Urrà, abbiamo perso!

Feb 24 • L'opinione, Prima Pagina • 1296 Views • Commenti disabilitati su Urrà, abbiamo perso!

Rolando Burkhard

Il popolo ha bocciato la Riforma dell’imposizione delle imprese III (RI imprese III). Consiglio federale, maggioranza del Parlamento, tutti i partiti borghesi (inclusa l’UDC) e l’economia hanno subito una tremenda sconfitta. Tuttavia la mia tristezza è molto limitata. Perché se si passano in rassegna i motivi di questa decisione popolare, si è addirittura spinti a un certo ottimismo. Il popolo non è poi così stupido. E non si lascia manipolare.

La decisione del popolo non è stupida, bensì è l’espressione di un sano buonsenso presente nel sentimento popolare

Si può anche liquidare l’”irragionevole” verdetto popolare quale decisione di pancia, ma il popolo non è poi così in errore come è stato dichiarato. Anche se è stata la sinistra a osteggiare – con successo – la proposta. Perché se si interpretano nel modo giusto i motivi rifiuto, si giunge a ben altre conclusioni.

Che cosa è dunque stato determinante?

Le incertezze inerenti agli effetti sugli oneri fiscali individuali hanno senz’altro contribuito. Ma i veri motivi sono molto più profondi.

È stato perché, verso la fine della campagna di voto, la buona signora Widmer-Schlumpf ha screditato la proposta a suo tempo riavviata proprio da lei quale ministra delle finanze? No, la bocciatura popolare presa con il 59,1% dei voti è stata troppo chiara.

È stato perché il Controllo federale delle finanze (CDF), quasi in zona Cesarini, ha fortemente criticato la qualità delle previsioni del Consiglio federale circa le conseguenze delle proposte di legge? Forse. Perché si è così dimostrato che, nelle sue affermazioni, il Consiglio federale sistematicamente sopravvaluta, o addirittura indora in malafede le proposte a lui gradite, per non fornire munizioni agli oppositori. Esempi di questa colpevole manipolazione non ne mancano proprio: pensiamo solo ai bassi costi e al buon funzionamento di Schengen/Dublino nell’opuscolo che precedette la votazione popolare, ai pronostici sbagliati in merito alle cifre dell’immigrazione con la, rispettivamente a causa della, libera circolazione delle persone e alle errate valutazioni sulle eccedenze miliardarie nell’AVS e nei preventivi.

Il rapporto del CDF non era di per sé determinante, ma forse è stato il puntino sulla i. Perché confermava e favoriva una …

… profonda sfiducia nei confronti delle autorità (in particolare del Consiglio federale)

Questa sfiducia dei cittadini era ed è tutt’altro che una novità, ed è comprensibile. Che tutte quante le decisioni a maggioranza del Consiglio federale portino con sé vantaggi economici (e altri), non lo crede ormai più nessuno.

La cieca fiducia nell’economia è acqua passata

„Se l’economia sta bene, stanno bene tutti“, si diceva, intendendo naturalmente le grosse aziende. “Crescita economica = benessere per tutti” si diceva e si dice ancora. E la libera circolazione delle persone sarebbe una “conditio sine qua non” per il benessere di noi tutti (così si giustifica la scandalosa totale non-applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, rispettivamente per la crassa inosservanza del chiaro mandato costituzionale).

Contro questo acritico credo internazionalista nei vantaggi politici ed economici della globalizzazione ha cominciato a consolidarsi un malumore popolare. Nonostante gli scenari minacciosi e gli allarmismi paventati da economia e autorità (quasi come di fronte alla bomba atomica della Corea del Nord) in caso di una decisione popolare “dannosa per l’economia”. Ma il popolo ha cominciato ad averne abbastanza. Se si fosse potuto votare sull’aiuto miliardario per la salvezza delle grandi banche svizzere operanti negli USA, o sui miliardi di sostegno della nostra Banca nazionale per il salvataggio della crisi monetaria dell’euro, il risultato sarebbe stato prevedibile. Perciò il NO alla RI imprese III non è arrivato inaspettato…

Un NO a ulteriori genuflessioni di fronte all’estero

Questo è stato forse il motivo principale del chiaro NO popolare. La RI imprese III non era stata infatti “inventata” volontariamente, bensì elaborata a causa della massiccia pressione internazionale (soprattutto da parte di UE e OCSE) – una pressione dall’estero alla quale le nostre autorità si piegano volentieri addirittura preventivamente.

Questa totale remissività della Berna federale di fronte a qualsiasi pretesa proveniente dall’estero, questo piegare pusillanimemente il capo già solo alla minaccia di discredito internazionale (Orrore: le “liste nere”), di fronte alla possibilità di una eventuale presa in considerazione di “sanzioni” contro la Svizzera: tutti questi scenari minacciosi creati e gonfiati dalla Berna federale non convincono più i cittadini.

La chiara decisione popolare contro la RI imprese III esigerebbe che la Svizzera cominci a trattare la cosa sul piano internazionale. In realtà, non lo si è fatto seriamente nemmeno riguardo all’accordo di libera circolazione con l’UE. E così non lo si farà neppure per la RI imprese III. Si sfodererà invece qualche soluzione gradita all’estero e alla nostra economia, sperando che sarà digerita da un popolo ormai stufo di votazioni.

La fine del racconto dell’orrore sulla presunta raggirabilità del popolo

Infine, ancora una cosa: i sostenitori della RI imprese III hanno investito nella campagna di voto molti più mezzi finanziari che non la controparte. E tuttavia, il popolo ha respinto chiaramente la proposta di legge.

Con questo dovrebbe finire anche la favola secondo la quale l’approvazione del popolo si può comprare. Un’accusa che viene sempre sollevata contro l’UDC (e Blocher), quando impegna in una campagna con ingenti mezzi finanziari.

Perso o vinto?

Formalmente, a causa del suo (per la verità non molto convincente) impegno sul fronte borghese-economico-governativo del SÌ, l’UDC quale partito ha perso questa battaglia su RI imprese III. In realtà, anche molti UDC hanno votato NO influendo sul risultato.

Alla fin fine, con questo NO popolare la direzione del partito ha forse subito una sconfitta, ma i valori fondamentali della nostra base hanno vinto. Perciò, in vista dei prossimi importanti impegni internazionali, considero l’esito di questa votazione non come una sconfitta, bensì come un’opportunità e un buon auspicio.

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