Beethoven e Brahms all’ombra di Mozart

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Spazio musicale

Proseguono i giovedì della rassegna OSI al LAC in videostreaming RSI e in diretta radiofonica su Rete Due. Giovedì 11 marzo 2021 alle ore 20.30 sarà la volta del gradito ritorno a Lugano del direttore d’orchestra polacco Krzysztof Urbánski, insieme alla non meno attesa pianista nipponico-tedesca Alice Sara Ott.

Come sempre in questo periodo, i concerti si tengono a porte chiuse e, grazie alla collaborazione con la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, sono offerti in videostreaming RSI il giovedì alle ore 20.30 su www.osi.swiss o rsi.ch/live-streaming, oltre che in diretta radiofonica su RSI Rete Due (www.rsi.ch/rete-due).

Il programma della serata, in parte rimodulato, presenta in apertura la celebre ouverture per la tragedia Egmont di J. W. Goethe, primo numero di una serie di dieci musiche di scena che Ludwig van Beethoven realizzò affascinato dalla figura del conte di Egmont, eroe della lotta di liberazione delle Fiandre dal dominio spagnolo nel ‘500.

Al centro della serata figura invece il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 in do minore, con il quale Beethoven prese le distanze dai precedenti modelli mozartiani, realizzando nel Largo centrale un capolavoro personale di raffinatezza e rarefazione espressiva.

Come Beethoven si dovette misurare con l’ombra di Mozart, così egli stesso, a sua volta, fu sempre alle spalle di un successivo genio tedesco, Johannes Brahms. La meravigliosa Seconda sinfonia brahmsiana in re maggiore, opera che occupa la seconda parte del concerto con l’OSI, fu subito accostata al carattere “pastorale” della Sesta di Beethoven, anche se il parente più prossimo sembra essere in definitiva sempre Mozart, come testimonia il glorioso Allegro con spirito del Finale, che richiama l’analoga conclusione della Sinfonia mozartiana Jupiter.

Una parentela che fu sottolineata anche dal critico viennese più influente dei tempi di Brahms (nonché suo grande amico) Eduard Hanslick, il quale esaltò il “sangue mozartiano” che scorre nel Finale della Seconda sinfonia, dopo l’elegiaco primo tempo, la profonda meditazione dell’Adagio non troppo e la grazia del Ländler, che funge da Intermezzo più che da classico Scherzo.

 

 

 

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