Applicare il mandato costituzionale invece di pugnalare il Ticino alla schiena

Lug 30 • Dal Cantone, Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 1890 Views • Commenti disabilitati su Applicare il mandato costituzionale invece di pugnalare il Ticino alla schiena

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L’UDC invita il Consiglio federale a non pugnalare alla schiena il canton Ticino nella faccenda dei frontalieri, ma ad applicare finalmente il mandato costituzionale di limitazione e gestione dell’immigrazione. Il nuovo articolo contiene tutti gli strumenti necessari per risolvere questo problema.

Il numero di frontalieri provenienti dall’UE in Svizzera è più che raddoppiato dal 1995, passando da 144’000 agli oltre 290’000 attuali. Il canton Ticino è particolarmente toccato, perché nel frattempo più del 26% di tutti i salariati è frontaliero. L’estromissione della manodopera indigena e una forte pressione sui salari sono le inevitabili conseguenze di questo fenomeno. È del tutto normale, in queste condizioni, che il canton Ticino prenda delle misure di tutela. Altrettanto dicasi delle precauzioni prese per impedire che degli stranieri delinquenti s’installino nel cantone. Dallo scorso mese di aprile, il canton Ticino esige dai richiedenti un permesso di soggiorno un estratto del casellario giudiziale.  

L’Italia protesta con veemenza contro questa misura. L’ambasciatore svizzero a Roma è stato convocato dal ministro italiano degli affari esteri. Anche i criminali italiani devono beneficiare della libera circolazione delle persone! Roma protesta a gran voce contro la decisione del Ticino di non accordare permessi di soggiorno ai delinquenti italiani. Sarebbe contrario all’accordo di libera circolazione delle persone. La Svizzera non può espellere uno straniero che se questo ha commesso un reato in Svizzera. Per contro, deve ammettere gli italiani caduti nella delinquenza in Italia.


L’accordo di libera circolazione prevede sì che, per motivi di sicurezza, si possa derogare dal principio di libera circolazione ma, secondo l’Italia, non sarebbe permesso esaminare l’eventuale pregiudizio alla sicurezza pubblica da parte di una persona che richiede un permesso di soggiorno. Dei politici italiani esigono che la Svizzera metta ordine in Ticino e minacciano di ricorrere alla Corte di giustizia dell’UE. Dei tentativi d’intimidazione perlomeno curiosi da parte di un paese che s’infischia degli accordi internazionali come il trattato di Dublino e che ricorre a tutte le misure pretestuose possibili e immaginabili per impedire a delle aziende artigianali svizzere d’insediarsi in Italia.


Il Consiglio federale deve finalmente agire

È vero che il Consiglio federale deve agire. Tuttavia, non deve cedere alle pressioni italiane, bensì dare al Ticino i mezzi per affrontare efficacemente i problemi posti dall’afflusso di Italiani. L’articolo costituzionale approvato da popolo e cantoni il 9 febbraio 2014 dà al Consiglio federale tutti gli strumenti necessari per gestire l’afflusso di frontalieri in funzione dei bisogni delle diverse regioni. Infatti, i frontalieri sono esplicitamente menzionati nel testo costituzionale. I bisogni di manodopera non sono uguali in Ticino come in Svizzera orientale o a Basilea.
L’UDC ha perciò fatto delle proposte concrete che danno ai cantoni una flessibilità sufficiente. Si tratta ora di realizzarle rapidamente:

  • imporre ai frontalieri dei contingenti separati che devono essere ripartiti ogni trimestre fra i cantoni e che sono adattati in maniera flessibile (tampone per compensare le variazioni congiunturali);
  • reintrodurre delle zone di confine delle quali gli abitanti possono lavorare in Svizzera quali frontalieri (dei frontalieri che arrivano, per esempio, dalla Polonia o dall’Italia del sud, non sarebbero più autorizzati);
  • le persone soggiornanti tutta la settimana in Svizzera non sono più considerate come frontalieri (sarebbero possibili delle eccezioni debitamente motivate, gli altri devono chiedere un permesso ordinario L o B);
  • anche la durata del permesso di lavoro è limitata per i frontalieri;
  • la priorità nazionale s’applica anche per l’assunzione di frontalieri;
  • il cantone fissa una percentuale massima di frontalieri per azienda (per es. il 50%).

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