È razzista la nostra polizia?

Giu 26 • L'opinione, Prima Pagina • 8 Views • Commenti disabilitati su È razzista la nostra polizia?

Rolando Burkhard

Il lavoro della polizia negli USA

La tragica morte dell’afroamericano George Floyd nel corso di un controllo di polizia negli USA ha suscitato sdegno in tutto il mondo e dato luogo a una critica globale al lavoro della polizia. Le parziali immagini videotrasmesse e le descrizioni dell’evento sono pazzesche. Agli agenti di polizia coinvolti nell’azione sono giustamente da rimproverare delle gravi trasgressioni. Tuttavia, nonostante l’imperdonabilità di questo singolo caso, non si dovrebbe dimenticare una cosa. Chi negli USA incappa in un controllo della polizia, sa perfettamente come andrà a finire, e lo sanno tutti. Chi non ottempera immediatamente e alla lettera qualsiasi istruzione formulata dalla polizia in modo piuttosto aggressivo, come per esempio “Entrambe le mani sul volante, nessun movimento!” o simili, deve contare su un pesante intervento degli agenti a qualsiasi inosservanza o anche solo a un’insolenza verbale. Negli USA, ciò è ordinaria amministrazione.

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Negli USA, i controlli di polizia sono spesso condotti dagli agenti con la pistola puntata, che il controllato abbia la pelle bianca, nera, gialla o bruna. I motivi di ciò sono chiari: negli USA, molte persone hanno su di sé un’arma da fuoco, e molti si ribellano ai controlli di polizia, spesso anche violentemente. Le statistiche pubbliche, tanto amate dalla nostra «società dello sdegno», inerenti alle violenze della polizia, dovrebbero essere correttamente confrontate con quelle concernenti gli episodi di brutalità contro gli agenti di polizia. Molti episodi di brutalità sono sfociati nella morte del poliziotto di turno. Ma di questo nessuno si sdegna.

Come si sia svolta l’intera procedura di controllo da parte della polizia nei confronti di  George Floyd, nessuno lo sa esattamente. Sono note solo le immagini finali – diffuse selettivamente – del bloccaggio a terra di Floyd, che apparentemente ha causato la sua morte. Ma cosa era successo prima? Come si è arrivati a tanto? Senza un motivo, gli agenti di polizia coinvolti non avrebbero trattato così duramente il già condannato per reati violenti (cosa che sapevano tramite consultazione del computer della polizia) Floyd. Sia come sia, una cosa deve essere chiara: il bloccaggio a terra per la durata di alcuni minuti – per motivi di sicurezza – di un sospettato, non può e non deve portare alla sua morte, chiunque esso sia. Gli agenti coinvolti vanno senza dubbio puniti.

Rispetto e prassi della polizia

Un modello quasi inverso della prassi di polizia USA era rappresentato dai tradizionali Bobby inglesi. Erano disarmati. i controlli di polizia avvenivano nella massima cortesia. E mai un controllato avrebbe osato anche solo minimamente opporsi a un ordine di un Bobby, né verbalmente né con violenza. Sarebbe stato un sacrilegio imperdonabile e socialmente sanzionato in modo severo. I Bobby lo sapevano e godevano del massimo rispetto e di grande stima nella popolazione. Come sia oggi la situazione in Inghilterra non lo so, probabilmente anche lì non è più così idilliaca.

E come siamo messi in Svizzera? 

La discussione sulla violenza razzista della polizia si è naturalmente diffusa anche in Svizzera, cui determinate cerchie nostrane dell’estrema sinistra, sempre più spesso e sistematicamente, lanciano accuse di razzismo. Ma sì, parlare a vanvera di razzismo è sempre e dappertutto di moda, perché colonialismo e schiavitù sono difficilmente imputabili al nostro paese.

Cosicché non sorprende neanche che la nostra polizia sia sempre più spesso accusata di profiling razziale. Ciò significa che si accusa la polizia di effettuare controlli unicamente secondo criteri di razza. Scusate, ma questo era ed è un’assoluta idiozia. Non è mai stato e non è così. I controlli di polizia, da noi, avvengono quasi sempre senza problemi. I controlli di polizia preventivi, a causa di carenza di agenti, vengono invece effettuati sulla base della tipologia di reato. È chiaro, per esempio, che dei neri africani che gironzolano notoriamente davanti alla Reithalle di Berna per spacciare droga, alle due del mattino debbano essere passati alla lente un po’ più a fondo che non gli impiegati che alle 17.30 camminano da Piazza federale verso la stazione. Ciò non ha assolutamente nulla a che vedere con il razzismo, bensì unicamente con un ragionevole e razionale lavoro di polizia. Smettiamola quindi con questa stupida follia del razzismo.

 

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