Danzano mano nella mano con il potere

Dalla Weltwoche del 23 ottobre 2024, un articolo di Philipp Gut che approfondisce il tema affrontato dal nostro ultimo editoriale.
Si definiscono «organizzazioni non governative». Ma si tratta di un termine improprio. In realtà, le ONG preparano il terreno per le politiche delle élite al potere.
Portano il nome davanti a sé come un’insegna: le cosiddette organizzazioni non governative sono orgogliose di non essere un governo, di non essere uno Stato.
«Le organizzazioni non governative sono organizzazioni indipendenti che non agiscono per conto di governi o Stati. Si occupano principalmente di questioni sociali, diritti umani, aiuti umanitari e ambiente», scrive Plan International, una delle maggiori organizzazioni mondiali di aiuto all’infanzia. A ciò si associa il termine «società civile». Wikipedia lo sa: «la società civile si riferisce colloquialmente a una sottoarea della sfera pubblica sociale in cui le attività e le associazioni sociali, distinte dallo Stato e dal settore privato, non servono né all’acquisizione e all’esercizio del potere politico, da un lato, né alla produzione di beni materiali e di profitti, dall’altro». In senso più stretto, la società civile si riferisce quindi «all’advocacy delle organizzazioni non governative». Il neologismo «Advocacy» si riferisce a sua volta all’«influenza pubblica sul processo decisionale per conto di un interesse collettivo»..
Suona bene, sembra nobile. Ma è davvero così? La tesi di questo articolo, che sarà suffragata da esempi concreti, mette in discussione queste rappresentazioni idealistiche. Le organizzazioni non governative sono spesso strettamente legate ai governi e agiscono come loro braccio armato. Non solo dipendono dai finanziamenti statali, ma le organizzazioni governative e non governative formano anche astute alleanze per raggiungere insieme obiettivi strategici. In questo modo, le ONG che si suppone non siano interessate al potere, al denaro o agli interessi particolari, preparano il terreno per le politiche volute dalle élite al potere. Il Prof. Michael Meyen, scienziato dei media e della comunicazione con sede a Monaco di Baviera, afferma che le ONG «sostengono le narrazioni del governo con la contraerea».
Chi l’ha inventato? Chi lo paga?
Si possono distinguere diverse dimensioni analitiche: organizzativa, finanziaria, tematica e storico-genetica – perché tutto parte dalla storia. Il termine “organizzazioni non governative” (in inglese: non-governmental organizations) è stato inventato dalle Nazioni Unite, la cui influenza sulla scena è tuttora da non sottovalutare (l’Agenda 2030 ne è il saluto).
Prendiamo un primo esempio dalla Svizzera e scegliamo il settore dei diritti umani, un campo di attività privilegiato per queste organizzazioni. L’associazione Humanrights.ch si batte per un «migliore ancoraggio dei diritti umani» e coordina la piattaforma ONG Human Rights Switzerland, una «rete strutturata» di persone che la pensano allo stesso modo. Negli ultimi anni e decenni, una delle preoccupazioni principali di Humanrights.ch e dei suoi alleati è stata la creazione di un’istituzione nazionale per i diritti umani. Questo obiettivo è stato raggiunto nel 2023 con la fondazione dell’Istituzione svizzera per i diritti umani (ISDU).
Ma chi l’ha inventata? L’ONU. E chi la paga? Il contribuente svizzero. Nonostante ciò – o proprio per questo – l’ISDU sottolinea più volte nella sua autodescrizione quanto sia «indipendente», «sia politicamente, istituzionalmente sia ideologicamente». Il fatto è che questa istituzione svizzera per i diritti umani – lo si capisce dal nome ingombrante – è stata fondata sulla base dei Principi di Parigi delle Nazioni Unite. Humanrights.ch non fa mistero di questa catena di comando: «Dopo che nel 1993 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha esortato tutti gli Stati a creare un’istituzione nazionale per i diritti umani, dal 2001 la società civile svizzera si batte attivamente per la creazione di tale istituzione in Svizzera».
Tra le altre cose, le Nazioni Unite chiedono una «base giuridica», un «mandato completo» e «finanziamenti pubblici sufficienti». In parole povere: gli Stati membri devono approvare una propria legge e fornire il denaro dei contribuenti all’istituzione che, naturalmente, è completamente indipendente. La Svizzera si è attenuta a questo principio e nell’autunno del 2022 ha rivisto di conseguenza la Legge federale su misure di promozione civile della pace e di rafforzamento dei diritti dell’uomo.
I termini di riferimento dell’ISDU rivelano anche un intimo «pas-de-deux» con le agenzie governative. Così, ad esempio, assume «importanti funzioni per i meccanismi dei diritti umani dell’ONU o del Consiglio d’Europa». Può «contribuire alle procedure di rendiconto degli Stati inerenti ai singoli patti sui diritti umani, promuovere l’attuazione delle raccomandazioni da parte degli Stati o portare avanti la ratifica di nuovi accordi sui diritti umani». Le organizzazioni governative e non governative lavorano quindi fianco a fianco. O, come dice la Piattaforma ONG Diritti umani Svizzera: si «accompagna» il lavoro dell’istituzione creata dallo Stato e si lavora «in collaborazione con le autorità» per promuovere tematiche e obiettivi comuni.
Un altro settore classico delle ONG è quello degli aiuti allo sviluppo. Le organizzazioni umanitarie sono quindi considerate l’emblema delle organizzazioni non governative. Tuttavia, esse sono anche al servizio dello Stato, e guadagnano molto da questo. L’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (SFH), nota per la sua politica generosa nei confronti dei rifugiati, in linea con le idee di sinistra («vie di fuga aperte e sicure»), ha ricevuto per molti anni, fino all’ottobre 2020, un lucroso mandato dalla Segreteria di Stato per la migrazione. Ha condotto indagini sui rifugiati per conto dello Stato e ha coordinato altre indagini condotte da altre ONG. La SFH e i suoi partner hanno ricevuto circa un milione e mezzo di franchi svizzeri l’anno – per non parlare delle conseguenze politiche derivanti dall’affidare tali sondaggi a operatori di aiuto ai rifugiati che vedono ogni migrante economico come un perseguitato.
Tasse milionarie per l’organizzazione di aiuto PS
Oppure prendiamo Solidar-Suisse, figlia del Partito Socialdemocratico e dell’Unione Sindacale Svizzera, il cui presidente è il Consigliere di Stato del PS Carlo Sommaruga e il cui consiglio di amministrazione comprende la consigliera nazionale del PS ed ex presidente di Juso Tamara Funiciello. Nonostante questi grandi attori alle spalle – chi ha più potere e capitale in questo paese dei sindacati? – Solidar-Suisse può contare su milioni provenienti dal settore pubblico e su una lunga lista di sostenitori statali. Con un fatturato annuo di circa 30 milioni di franchi, nel 2023 solo il 25% circa proveniva da donatori privati. In cambio, trenta enti pubblici donano a Solidar-Suisse, dal comune di La Tour-de-Peilz alla Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC), all’Unione europea, ai cantoni di Argovia, Basilea Città, Ginevra, Grigioni, Sciaffusa, Turgovia, Vaud e Zurigo, nonché all’Unicef e alla città di Montreux.
L’anno scorso la sola DSC ha trasferito a Solidar-Suisse oltre 6,5 milioni di franchi. I cantoni e i comuni hanno contribuito con 834.700 franchi, la Fédération vaudoise de coopération, di cui fanno parte il canton Vaud e i comuni vodesi, con altri 177.850 franchi e la Fédération genevoise de coopération con 293.617 franchi.
Non si sa quanti milioni di entrate statali e fiscali affluiscano complessivamente alle organizzazioni non governative, nemmeno a livello federale. In risposta a una richiesta della Weltwoche, il Dipartimento federale delle finanze ha dichiarato: «L’Amministrazione federale delle finanze non dispone di un elenco di tutti i contributi alle ONG e alle associazioni private. Nella contabilità statale, elenchiamo solo i singoli crediti di tutte le unità amministrative. Tuttavia, questi sono solitamente aggregati e non suddivisi per singoli progetti/organizzazioni».
In sintonia con gli estremisti del clima
Un terzo campo in cui si può studiare la cooperazione e l’agenda comune di organizzazioni governative e non governative è la politica ambientale e in particolare quella climatica. In Svizzera, Greenpeace ha lanciato e insediato le famigerate «Anziane per il clima» che, a loro volta, si sono avvalse della consulenza di scienziati pagati dal governo.
A livello internazionale, vanno menzionate anche le cosiddette città C-40, che si battono per la creazione di metropoli senza auto. I governi di città e Stati non si fanno scrupoli a unire le forze con gli estremisti del clima che stanno pianificando un rovesciamento. Le città C-40 sono, secondo le loro stesse parole, una «rete globale di quasi 100 sindaci delle principali città del mondo che lavorano insieme per affrontare la crisi climatica». Il progetto è finanziato da fondazioni internazionali come Bloomberg Philanthropies, Children’s Investment Fund Foundation, Open Society Foundations di George Soros e da paesi come Germania, Regno Unito e Danimarca.
Resta da vedere quale sia la legittimità democratica dei dirigenti della città, che hanno dichiarato il loro «impegno» a usare metodi pesanti come il divieto di circolazione. Se si leggono le dichiarazioni di C 40, bisogna constatare che hanno interiorizzato le idee e la dizione del mondo delle ONG verdi di sinistra fino a confonderle.
«Senza giustizia sociale, non c’è giustizia climatica», dicono, e si parla in modo nebuloso e utopico di «società fiorenti con opportunità per coloro che sono stati lasciati indietro». Le città di C-40 sono esplicitamente solidali con il movimento di sciopero per il clima e con il suo grido di battaglia anticapitalista «System Change, Not Climate Change». Sono a favore di un «Global Green New Deal», che offre l’opportunità di «affrontare la crisi del clima e dell’ingiustizia e garantire che tutti, ovunque, possano prosperare».
Iniziative simili si osservano anche in Austria e in Svizzera. Città come Vienna e Graz vogliono vietare di propria iniziativa l’ingresso delle auto nei centri urbani. La sindaca di Graz ha dichiarato di ritenere che «nessuno debba guidare un’auto privata nel centro della città». In Svizzera, Losanna sta premendo sull’acceleratore. Entro il 2030, vuole una «mobilità neutrale dal punto di vista climatico» e il divieto di utilizzare motori a combustione. L’ONG WWF ha riconosciuto Losanna come una delle città svizzere più rispettose del clima. Le organizzazioni ambientaliste hanno capito da tempo di avere potenti alleati nelle città verdi di sinistra.
Attenzione, indice!
Un fenomeno più recente che sta rapidamente acquistando importanza è il lavoro di squadra di operatori statali e non statali nella lotta per la sovranità interpretativa nei nuovi e vecchi media, nel contesto della guerra dell’informazione che imperversa in tutto il mondo. Un esempio impressionante in tal senso proviene dalla Germania, dove la rete di ricerca Correctiv è balzata agli onori delle cronache con una notizia errata, successivamente corretta più volte e perseguita in tribunale, sulla presunta intenzione di espulsioni di massa di cittadini tedeschi in occasione di un «incontro segreto» di politici e giornalisti borghesi e di destra a Potsdam. Nel 2023, Correctiv ha ricevuto oltre 568.000 euro dalle casse pubbliche. Già negli anni precedenti aveva ricevuto il sostegno dell’Agenzia federale per l’educazione civica, della Cancelleria di Stato della Renania Settentrionale-Vestfalia e del Commissario del governo federale per la cultura e i media.
Il caso è particolarmente rivelatore perché ci sono stati diversi incontri tra rappresentanti del governo tedesco e l’organizzazione di «utilità sociale». Particolarmente significativo è l’incontro tra il cancelliere della SPD Olaf Scholz e il capo di Correctiv, avvenuto nel periodo caldo tra la decisione di spiare la riunione di Potsdam e la pubblicazione del rapporto. Non si sa cosa sia stato discusso in quella sede. Ciò che si sa, invece, è che il cancelliere e il governo federale hanno usato il rapporto Correctiv per incitare una rivolta «contro la destra» e, in particolare, contro l’Alternativa per la Germania nell’anno cruciale delle elezioni orientali. È importante tenerlo a mente: il governo «semaforo» in carica sta sovvenzionando e forse anche istruendo una punta di diamante mediatica della «società civile» che gli piace e che gli è fedele, e sta intraprendendo un’azione congiunta contro l’opposizione che lo sta sfidando. Non può essere accusato di mancanza di «chutzpah» (termine ebraico per impudenza, NdT).
L’organizzazione no-profit Global Disinformation Index (GDI) opera in modo simile, con l’obiettivo di porre fine alla disinformazione reale o presunta su Internet inserendo nella lista nera i siti web indesiderati, con l’intento di far sì che i commercianti di pubblicità ritirino loro le commesse, in modo da prosciugare finanziariamente gli operatori. Il GDI accetta anche finanziamenti dai governi, tra cui il Ministero degli Esteri tedesco e l’Unione Europea, che sono felici di assegnare a questi autoproclamati poliziotti della rete contratti specifici («Occasionalmente abbiamo anche ricevuto finanziamenti dai governi per progetti di ricerca speciali, orientati a livello internazionale»).
Come dimostra l’esempio della rivista online britannica Un-Herd, presentata anche da “Schweizer Monat”, per la quale scrivono autori di spicco come Ayaan Hirsi Ali, David Mamet o Bret Easton Ellis, sono spesso le preferenze politiche a determinare l’autorizzazione al lancio. La redazione si è stupita della mancanza di introiti pubblicitari fino a quando non ha scoperto di essere finita nell'”indice di disinformazione”. La GDI ha semplicemente dichiarato che Un-Herd segue una “narrativa anti-LGBTQI+”.
La conclusione che si può trarre da tutto ciò è che la situazione si è ormai ribaltata da tempo: le organizzazioni non governative non sono più la spina nel fianco dei potenti – ammesso che lo siano mai state- bensì parte integrante di una strategia molto efficace di politica di divisione del lavoro. Non sono più i difensori dei deboli, ma alleati di un’élite globale che detta i toni e cui servono a mantenere il potere. Ma attenzione: se lo dite, sarete messi all’indice…
« Jene heimtückische Verschwendungssucht Hand in Hand tanzen sie mit der Macht »
