Insistiamo: 200 franchi bastano (e avanzano)!

Ott 20 • Dalla Svizzera, In terza, L'opinione • 706 Views • Commenti disabilitati su Insistiamo: 200 franchi bastano (e avanzano)!

(enm) Ne «Il Paese» dell’8 settembre, in un articolo a sostegno dell’iniziativa volta ad abbassare il canone della SSR a 200 franchi, terminavamo con la seguente considerazione: « Solo a titolo di paragone

La Svizzera italofona costituisce circa l’8% della popolazione (350’000 Ticinesi e 15’000 Grigioni italiani, più il resto in ordine sparso), su 8’815’400 (dati 2022), un bacino di 705’232 abitanti (compresi neonati, e non fruitori dei programmi). Tanto per fare due conti della serva: la RSI impiega oltre 1’100 dipendenti, ossia ca. 1 dipendente ogni 641 abitanti.

In Italia, per ca. 59’000’000 abitanti (senza contare la popolazione italofona nel mondo) la RAI impiega ca. 12’750 dipendenti, una persona ogni 4’620 abitanti.

E non ci si dica che – al di là di una probabilmente pari tendenziosità dell’informazione – la qualità dei servizi RAI sia inferiore a quella della RSI.»

Oggi, un nostro lettore ci segnala un articolo apparso sul portale adnkronos.com, che riteniamo dia un ulteriore spunto di riflessione per chi ancora non fosse convinto che l’attuale canone radiotelevisivo OBBLIGATORIO di CHF 335.- sia semplicemente spropositato. Ne diamo qui di seguito qualche stralcio.

Innanzitutto, il titolo: «Canone RAI, nel 2024 arriva nuovo prezzo: quanto costerà». E prosegue:

« Costo più basso per il canone RAI a partire dal 2024. Il prezzo passerà da 90 a 70 euro l’anno (Ribadiamo: in Svizzera 335 franchi, pari a ca. 355 euro). ”Un quarto del canone non viene più pagato in bolletta”, ha annunciato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di bilancio 2024.

Nella manovra approvata dal Consiglio dei ministri «c’è il primo intervento sul canone RAI che viene tagliato dalla bolletta dei contribuenti italiani», aveva affermato poco prima il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, nel corso della conferenza stampa al termine del Cdm.

Tra le ipotesi di riforma del pagamento del canone tv ci sarebbe quella di legarlo non più al possesso di una tv ma di un’utenza telefonica: «Ormai le nuove tecnologie permettono di vedere» i programmi televisivi anche tramite smartphone e tablet. «Qualora il presupposto impositivo dovesse essere il possesso di una utenza telefonica comporterebbe di ridurre il canone pro capite. Basti pensare che oggi il canone risulta pagato da 21 milioni di utenti e le utenze telefoniche attive sono circa 107 milioni. L’articolo prosegue: «Una progressiva riduzione dell’importo del canone RAI, con un taglio a cadenza annuale del 20 per cento, fino al suo totale azzeramento» e anche la ridefinizione «univoca» del concetto di servizio pubblico («indispensabile per mantenere e affermare i valori culturali e sociali e difendere, al contempo, le identità locali»), pensando anche a un nuovo canale «interamente dedicato alla trasmissione di programmi e rubriche di promozione culturale, nel quale non possono essere trasmessi spot»: questo quanto previsto nella bozza del ddl leghista dal titolo «Modifiche al testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici in materia di servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale, riduzione e abolizione del canone di abbonamento e disciplina della società concessionaria del servizio pubblico», presentato in Senato dal partito di Matteo Salvini.

La RAI dunque deve cambiare volto, a partire dal canone che «risulta oggi anacronistico e ingiusto, in quanto è dovuto per la semplice detenzione di apparecchi atti o adattabili a ricevere un segnale», si leggeva nella bozza provvisoria del testo che AdnKronos aveva potuto visionare. Per la Lega si deve prevedere – come aveva avvertito lo stesso Salvini in campagna elettorale – un percorso che porterà entro 5 anni all’abolizione del canone. Inoltre, a proposito del canone, viene previsto che già oggi «laddove sussista l’impossibilità di accesso alla rete o l’impossibilità di fruizione del servizio da parte degli utenti per motivi estranei alla propria volontà, il pagamento del canone di abbonamento non è dovuto».

È ovvio che bisogna fare le dovute proporzioni, la SSR non è la RAI, ma la sproporzione dei canoni fra i due paesi balza all’occhio.

Se la RAI sente il bisogno di cambiare, a nostro avviso, ancora a maggior ragione lo deve fare la SSR, i cui servizi non sono migliori di quelli forniti dalla collega italiana.

E quindi ribadiamo: 200 franchi bastano (e verosimilmente avanzano)!

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