Deputati, fate ciò per cui siete stati eletti!

Mar 8 • L'editoriale, Prima Pagina • 3035 Views • Commenti disabilitati su Deputati, fate ciò per cui siete stati eletti!

Eros N. Mellini

Eros N. Mellini

Il nostro sistema prevede tre livelli distinti di potere politico. E il popolo elegge i suoi deputati – a livello comunale, cantonale e federale – in base ai criteri più svariati, ma sempre con un mandato: gestire al meglio delle proprie possibilità l’entità loro affidata. In altre parole io, cittadino di Lugano, eleggo i candidati che più mi convincono in Consiglio comunale affinché controllino come il Municipio amministra la città, contribuendo a questa gestione con proposte, approvando o non approvando crediti per investimenti o attività in cui la città è direttamente coinvolta. Altrettanto, voto i candidati al Gran Consiglio, affinché un discorso analogo lo si possa fare a livello di cantone e, ancora, i deputati alle Camere federali con il preciso incarico di occuparsi dei problemi federali. Ovviamente, quando in Gran Consiglio si dibatte un argomento che riguarda i singoli comuni, ritengo naturale che il “mio” deputato difenda gli interessi di Lugano, ma sempre deve prevalere la visione cantonale del problema. E a livello federale il discorso è analogo, fatto salvo il legittimo riguardo per il proprio cantone, le Camere federali devono occuparsi di politica federale.

Facciamo ora il ragionamento inverso: in politica estera il “mio” deputato è confrontato con decisioni che esulano totalmente dall’ambito cittadino e cantonale, al massimo lo toccano marginalmente quando si tratta di procurare alla Confederazione degli alloggi per rifugiati. Personalmente non approvo la politica estera adottata negli ultimi decenni dalla Berna federale ma, comunque, la cooperazione internazionale, l’offerta di buoni servizi per negoziati di pace fra Stati in conflitto, eccetera sono temi che vanno gestiti a Berna, non a Bellinzona o a Lugano.

Se avessi voluto che il “mio” deputato s’occupasse di questi problemi, l’avrei eletto in Consiglio nazionale o in Consiglio degli Stati, non in Gran Consiglio o in Consiglio comunale.

 

Il Gran Consiglio non è una tribuna privilegiata per esprimere banalità

 

 Perché questa premessa? Perché recentemente in Gran Consiglio è arrivata una proposta d’iniziativa cantonale (Art. 106 LGC) – ossia una proposta che il Parlamento cantonale fa all’indirizzo delle Camere federali – firmata da una quindicina di deputati che, evidentemente, il concetto da me espresso qui sopra non lo mettono in pratica.

L’atto parlamentare originale (perché il Gran Consiglio ne ha approvata un’altra versione riveduta e corretta) era intitolato: “Situazione nella zona tra Turchia-Siria-Irak”. Già il titolo sottolinea la mancanza di competenza del Parlamento cantonale sul tema in oggetto. Ma poi segue un testo che è di una banalità che non troverebbe nemmeno il sostegno del maresciallo Jacques de La Palice (quello cui si attribuisce erroneamente la frase “se non fosse morto sarebbe ancora in vita”).

Ometto la lunga introduzione iniziale che riporta delle situazioni del teatro di guerra apprese dalla stampa, limitandomi alle richieste dell’atto parlamentare:

Noi, parlamento del Canton Ticino:

  • guardiamo con molta preoccupazione agli sviluppi della situazione in questa zona e chiediamo perciò al Consiglio federale, di proporre i servizi svizzeri come intermediari nel conflitto in atto
  • speriamo vivamente, che il processo di pace in questa zona riprenda il più presto possibile
  • condanniamo ogni aggressione alla popolazione civile come un grave oltraggio alla dignità umana.

    L’Ufficio presidenziale ha poi trasformato – giustamente, dal punto di vista formale, visto che un’iniziativa cantonale ai sensi della legge federale deve essere diretta alle Camere, e non al Consiglio federale – in una risoluzione generale ai sensi dell’art. 111 della LGC, il quale prevede semplicemente un “messaggio indirizzato alla popolazione o a qualsiasi autorità”. Ne ha però sostanzialmente mantenuto le conclusioni, invertendone semplicemente l’ordine. Il testo, le cui banalità e inutilità rimangono invariate, suona ora così:

    1.      condanna con fermezza ogni attacco alla popolazione civile come un grave oltraggio alla dignità umana, che deve in ogni caso prevalere sugli interessi finanziari e militari, e come una costante violazione delle Convenzioni internazionali della Croce Rossa;

     

    2.      auspica vivamente che il processo di pace riprenda il più presto possibile;

     

    3.      chiede al Consiglio federale di proporre i servizi diplomatici e umanitari svizzeri come intermediari nelle situazioni conflittuali esistenti nella regione Turchia-Siria-Irak.

     

    Ci mancherebbe poi altro che i nostri deputati “elogiassero” ogni attacco alla popolazione … ecc., e che “non” auspicassero la ripresa del processo di pace. La questione non è l’encomiabile pensiero umanitario, che penso sia condiviso da chiunque abbia un minimo di cervello, bensì che motivo ci sia perché un gremio politico chiamato a occuparsi di politica cantonale debba esprimere delle affermazioni su argomenti che non competono il suo mandato e cui la risposta più naturale è “e chi se ne frega?”.

    Il terzo punto – che è poi l’unico a proporre qualcosa – non è banale, è semplicemente inutile! Perché qualcuno di voi dubita forse che degli ammalati di protagonismo internazionalista come si sono rivelati essere i nostri ministri degli affari esteri degli ultimi anni (Deiss, Calmy-Rey, Burkhalter) non si siano già fatti in quattro per offrire i “buoni uffici” elvetici?

    Per concludere, ritengo che il Gran Consiglio non debba essere una tribuna privilegiata per esprimere insulse banalità, anche se con l’avvento della ripresa televisiva gli interventi si sono sospettosamente moltiplicati. Non posso quindi che esortare i deputati a limitare la loro attività in sala ai temi che riguardano la loro funzione – ai consiglieri comunali i problemi del comune, ai deputati in Gran Consiglio quelli del cantone e agli eletti alle Camere quelli della Confederazione – e non è che vi manchi il lavoro. Ai problemi del mondo ci pensi l’ONU (anche se in effetti i suoi membri più importanti sono più portati a creare i problemi che non a risolverli).

     

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