Ballett Zürich: continuano i successi di pubblico e critica

Giu 13 • Sport e Cultura • 1257 Views • Commenti disabilitati su Ballett Zürich: continuano i successi di pubblico e critica

Spazio musicale

Prosegue la serie felice dei successi conseguiti dal Ballett Zürich. Lo spettacolo intitolato “Forellenquintett” è stato preso d’assalto dal pubblico, tanto che alle rappresentazioni previste inizialmente se ne è aggiunta un’altra fuori programma (impresa non facile in una stagione densa come quella del teatro zurighese).

Come primo numero si è eseguito “A-Life” dell’inglese Douglas Lee. In una nota sul programma di sala, che ha il pregio della brevità ma non quello della semplicità e della chiarezza, il coreografo spiega che “A” sta per “Artificial” e che in un mondo creato, appunto, artificialmente uomini e macchine, digitale ed emozionale si urtano: questa sarebbe l’idea alla base del suo lavoro. Effettivamente il balletto parte con una danza angolosa e geometrica, si potrebbe dire industriale, ma presto le emozioni penetrano negli ingranaggi della meccanica. Lo fanno però in modo sovreccitato e anche nei pochi momenti in cui l’ansia sembra placarsi (ma non troppo) grava sulla danza qualcosa di fosco e tragico. Impressione, questa, accentuata sia dal buio totale in cui tutto (sala compresa) viene immerso all’inizio e alla fine, sia dagli elementi scenici e dai costumi cinerei. È difficile, con tali assunti, evitare ripetitività e monotonia come pure è difficile, per gli interpreti, non cadere in una gesticolazione che potrebbe diventare ridicola. Entrambi i pericoli sono stati sventati: dal coreografo con una inventiva a getto continuo, sempre rinnovantesi, sfrenata nel ritmo, fluida e originalissima nel modo di intrecciare i corpi, dalla compagnia zurighese con una prestazione caratterizzata da forte impeto ma anche da precisione tecnica ammirevole

Ha fatto seguito “Wings of Wax”, un lavoro di Jiri Kylian ispirato alla vicenda di Icaro. Veramente la storia non viene narrata ma soltanto ricordata con qualche allusione. Alla comprensione del balletto non giova neppure l’albero capovolto pendente sul palcoscenico attorno al quale, non saprei dire perchè, gira ininterrottamente un faro. Ho apprezzato invece la coreografia in senso astratto. La mano del grande coreografo, con il suo stile raffinato e incisivo, si manifesta pienamente, specialmente in alcuni passi a due di grande bellezza.

E veniamo ora al “Forellenquintett”, dello svizzero Martin Schläpfer, che ha dato il nome alla serata. Anche in questo caso la vicenda rimane in secondo piano. Poco si vede della povera trota che si lascia catturare da un pescatore così come nulla allude alla morale della fiaba ad uso delle giovani donne. Il balletto prende avvio in modo assai particolare con una indiavolata danza moderna (“Don’t be shy” – The Libertines). Quando questa cessa una ragazza rimasta sola viene a trovarsi, grazie a un suggestivo cambiamento a vista, in un mondo completamente diverso, incantato, da fiaba. Qui attacca la musica del “Forellenquintett” di Schubert e si mette in moto una serie di scene fantastiche. Entrano e poi scompaiono numerosi personaggi in quella che sarebbe dovuta essere una festa di danza e vitalità. Ho scritto “sarebbe dovuta essere” perchè l’immaginazione dello Schläpfer non sempre riesce a tenere il ritmo e a tradurre in termini coreografici i valori musicali della partitura di Schubert. Stagnante è la coreografia per il secondo tempo. Lo scherzo, per citare un altro caso, avrebbe potuto suggerire più idee e di miglior qualità. L’esecuzione dei ballerini del Ballett Zürich merita elogio, tuttavia è stata di un livello leggermente inferiore rispetto ai due numeri precedenti. Una risalita ad aspetti coreografici più interessanti e, sul piano interpretativo, a una prestazione di maggior rilievo è avvenuta, grazie non da ultimo alla danza di Katja Wünsche, nell’ultimo tempo (tra l’altro la ballerina ha esordito con una lunga serie di punte mozzafiato). Mentre per “A-Life” e per “Wings of Wax” si è fatto ricorso a musiche registrate, per il “Forellenquitett” hanno suonato, molto encomiabilmente, cinque strumentisti dell’Opernhaus.

La sera in cui ero presente (quella del 3 giugno) il successo è stato vibrante dopo il primo balletto, caldo dopo il secondo e normale dopo il terzo. Ci sono state due pause, fatto straordinario nell’area tedesca, dove è uso, tranne che per certe opere di Wagner, fare un intervallo solo. Forse si è voluto allungare una serata che altrimenti sarebbe rimasta troppo breve. Per parte mia ho gradito la doppia pausa, che ha separato in modo netto balletti sensibilmente diversi e consentito al pubblico di ritrovare ogni volta nuove forze di concentrazione.

Interessanti particolarità del Lucerne Festival

Dal 15 agosto al 14 settembre si terrà l’edizione 2014 del “Lucerne Festival in Summer”. Inutile dirlo, ci sarà la consueta rassegna di grandi direttori, grandi solisti e grandi orchestre.

La manifestazione sceglie sempre un tema e mette in programma prevalentemente musiche aventi un legame con esso. Scrive l’Ufficio stampa del Festival: “L’edizione estiva del Festival sarà incentrata sulla ‘psiche’, i messaggi reconditi trasmessi dai compositori nelle loro opere e gli influssi che la musica esercita sull’anima e i sentimenti dell’ascoltatore. A fare luce, da diverse prospettive, su questo argomento saranno delle composizioni che spaziano dal periodo rinascimentale fino ai giorni nostri, attraverso opere di diverso carattere. Inoltre, una serie di conferenze e forum di discussione fornirà approfondimenti riguardanti questa area tematica misteriosa.”

La morte di Claudio Abbado, che ha dato contributi importantissimi al Lucerne Festival, non solo come direttore ma anche come fondatore della Lucerne Festival Orchestra, ha lasciato naturalmente un grande vuoto. Tuttavia la Lucerne Festival Orchestra si riunirà anche quest’anno, sotto la guida del lettone Andris Nelsons. Manterrà il programma stabilito dall’Abbado, ossia due concerti dedicati a Brahms (seconda e terza sinfonia, primo concerto per pianoforte e orchestra, questo con Maurizio Pollini come solista). Sicuramente il Nelsons, si legge sul programma della rassegna, imposterà le esecuzioni nello spirito di Abbado.

Tra le numerose novità ce n’è una che merita una segnalazione speciale. Scrive ancora l’Ufficio stampa del Festival: “Degna di particolare attenzione l’impresa che affronteranno Simon Rattle e i Berliner Philharmoniker con una ‘ritualizzazione’ della ‘Passione secondo Matteo’ di Bach: nel corso dell’esecuzione il regista statunitense Peter Sellars sarà impegnato nell’esteriorizzazione degli ‘affetti musicali’ di Bach e nella manifestazione del loro valore sentimentale.”

Grande lustro ha sempre procurato alla manifestazione lucernese la Lucerne Festival Academy, una istituzione avente lo scopo di introdurre giovani musicisti nelle opere del ventesimo e ventunesimo secolo. Quest’anno al fondatore artistico e direttore Pierre Boulez si affiancheranno Heinz Holliger, Matthias Pintscher e Simon Rattle. Con quattro nomi di questo calibro il successo è assicurato. Mi piacerebbe però che l’accademia dedicasse attenzione anche ai rapporti, notoriamente poco idilliaci, tra produzione contemporanea e pubblico, mettendo l’accento, non solo sulla formazione degli interpreti e sull’informazione da trasmettere agli ascoltatori affinché siano in grado di apprezzare le opere nuove, ma anche sulla necessità che i compositori rinuncino a lambiccati e astrusi intellettualismi, avvicinandosi maggiormente ai destinatari  del loro lavoro.

 

Carlo Rezzonico

Comments are closed.

« »