Accordo istituzionale: impedire a tutti costi una prostrazione della Svizzera

Mag 28 • Dall'UDC, Dalla Svizzera, Prima Pagina • 178 Views • Commenti disabilitati su Accordo istituzionale: impedire a tutti costi una prostrazione della Svizzera

La posizione risoluta del presidente Guy Parmelin a Bruxelles non deve oscurare il fatto che la maggioranza di centro-sinistra in Consiglio federale e in Parlamento vuole ancora sottomettersi all’Unione europea e sacrificare l’indipendenza della Svizzera. Il Consiglio federale deve respingere una volta per tutte le menzogne e i tentativi di ricatto dell’UE.

La prima buona notizia è che il presidente Guy Parmelin si è comportato egregiamente nel suo incontro con la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a Bruxelles lo scorso aprile. È stato risoluto e ha messo sul tavolo le posizioni negoziali della Svizzera in modo trasparente. Tuttavia, la massima cautela è ancora richiesta. Lo scellerato accordo istituzionale, che distruggerebbe la nostra democrazia diretta e la sovranità della Svizzera, non è affatto sepolto. L’UDC nota con incredulo stupore e fastidio il fatto che la maggioranza di centro-sinistra del Consiglio federale voglia ancora tenere un atteggiamento accomodante nei confronti dell’UE:

– Il mandato negoziale affidato alla negoziatrice Livia Leu contiene concessioni di vasta portata in merito alla protezione dei salari, alla direttiva europea sulla cittadinanza e agli aiuti statali cantonali. Questo equivale a una mezza capitolazione.

– Un mandato pericoloso perché il Consiglio federale ha già dato il suo assenso in merito alla ripresa dinamica del diritto europeo.

– La conseguenza logica di questa politica di sottomissione è che se l’UE accetta le fatali concessioni del Consiglio federale, non ci sarà via d’uscita da questa trappola diplomatica.

– Per l’UDC, la firma dell’accordo istituzionale è assolutamente fuori discussione ed è risoluta nel combattere contro la ripresa dinamica del diritto comunitario, la subordinazione della Svizzera alla Corte di giustizia europea e ai giudici stranieri.

I membri della Commissione della politica estera voglio prostrarsi dinanzi a Bruxelles

Tuttavia, la minaccia non è rappresentata solo dalla maggioranza europeista di centro-sinistra in Consiglio federale, ma anche dagli euroturbo nella Commissione degli affari esteri (CPE) del Consiglio nazionale:

– La maggioranza della CPE del Consiglio nazionale (con 17 voti contro 8!) vuole andare a Bruxelles non solo a inginocchiarsi, bensì a prostrarsi, e mette sotto pressione il Consiglio federale affinché «prosegua con i negoziati». In altre parole, la Svizzera deve sottomettersi completamente alla volontà dell’UE.

– Ancora una volta, gli euroturbo in Parlamento non rappresentano gli interessi della Svizzera, ma quelli di Bruxelles.

– Ciò è doppiamente riprovevole dato che questi «rappresentanti del popolo», poco inclini a tutelare gli interessi del proprio paese, non stanno solo tradendo la Svizzera ma si sono pure alleati con la controparte. Una controparte che, secondo i media, «ha mentito sfacciatamente» durante i negoziati.

Berna non deve farsi impressionare dai tentativi di ricatto da parte di Bruxelles

L’UDC si oppone con veemenza a queste azioni e continua a battersi coerentemente per la libertà, l’indipendenza, la democrazia diretta e il federalismo. Il Consiglio federale non deve lasciarsi impressionare dalle mistificazioni, dalle bugie e persino dai tentativi di ricatto dell’UE:

– Bruxelles, ad esempio, lega la partecipazione della Svizzera al programma di ricerca Horizon all’approvazione dell’accordo istituzionale e al pagamento del cosiddetto miliardo di coesione (in realtà è molto di più).

– L’UDC esige che i 6 miliardi di franchi destinati al programma di ricerca europea rimangano riservati alla ricerca svizzera.

– È necessario sottoscrivere accordi di cooperazione per la ricerca alternativi tra le nostre università e i nostri istituti di ricerca e quelli presenti in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Israele e in Asia.

– Le migliori università al mondo non si trovano in ogni caso nell’UE.

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