Concerto a Chiasso e storia di una ballerina sfortunatissima

Dic 12 • Prima Pagina, Sport e Cultura • 170 Views • Commenti disabilitati su Concerto a Chiasso e storia di una ballerina sfortunatissima

Spazio musicale

La pandemia costringe a cambiare abitudini e a transigere su molti principi. Così mi accingo a scrivere per la prima volta nella mia vita una nota su una manifestazione alla quale non sono stato fisicamente presente. Si tratta del concerto tenuto il 24 novembre al Cinema Teatro di Chiasso e diffuso in “streaming”. Prevista era una serata in memoria di Arturo Benedetti Michelangeli con l’Orchestra della Svizzera italiana e il pianista Giuseppe Albanese; in programma c’era il primo concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven.

Purtroppo, le restrizioni rese necessarie dal Coronavirus hanno costretto a rinunciarvi. Felice è stata allora l’idea di approfittare della presenza dell’Albanese per offrire al pubblico un concerto puramente pianistico con il titolo “Invito alla danza” e dedicato a trascrizioni di brani tolti da balletti assai famosi.

L’Albanese si è rivelato un pianista tecnicamente agguerritissimo. Nulla sembra impossibile alle sue mani. La dinamica è di una nettezza assoluta. Ogni figurazione viene sbalzata con il massimo della chiarezza. D’altra parte, come spesso accade ai grandi dominatori della tastiera, la compiacenza nella bravura tecnica induce a una certa meccanicità o durezza che talvolta impedisce di ricreare totalmente l’autentico spirito delle composizioni. Nel valzer da “Coppelia” di Delibes non sono riuscito a trovare quell’eleganza un poco civettuola che riflette il carattere dell’astuta e spregiudicata Swanilda, la protagonista del balletto. Quanto ai brani dallo “Schiaccianoci” è mancata l’impareggiabile finezza della variazione della Fata Confetto, conclusa in modo un poco tumultuoso, mentre nel passo a due finale l’ascolto dell’ampia e seducente melodia principale è stato disturbato dai molti fronzoli in zona acuta. Senza dubbio memorabile è stata invece l’esecuzione dei tre pezzi dall’”Uccello di fuoco” di Stravinskij: esaltante nella danza infernale del re Kastchei, delicatissima nella “berceuse” e grandiosa nel finale. Anche nel “Prélude à l’Après-midi d’un faune”, venuto dopo, le mani dell’Albanese hanno fatto miracoli nel dar vita agli impulsi della partitura e nel creare atmosfere sonore di affascinante bellezza.

La presenza del valzer da “Coppelia” nel programma svolto da Giuseppe Albanese da un lato e la pandemia che stiamo vivendo dall’altro lato mi inducono a rievocare la vicenda della bravissima e sfortunatissima ballerina che interpretò la parte di Swanilda alla prima assoluta del balletto. Il suo nome era Giuseppina Bozzacchi. Nacque a Milano nel 1853. Quando era sui nove anni una prima ballerina della Scala, la Boschetti, capì le grandi potenzialità della giovanissima ragazza e le consigliò di recarsi a Parigi, dove avrebbe potuto avere un insegnamento migliore rispetto a Milano; le pagò anche alcune lezioni presso Madame Dominique, una didatta di grande prestigio della capitale francese. A quell’epoca si stava preparando un nuovo balletto, che era attesissimo grazie alla fama degli autori: Ch. Nuitter, Saint-Léon e, per la musica, Delibes.

Giusepppina Bozzacchi

Naturalmente aveva una importanza essenziale trovare la ballerina giusta per l’indiavolata parte della protagonista. La scelta cadde sulla Bozzacchi benchè avesse poco più di sedici anni e fosse pertanto, in un lavoro importante, una debuttante. L’altra ballerina che era stata considerata, la Beaugrand, nonostante la delusione, si comportò da signora e fu la prima a congratularsi con la rivale. Lo spettacolo venne dato all’Opéra il 25 maggio 1870. Il successo fu immediato e totale, sia per il balletto sia per la prestazione della Bozzacchi, che mise in ombra gli altri interpreti. Nelle parti danzate si manifestò la qualità dell’insegnamento ricevuto dalla Dominique: stile francese composto e nobile, moderazione. Ma l’italianità della ballerina esplose letteralmente nelle scene mimate, che risultarono di una comicità esilarante. Con un esito così favorevole la Bozzacchi, che proveniva da una famiglia molto povera, uscì finalmente dalle strettezze finanziarie (ma mantenne uno modo di vivere modestissimo e gli amici faticarono non poco a convincerla di rientrare a casa, dopo le rappresentazioni, in carrozza e non più a piedi). Purtroppo, a partire da questo punto cominciarono le disgrazie. Pochi mesi dopo scoppiò la guerra franco-tedesca, le truppe tedesche si erano avvicinate a Parigi e l’Opéra chiuse i battenti. Tornarono i problemi finanziari. Poco dopo scoppiò anche una epidemia di vaiolo. Giuseppina fu una delle prime contagiate. Morì il 23 novembre 1870, giorno del suo diciassettesimo compleanno. Le diciotto rappresentazioni nelle quali apparve in scena come Swanilda rimasero la totalità della sua carriera. Le bastarono però per entrare nella storia della danza.

 

Carlo Rezzonico

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