento significativo delle prestazioni finanziarie a carico del cantone, con un impatto stimato nell’ordine di diverse decine di milioni di franchi l’anno e una crescita strutturale e permanente della spesa pubblica. UDC Ticino, per contro, ritiene indispensabile una riflessione globale sul sistema sociale: prima di introdurre nuove spese strutturali occorre valutarne la coerenza, l’efficacia e la sostenibilità nel lungo periodo. Una politica familiare credibile non può basarsi esclusivamente sui sussidi, ma deve poggiare su basi solide: finanze pubbliche sane, un’economia competitiva, una fiscalità sopportabile e un mercato del lavoro stabile.
Revisione delle ARP, un altro passo avanti, ma con una visione precisa
Dopo la modifica costituzionale approvata dal Gran consiglio il 21 maggio 2022, e successivamente dal popolo ticinese il 30 ottobre 2022 – avente per oggetto l’istituzione delle Preture di protezione quali autorità giudiziarie in sostituzione delle attuali Autorità regionali di protezione a carattere amministrativo – il 27 gennaio il Gran consiglio ha approvato la seconda tappa di questa importante riforma, ossia l’implementazione dell’organizzazione di queste nuove importanti autorità del settore della protezione del minore e dell’adulto.
Sono convinta che l’intento del voto favorevole del legislativo debba essere non solo di forma, ma soprattutto di sostanza.
Mi spiego. Il nuovo Collegio giudicante, composto da un Pretore di protezione o Pretore aggiunto e da due membri specialisti permanenti – di cui uno in ambito psicologico/pedagogico e l’altro in ambito del lavoro sociale – dovrà permettere di ottenere delle decisioni più celeri e di qualità ed evitare il conferimento, così come avviene oggi, di numerosi mandati a professionisti esterni per l’allestimento di perizie che, come sappiamo, richiedono tempi biblici a scapito dell’utenza, nonché ingenti costi a carico delle parti o dello Stato.
In futuro i membri del Collegio giudicante saranno nominati dal Gran consiglio, poiché magistrati.
Considerato il delicato campo di attività in cui questi professionisti saranno chiamati a operare, la procedura di selezione dovrà essere maggiormente articolata.
Oltre le ovvie competenze giuridiche, i candidati dovranno avere delle competenze professionali trasversali, (soft skills), ossia abilità personali, comportamentali e relazionali non strettamente tecniche.
Le delicate casistiche trattate da queste autorità, riguardano infatti i rapporti famigliari e i diritti fondamentali delle persone. Una trascuratezza nello svolgere l’attività potrebbe pregiudicare e, ad esempio, avere delle gravi ripercussioni psico-fisiche sul futuro di minori coinvolti in gravi conflitti fra genitori.
Inoltre, per attingere a un bacino più ampio di candidati, bisognerà uscire dalla logica prettamente partitica sancita dal Manuale Cencelli, cosa che ancora oggi, seppur apparentemente condivisa da tutti, non viene attuata.
La futura Commissione amministrativa dovrà fungere da organo di coordinamento per assicurare che ci sia una vera prassi univoca su tutto il territorio cantonale – al contrario di quanto avviene oggi – mediante l’emanazione di precise direttive, importanti e fondamentali soprattutto nella delicata fase transitoria di implementazione delle nuove autorità giudiziarie.
La sicurezza del diritto impone quindi che su tutto il territorio cantonale, le cittadine e i cittadini vengano trattati con prassi univoche.
Ritengo che il regolamento di attuazione delle nuove disposizioni sull’organizzazione delle autorità giudiziarie, debba essere allestito e condiviso con gli addetti ai lavori istituzionali e della società civile. Confido che in esso vengano codificati alcuni aspetti essenziali, ossia: un servizio di picchetto e l’esigenza che nella composizione del Collegio giudicante sia garantita la presenza di entrambi i sessi. Non per questioni di fanatismo di genere, ma per necessità del settore, riconosciuta da numerosi studi e gremi nazionali.
Come detto poc’anzi, questa è la seconda tappa dell’importante revisione del settore della protezione del minore e dell’adulto.
La prossima tappa sarà l’adozione della nuova Legge sulla procedura, che approderà in aula verosimilmente nei prossimi mesi.
La riforma non si esaurirà sulla carta mediante l’approvazione di quest’ultimo messaggio, ma dovrà essere inserita in un discorso molto più ampio, già anticipato, laddove si raccomanda il potenziamento dell’UAP e della rete.
Il settore della protezione del minore e dell’adulto non si esaurisce infatti con la presa di decisioni da parte delle nuove autorità giudiziarie. Le decisioni dovranno essere applicate. Oggi sappiamo che in questa fase, altrettanto fondamentale, ci sono numerose lacune, in particolare il deficit di personale specializzato, strutture spesso inadeguate ai bisogni e problematiche di coordinamento fra i vari attori.
In particolare, ad esempio, sarà necessario pensare a nuove strutture atte ad affrontare le nuove problematiche e disagi di cui parte dei giovani di oggi soffrono, che non sono le stesse di 10-15 anni fa.
Solo così riusciremo a implementare una riforma che voglia definirsi tale, senza spostare il problema o peggio ancora doverlo esaminare e risolvere in futuro, con l’insoddisfazione sia degli addetti ai lavori che dell’utenza, con il rischio che si abbia la percezione che la riforma sia stata inutile e non abbia realmente modificato il sistema, come peraltro chiedono le cittadine e cittadini da anni.


