Abolizione del segreto bancario: incubo di un mattino di fine estate

Set 25 • Dal Cantone, Dall'UDC, Prima Pagina • 1113 Views • Commenti disabilitati su Abolizione del segreto bancario: incubo di un mattino di fine estate

Avv. Battista Ghiggia Candidato Lega/UDC al Consiglio degli Stati

Avv. Battista Ghiggia
Candidato Lega/UDC al Consiglio degli Stati

Il rituale dell’apertura della posta e della lettura dei giornali del mattino unisce in sé gli elementi del sacro e del profano, della sorpresa e dello sconforto, della gioia e del disappunto. Tutto può succedere e lo stato d’animo può essere quello di un non sempre divertente giro sulle montagne russe.

La lettura di primo mattino di un’intervista alla Signora Widmer Schlumpf circa la protezione della sfera privata non è necessariamente un’operazione per cuori deboli e presuppone soprattutto mente lucida per evitare reazioni scomposte. Al lettore attento non sfuggirà che mi riferisco alle esternazioni della succitata nell’ambito delle raccomandazioni del Consiglio federale al Parlamento di respingere senza controprogetto l’iniziativa “sì all’iniziativa della sfera privata”.

È perfettamente legittimo e direi finanche atto dovuto, che il Governo abbia ad esprimere le sue raccomandazioni nell’ambito della messa in votazione di un’iniziativa popolare. Ci mancherebbe altro. Riprovevole è invece il fatto che si abbia a ricorrere a considerazioni fuorvianti e ipocrite per giustificare una presa di posizione ufficiale. Che a un governo che pende pericolosamente a sinistra come l’attuale Consiglio federale, possa sembrare doveroso continuare l’operazione di sistematico smantellamento del segreto bancario e di totale lassismo di fronte a un peggioramento sempre più preoccupante delle condizioni quadro in cui si trova a operare la piazza finanziaria svizzera, è questione che disturba, che sciocca, che può offendere, ma che rientra in una certa linea di pensiero, condannabile, non condivisibile, ma da un certo punto di vista (quello della sinistra) comprensibile. Quanto è invece inaccettabile, riprovevole e inammissibile è che si venga a giustificare una raccomandazione di tale tipo con degli argomenti tendenziosi, che costituiscono un monumento all’ipocrisia. Mi spiego meglio.

 

È fuori di dubbio che al Consiglio federale dia estremamente fastidio che per cambiare il sistema attuale del segreto bancario debba passare dalla strada del voto popolare. Lo smantellamento progressivo di cui è stato oggetto il segreto bancario nel corso degli ultimi anni per quanto concerne i conti dei cittadini stranieri non è infatti mai stato confrontato con l’opinione dei cittadini ed è avvenuto in conseguenza di capitolazioni successive in singoli ambiti, finora mai sottoposti a voto popolare. Secondo il Governo l’iniziativa sarebbe dannosa in quanto d’ostacolo all’attività delle autorità fiscali, renderebbe più facile l’evasione fiscale e più difficile la lotta al riciclaggio. Trattasi di argomentazioni ipocrite e non corrispondenti al vero.

 

Da sempre il fisco svizzero può chiedere al contribuente che abbia a fornire i documenti atti a comprovare la sua situazione fiscale e in presenza di una frode può anche chiedere informazioni da terzi. L’iniziativa permette di andare anche più in là rispetto alla situazione attuale se si è in presenza di irregolarità fiscali. Viviamo in un periodo in cui la privacy è sempre meno rispettata in ogni ambito. La possibilità di accesso quasi illimitato ad ogni informazione è data dagli attuali sistemi informatici. Il rischio che informazioni sensibili cadano nelle mani sbagliate è sempre più alto, anche con il segreto bancario, figuriamoci senza. La protezione della sfera privata in ambito bancario vuole dare protezione a tutti i cittadini, non solo ai super-ricchi (che sono comunque una minoranza che dobbiamo tenerci ben stretta visto il gettito d’imposta che generano) e ciò contrariamente a quanto alcuni settari e poco informati pensano e sostengono. L’iniziativa mira soprattutto a proteggere tutti quei cittadini di ogni fascia sociale, partito o religione, che grazie a sforzi e a sacrifici importanti sono riusciti a salvaguardarsi una loro riserva contro gli imprevisti, per garantirsi una vecchiaia decorosa e un futuro con meno difficoltà per i loro figli. Abolire il segreto bancario per i cittadini svizzeri, significherebbe oltre che venir meno a una tradizione fortemente radicata nei nostri costumi, anche non più riconoscere il rapporto di fiducia tra Stato e cittadino, così come non più garantire soprattutto ai piccoli e medi risparmiatori la discrezione circa la loro situazione economica. Vi è inoltre la questione, questa sì di tipo fiscale, che un’operazione del genere dovrebbe essere effettuata, se del caso, nel contesto di un’amnistia fiscale federale generalizzata.

Pure fuorviante è l’asserita difficoltà in materia di lotta al riciclaggio. La normativa sul riciclaggio è ancorata nel codice penale ed è sempre stata applicata dalla sua entrata in vigore ad oggi, anche in un contesto di segreto bancario ben più rigido di quello attuale. Sarà applicata pertanto anche in futuro senza ulteriori difficoltà. Quella della Consigliera federale Widmer Schlumpf al proposito è pertanto, come tutte le altre, un’affermazione destituita di ogni fondamento.

Mi rallegra vedere che alcune di queste mie considerazioni coincidono con quelle espresse da Fulvio Pelli nell’ambito di una sua intervista riportata sul Corriere del Ticino di giovedì 27 agosto. Mi rattrista però pensare che se l’ex presidente del Partito liberale radicale svizzero avesse sostenuto con il suo partito queste tesi e difeso queste posizioni 10/15 anni orsono, quando l’attacco sistematico al segreto bancario e alla piazza finanziaria cominciava a prendere corpo in tutta la sua ampiezza, quando la Lega e l’UDC Ticino vennero lasciate sole a raccogliere le firme, e quando era una delle persone di maggior peso politico della Svizzera, le cose potevano anche andare diversamente. Quando certi treni passano occorre salirci di corsa. È inutile rammaricarsi dopo.

La piazza finanziaria svizzera, penso soprattutto a quella ticinese, si trova in un momento storico difficile e deve compiere, con grandi sforzi, un riposizionamento. Questo difficile riposizionamento sarà reso ancora più doloroso nel caso in cui l’iniziativa per la protezione della sfera privata non dovesse venir accolta.

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