La Svizzera e il piatto di lenticchie

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Articolo apparso nel CdT del 27.02.2020

Alberto Siccardi
Vicepresidente Area liberale

I due chiarissimi articoli di Tito Tettamanti e di Osvaldo Migotto sul «Corriere del Ticino» di venerdì 31 gennaio inducono ogni medio imprenditore a livello internazionale a riflessioni molto serie sul futuro della propria azienda in Svizzera. Sì, perché una delle minacce più ricorrenti è, da anni, che l’UE ci creerà difficoltà nei commerci con l’Europa.

Il mio pensiero di fondo sui rapporti con l’UE e le conseguenze economiche e sociali per la nostra attività di tutti i giorni mi porta sempre, e lo dico anche a costo di sembrare un po’ ripetitivo e vecchiotto, a un punto fermo: non dobbiamo mollare sulla nostra autonomia legislativa interna e sulla partecipazione diretta alla gestione del nostro Paese, difendendola in modo risoluto da influenze esterne, anche a costo di rinunciare a qualche fetta della nostra ricchezza e del nostro benessere. Infatti, l’ottimo Stato sociale, l’istruzione, la attività di ricerca e sviluppo (la più efficace al mondo in termini di brevetti pro capite), la burocrazia snella ed efficace in presenza di una tassazione fra le più basse al mondo, non sono in contraddizione e trovano una spiegazione nella funzione di controllo della democrazia diretta sulle attività dei nostri governanti. In altre parole, lo Stato svizzero, virtuoso nella gestione, incassa meno in tasse dai cittadini e non si indebita, ma le sue prestazioni sono di gran lunga migliori di quelle di Stati UE, che da una parte invece incassano di più e dall’altra hanno un debito sul PIL tre volte più grande. Spendono delle fortune, ma i servizi che danno non sono all’altezza di quelli svizzeri. Le spendono male, lasciamo perdere come. Tutto questo è possibile anche perché i cittadini intervengono nella gestione della cosa pubblica quando lo ritengono necessario.

Perché quindi vogliono farci entrare nella «loro» comunità? In molti pensiamo che se l’UE fosse diversa, le negoziazioni sarebbero più facili. Il loro obiettivo è fare scomparire la nostra capacità di influire pesantemente sulle decisioni dei nostri governanti, siamo un brutto esempio che fa loro paura. In alcuni paesi, infatti, si comincia a mettere la democrazia diretta nei programmi di qualche partito e questi partiti crescono nel consenso della gente. E questo è ciò di cui hanno terrore nell’UE, perderebbero il loro strapotere di fare quello che vogliono. E allora fanno pressioni sulla nostra economia, pensando di impaurire i nostri governati e di indurli a cedere grosse fette della nostra Costituzione, fino a renderci politicamente inoffensivi.

Ma nessuno, fra i grossi imprenditori svizzeri che ho sentito, sceglierebbe di rinunciare a una parte di libertà svizzera per mantenere lo status quo nei commerci, anche perché è chiaro che in ogni modo, quando il popolo fosse imbavagliato, l’UE e compagni farebbero meglio e senza controlli tutto quello che vogliono, essendo il loro scopo quello di mungere l’economia senza il rischio di essere contestati ed esautorati, come succede oggi.

Un imprenditore svizzero pensa anche che il mondo e i mercati sono cambiati, oltre agli Stati Uniti anche la Cina, il Giappone e l’Asia in generale, l’Australia, l’India, il Sud America e l’Africa sono cresciuti, non dipendiamo solo dall’Europa dove, se dovessimo ridurre i nostri margini, potremmo adattare le nostre politiche di vendita e di costi, e rifarci nel resto del mondo. Importante è mantenere la nostra Costituzione e il nostro ordinamento politico. Giusto quindi lottare per limitare i danni, ma senza la paura di essere costretti a rinunciare alle nostre tradizioni e ai nostri metodi per un piatto di lenticchie.

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