Dopo il burqa è ormai tempo di proibire anche il velo islamico
In gennaio entrerà in vigore in Svizzera il divieto di dissimulare il volto in pubblico, ma gli islamisti hanno trovato il trucco per aggirare questa norma costituzionale

All’inizio del 2025 entrerà finalmente in vigore in tutta la Svizzera la nuova Legge federale sul divieto di dissimulare il viso in pubblico. Sono trascorsi quasi 14 anni da quando, il 25 marzo 2011, lanciai in Ticino un’iniziativa popolare (approvata il 22 settembre 2013 dal 65,4% dei votanti) che chiedeva di inserire nella Costituzione cantonale un analogo divieto, che entrò poi in vigore il 1. luglio 2016. Fin dall’inizio, rispondendo alle critiche di chi sosteneva che in Ticino non vi erano donne con il velo integrale (niqab) o con il burqa, precisai che l’iniziativa aveva uno scopo preventivo e dissuasivo e che il mio obiettivo era quello di fare scuola in Svizzera. Adesso il sogno è finalmente diventato realtà, dopo che nel marzo del 2021 il popolo e i cantoni approvarono un’iniziativa costituzionale lanciata a livello nazionale sul modello di quella ticinese. Missione compiuta, dunque!
Ripagato da tante amarezze
Questo lieto finale mi ripaga di tante amarezze che ho dovuto ingoiare in passato quando, ad esempio, alcuni organi di informazione contrari all’iniziativa non mi davano sufficiente spazio per pubblicare le mie motivazioni, o quando venivo accusato di essere un razzista o quando, contro ogni logica, le femministe di sinistra difendevano la «libertà» delle donne musulmane di indossare quello strumento misogino di sottomissione che è il velo integrale, incuranti del fatto che milioni di donne nei 58 Paesi islamici erano obbligate a indossarlo rischiando a volte di essere imprigionate, torturate, picchiate, sfigurate con l’acido o uccise se si fossero opposte. Beh, almeno io, al contrario di queste pseudo femministe, posso dire di aver fatto qualcosa di concreto per cercare di arginare da noi la diffusione di questa medievale usanza, figlia di un’ideologia totalitaria, violenta, razzista e misogina mascherata da religione.
60 multe fino al 2019 e poi più niente
Devo però ammettere a malincuore che gli scaltri islamisti hanno trovato il modo di aggirare il divieto, dimostrando così anche poco rispetto verso il paese che li ospita. In un articolo di Andrea Manna e Giacomo Agosta pubblicato su La Regione dello scorso 7 novembre e dedicato all’imminente entrata in vigore della nuova legge federale, si riferisce che in Ticino, dal 2016 al 2019, sono state distribuite 60 multe per infrazioni al divieto di dissimulare il volto in pubblico, di cui 32 legate all’hooliganismo e 28 per donne con il viso velato. Ma poi, dal 2020 non vi sono più state multe. Strano, vero? Secondo il Dipartimento delle istituzioni – si legge nell’articolo – ciò sarebbe dovuto sia al forte calo del turismo proveniente dai Paesi arabi durante e dopo la pandemia del coronavirus e sia al fatto che ormai la gente è informata sul divieto esistente.
Fatta la legge, trovato l’inganno
Ma penso che vi sia un’altra spiegazione. La legge entrata in vigore in Ticino prima della pandemia prevede infatti delle eccezioni per motivi di salute al divieto di dissimulare il viso: eccezione ripresa anche nella nuova legge federale. E la pandemia, con la conseguente diffusione delle mascherine sanitarie che in certi periodi erano addirittura diventate obbligatorie, costringendo tutti a dissimulare il viso, ha offerto su un piatto d’argento alle donne musulmane integraliste la soluzione per aggirare il divieto in modo legale. Non di rado mi è capitato di vedere in Ticino, anche in piena estate e sotto un sole cocente, delle donne musulmane che indossavano una mascherina (preferibilmente nera), occhialoni neri e un velo islamico che copriva capelli, orecchie e collo, con il risultato finale che il volto di queste donne era dissimulato al pari di quello di chi indossa un burqa o un niqab. Ecco forse spiegato perché, dopo il 2020 in Ticino nessuno più è stato multato per aver nascosto il volto in pubblico. Infatti, cosa potrebbe fare la polizia in questi casi? Cosa deciderebbe il giudice nel caso di un ricorso contro una multa affibbiata a una donna che indossava una mascherina sanitaria con il pretesto di voler tutelarsi da eventuali contagi e completando il camuffamento con degli occhiali scuri e con un velo islamico del tutto leciti?
Il rischio di cadere dalla padella alla brace
Forse, per far rispettare la volontà popolare e un divieto inserito nella Costituzione, si potrebbe correre ai ripari esigendo un certificato medico da chi indossa una mascherina. Ma temo che un simile provvedimento, oltre a essere esagerato (dopotutto il virus continua a circolare…), possa prestarsi facilmente a qualche scappatoia. E allora, in risposta a quegli islamisti che fanno i furbi per aggirare le nostre leggi e per islamizzare la nostra società, non resta che una soluzione: proibire negli spazi pubblici e sul posto di lavoro anche il velo islamico, che va diffondendosi sempre più e che viene utilizzato dai nuovi colonizzatori proprio per marcare il territorio conquistato dall’islam. In tal modo quelle donne che fuggono ad esempio dall’Afghanistan o dall’Iran e giungono in Europa in cerca di libertà contro i fanatismi religiosi, non rischieranno di cadere dalla padella alla brace…

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